#LiveAhead – Fiorentina-Juventus con la sciarpa nei pantaloni

di Giuseppe Gariffo |

Fiorentina, la sfida con emozioni più contrastanti. Contro la squadra di una città deliziosa, nella quale è sempre bellissimo tornare. Per l’arte, per la storia (e pure per le bistecche, lo ammetto). Un posto che riconcilia con il mondo chiunque ami la Bellezza, Firenze.

Ma è anche l’incontro con la tifoseria che “odia” la Juve più di ogni altra. Chissà per quale contesa del passato, poi. L’antijuventinità altrui la si accetta con il sorriso. A volte è anzi il lato più gustoso dell’essere juventini. Ma non riesco a cancellare dalla testa quel “Trentanove sotto terra, viva viva l’Inghilterra” che è risuonato per 90′ nelle mie orecchie durante un Juve-Fiorentina del 2014 vissuto sul mio seggiolino a pochi metri dal settore ospiti viola. Per quello non c’è giustificazione alcuna, come per i cori razzisti. Eppure continuano. E chissà quanti, di quelli che continuano, hanno figli di 11 anni, come Andrea Casula.

Ci sono Fiorentina-Juventus che destano ricordi amari. Come il pareggio al 90′ subito nella stagione del ritorno in A. Come alcune mitragliate di Batistuta. Come la tripletta di Pepito Rossi dopo 60′ nei quali li avevamo “scherzati”. E come l’ultima sconfitta, nel 2017, che diede però il “La” ad un finale di stagione esaltante.

Ci siamo goduti altri Fiorentina-Juventus, come lo 0-5 del 2012 e i due 0-3 del 2015 e del 2019. In particolare il primo, con il Franchi vestito a festa e pronto per festeggiare la Finale di Coppa Italia ipotecata con la vittoria per 2-1 nell’andata allo Juventus Stadium. Urlo strozzato in gola, invece, e da una Juve piena zeppa di “seconde linee”.

Ma sono due i momenti indelebili degli ultimi anni. Gli attimi di goduria più intensa e che connotano le caratteristiche di questo match. Una partita che non finisce mai, che ha nel colpo di scena imprevedibile la sua ordinarietà.

Il primo urlo, quello che ha messo a più dura prova la mia ugola e la stabilità del mio matrimonio. Ritorno degli ottavi di finale di Europa League. All’andata la Fiorentina strappa un prezioso 1-1 a Torino. I favori del pronostico sono per i viola e la partita è molto equilibrata. E’ il minuto 70. Le mie figlie dormono. Gonzalo Rodriguez stende Nando Llorente al limite dell’area. L’argentino era già ammonito, e Howard Webb non esita a sventolargli il rosso sotto il naso. Sacrosanto. Antonio Conte in panchina gesticola senza troppi fronzoli: hanno paura, dice. A materializzare la paura ci pensa un Maestro con il 21 sulla schiena. Le mie figlie si svegliano.

L’altro è più recente. Stagione 2015-2016. L’anno della grande rimonta. A Firenze erroraccio di Bonucci e Kalinic pareggia il gol di Mandzukic, al minuto 81. Palla al centro, la Juve attacca e conquista un calcio d’angolo. Dalla panchina entra Alvaro Morata. Il Franchi sta ancora festeggiando, al ritmo di “chi non salta è bianconero”. Le sciarpe del Liverpool sventolano. Dal settore ospiti si solleva un timido “Fino alla fine forza Juventus”. Pogba batte lungo il corner, Mandzukic la ributta in mezzo, Evra batte in porta a colpo sicuro ma qualcuno sulla linea respinge. Sui piedi di Alvaro Morata, che al suo primo tocco la mette in porta. Ed esulta portando il dito al naso, come Batistuta al Camp Nou. Zittisce il Franchi, che passa dai saltelli al silenzio. Il settore Ospiti esulta quasi incredulo. E’ il gol scudetto. C’è tempo per un altra esultanza, grazie a Gigi Buffon che para un rigore molto generoso concesso a Kalinic. La matematica arriva il giorno dopo, ma nella notte, a Santa Maria Novella, la Juventus prende il treno per Torino cantando, in corteo, “la Capolista se ne vaaa” e “Vinceremo il Tricolor”.

 

Fra poche ore una nuova puntata. La prima con il nuovo “comandante” in panchina. Ma non mi aspetto nulla di nuovo. A Firenze l’imprevisto è dietro l’angolo. A volte “l’imprevisto è la sola speranza”. Va vissuta senza sosta fino al triplice fischio, perché non è mai vinta o persa fino a quel momento.

E’ la partita del “Fino Alla Fine”.