L'incantesimo del Profeta Hernanes

di Alex Campanelli |

Intervallo di Juventus – Bayern Monaco 0-1. 45 minuti di monologo bavarese nella trequarti campo della Juve padrona di casa, nel Suo stadio, quello che solamente gli stessi tedeschi anni addietro hanno saputo violare in Europa. Come nella più classica delle serate storte, piove sul bagnato: provlema muscolare per Marchisio, al suo posto entra il numero 11 Anderson Hernanes. Lo stesso Hernanes che in coppa ha rimediato un’espulsione abbastanza ridicola contro il Borussia Moenchengladbach, lo stesso Hernanes che sin qui è stato poco più di un oggetto misterioso, corpo estraneo di una squadra che ha infilato vittorie in serie dopo una partenza disastrosa. Alzo gli occhi, lo vedo trotterellare placidamente verso il cerchio di centrocampo. Primo pensiero: “Siamo davvero finiti”. Secondo pensiero, a pochi istanti dal primo: “Mancano 45 minuti, una vita, chissà che non possa smentirmi”.

Inizia il secondo tempo, Hernanes infila un paio di giocate giuste, poi altri due appoggi intelligenti, poi scappa via in mezzo a tre uomini con un doppio passo lentissimo ma ipnotico. Mi guardo intorno, gente che strabuzza gli occhi e chiede al vicino di posto chi sia quel ragazzo nuovo con la maglia numero 11. Lentamente (ci mancherebbe) il Profeta prende per mano il centrocampo bianconero e, mentre la Juve si scuote con rabbia dopo aver subito il secondo gol, essa si appoggia con naturalezza sul flemmatico brasiliano. Un mio amico interista tempo fa mi raccontò un curioso aneddoto su Hernanes, a dispetto della prima impressione vero e proprio burlone da spogliatoio. Ai tempi della sua prima mezza stagione in nerazzurro, l’ex Lazio giunse alla Pinetina sussurrando ai compagni più fidati un terribile segreto: “Ragazzi, ho scoperto un modo per correre al doppio della velocità, ma non posso mostrarvelo altrimenti tutti mi copiereste!“. Ora, forse il doppio della velocità consueta di Hernanes è comunque abbastanza lento, ed ecco il motivo per cui nessuno si è mai accorto di questo formidabile trucco, ma sta di fatto che stasera il Profeta l’incantesimo l’ha lanciato davvero.

Non ha corso più veloce né ha fatto volare i propri compagni, ma con lui davanti alla difesa la palla ha iniziato a scorrere con molta più naturalezza e precisione. Non a caso, Hernanes è l’unico centrocampista bianconero ad avvicinarsi alle percentuali bulgare di passaggi riusciti dei pari ruolo bavaresi: un ottimo 87%, meglio di Muller e Douglas Costa, di poco sotto a Robben e Thiago Alcantara, molto meglio di Marchisio e Pogba, che si fermano rispettivamente a 62% e 75%. Freddi numeri che poco si addicono a un uomo di pensiero come il brasiliano, ma che servono a dipingere meglio, agli occhi di noi comuni mortali, l’importanza del suo ingresso in campo.

Ritrovate la precisione e la freddezza, la Juventus ritrova anche il gol, portando a casa un pari insperato per com’era scivolata via la prima frazione di gioco. Importante nell’economia generale della squadra, Hernanes non entra nelle due azioni che portano alle reti di Dybala e Sturaro; non gli serve, il Profeta già sapeva. I migliori illusionisti sono quelli capaci di riproporre i propri trucchi a volontà, senza sbagliare mai e anzi riuscendo sempre meglio. Hernanes no, lui non può mettere troppo in mostra le sue qualità, altrimenti gli avversari capirebbero il trucco: chi lo ferma un Douglas Costa che corre a velocità doppia? Sta di fatto che, per la prima volta, Hernanes si è rivelato un ingranaggio vero di questa Juve, non un corpo estraneo che fatica ad entrare in meccanismi già ben oliati. Riuscirà a dare continuità all’ottima prestazione di ieri sera? Questo lo sa, ovviamente, soltanto lui.