L'Inter parla cinese: il calcio italiano comincia a svoltare?

di Claudio Pellecchia |

Calcio italiano sempre più “made in China”. Quanto meno sulla sponda nerazzurra di Milano. Perché mentre Silvio Berlusconi prosegue nella trattativa con la misteriosa cordata cinese che dovrebbe rilevare le quote di maggioranza del suo Milan, Erick Thohir ci ha messo poco più di 10 giorni (sebbene l’operazione sia stata avviata mesi fa) per trovare un accordo per la cessione dell’Inter al gruppo Suning, gigante nella produzione di elettrodomestici.

E’ stata la stessa multinazionale orientale a comunicare alla China Football Association di aver trovato un accordo con i vertici della società nerazzurra, con i dettagli che verranno svelati in una conferenza stampa che si terrà alle 13 ora italiana di lunedì a Nanchino e che vedrà la presenza dei vertici di entrambe le società. Dalla sede di Corso Vittorio Emanuele non trapela nulla, ma la presenza del vicepresidente Javier Zanetti e dello stesso Thohir nella capitale dello Jiangsu lascia supporre che gli accordi siano stati già firmati e sottoscritti.

Stando alle indiscrezioni raccolte da Il Sole 24 Ore, Suning, che ha valutato l’Inter per un cifra intorno ai 750 milioni di euro, entrerà in possesso di circa il 70% delle quote societarie, per poi assumere il pieno controllo in una fase successiva. L’uscita di scena di Thohir, perciò, appare scontata e vicina, così come quella del CEO Bolingbroke, in quella che si annuncia come una vera e propria rivoluzione dell’intero organigramma nel quale, però, potrebbe trovare posto anche Massimo Moratti.

Ma cosa c’è da attendersi nell’immediato futuro? Di certo il presidente uscente si è liberato di un peso notevole e che stava diventando insostenibile a causa dei vincoli imposti dal Fair Play Finanziario che si sarebbe fatto più stringente a seguito del ritorno dei nerazzurri in Europa. Resta da capire quali saranno i primi passi dei nuovi investitori che vorranno imporre fin da subito alcuni input seppur con una certa discrezionalità. Parlare già da ora di mercato, quindi, risulterebbe inutile e fuorviante, tanto più che la priorità resta quella di mettere ordine nella situazione debitoria in vista della chiusura del bilancio 2015/2016 il prossimo 30 giugno: conditio sine qua non per rientrare nei parametri Uefa è quella di ridurre il passivo a 30 milioni di euro, per poi puntare al pareggio di bilancio nel 2016/2017.

Al di là di tutte le considerazioni, bisogna guardare alla visione d’insieme. L’ingresso di uno dei giganti economici dell’Oriente in uno dei più importanti club italiani potrebbe costituire il primo passo per quella crescita globale dell’intero movimento calcistico nostrano che auspicava il presidente Andrea Agnelli.

A patto che l’importanza degli investimenti vada di pari passo con una programmazione adeguata nel medio-lungo periodo e che coinvolga non solo il campo ma anche tutto ciò che vi ruota attorno. Tenendo ben presente cosa lascia in eredità il triennio di Thohir: i dati dello scorso ottobre (parziali e riguardanti il bilancio consolidato), infatti, evidenziavano una perdita di oltre 140 milioni di euro, con il bilancio 2014/2015 che aveva fatto registrare un risultato netto negativo dii 73.9 milioni.