L’importanza di essere Mario

di Riceviamo e Pubblichiamo |

mandzukic

Sassuolo – Juventus è stata l’ennesima consacrazione del piccolo mago Dybala, che ha saputo tirare fuori dal cilindro la seconda stupefacente tripletta stagionale. Nel mare magnum delle lodi alla Joya e, per contraltare, all’oceano di critiche ad Higuain, vale la pena farsi largo e analizzare la performance dell’altro attaccante di Allegri, prestato alla fascia sinistra da 9 mesi: Mario Mandzukic, o dello spirito di sacrificio.

Il croato, ormai perfettamente calato nel ruolo del factotum, al Mapei Stadium ha ancora una volta lavorato per tre come da Gennaio in poi: centrocampista esterno di sostanza e appoggio facile (di testa), terzino di ripiegamento, sia laterale che centrale (è lui a schermare centralmente uno dei pochi tiri insidiosi del Sassuolo nel primo tempo) e anche ala sui generis, con una capacità unica di protezione palla e penetrazione in area dove libera solo con la sua presenza spazio per Dybala.

L’imprescindibilità di Mandzukic per Allegri ha una spiegazione tattica, fisica e di sostanza applicata con costanza. Il numero 17 in fascia supporta bene la gara di crescita di Alex Sandro, che sembra aver messo alle spalle uno dei suoi peggiori momenti bianconeri, e assicura una copertura completa e un contenimento necessario a fornire equilibrio al 4231.

Che la sua squadra con Mandzukic lì sia più compatta e soffra meno le ripartenze rivali è visibile ad occhio nudo e, in avanti, il filo che il croato dà da torcere ai vari Lirola e Letchert è così fitto e prezioso da essere suggellato, come spesso accadeva la scorsa stagione, in un assist d’oro per il gol prodigioso di Dybala che sblocca la gara.

Ricapitolando: da una parte le certezze e la concretezza data da Mandzukic e Dybala, asse di ferro che dalla zona centrale nel 352 è stato decentrato nel 4231 per dare spazio ad Higuain (32 gol l’anno scorso) e Cuadrado a destra. Dall’altro lato i nuovi innesti (onerosi) acquistati proprio per scalzare dal ruolo Mandzukic e agire da ali purissime e che, alla 4° di campionato, restano un punto interrogativo.

Douglas Costa, potenziale top e uomo fortemente “europeo” ha dalla sua velocità, capacità di assistenza e tiro che sembrano quasi “complementari” alle doti di Mario in fascia. Il brasiliano però se da subentrato e al Camp Nou ha fatto vedere accelerazioni impressionanti e anche al Camp Nou ha invece palesato una ovvia difficoltà nell’integrarsi nel particolarissimo equilibrio allegriano del 4231.

Stesso percorso per Bernardeschi, su cui Marotta ha puntato per dare respiro a Cuadrado e soprattutto freschezza alla fascia, forte delle sue doti tecniche e balistiche, che però ad oggi resta ancora sulla rampa di lancio con pochi minuti sulle gambe, dietro al colombiano. Tipico di Allegri: tenere a fuoco lento i nuovi tra panca e campo e affidarsi nell’immediato all’usato sicuro di Mario e Juan.

Alla fine della fiera, è forte il rimpianto di non aver avuto il croato in campo a Barcellona, non tanto per la prova nemmeno tanto opaca di Costa, ma proprio rispetto alla diversa interpretazione della gara che con Mandzukic poteva essere affrontata col solito 4231 con probabile beneficio soprattutto per Dybala. Inoltre, l’assenza di Mandzukic assieme a quella di Khedira, Marchisio e Chiellini ha pesato non poco in termini di esperienza, peso specifico e grinta contro i catalani.

Dunque, l’uomo che doveva essere sostituito per migliorare la Juve difficilmente migliorabile è ancora, contro tutti i pronostici, saldissimo e imprescindibile, non solo da esterno ma anche da primissima (e forse unica per caratteristiche) riserva di Higuain. E’ un po’ lo stesso percorso di dolce condanna alla titolarità che ha avuto al PSG Blaise Matuidi, che invece e l’unico dei nuovi che sembra già lanciatissimo.

Forse arriverà il tempo di un Mandzukic demansionato, ma non adesso, e magari un pensierino va anche ad un’altra collocazione tattica, certo non da vice-Buffon in porta dove pure si è  cimentato nella sessione di allenamenti, messo alla prova dal solito Allegri. Eppure quei 3-4 destracci del mister li ha parati, chissà se sa anche stirare…

Lunga vita a Marione.

 

Di Federica Marzano