Lichtsteiner emblema delle difficoltà juventine

di Jacopo Azzolini |

E’ un campionato dove, per adesso, singoli momenti sono quasi arrivati a capovolgere le situazioni. E in quest’ultima fase ci sono state le dimostrazioni più palesi: dal gol di Dybala a Roma al 93′ – che sembrava aver dato una mazzata quasi definitiva al Napoli – al secondo tempo di Crotone, dove si è passati in pochi minuti da un +9 a un +4. Che dopo il crollo dell’Allianz Stadium è divenuto un misero punticino di vantaggio, alla faccia di quei tifosi che pensavano di festeggiare in anticipo (e con tranquillità) anche in questa stagione.

L’undici iniziale scelto di Allegri sembrava un modo di andare sul sicuro, ribadendo quanto fatto in passato per negare i punti di forza del Napoli. Ossia, un 442 con la priorità di blindare il centro del campo e, con l’eccezione di Howedes, si è vista la stessa formazione del San Paolo. In realtà, palla al piede si è visto uno di quegli ibridi allegriani di qualche mese fa: il centrocampo era infatti a 3, con in avanti Costa e Dybala piuttosto vicini tra loro. Il compito di dare ampiezza a sinistra svettava quindi un po’ a Matuidi e un po’ ad Asamoah.

Se il 442 in non possesso aveva la priorità di replicare le “comfort zone” degli Juve-Napoli del passato, probabile che i tre centrocampisti dietro avessero lo scopo principalmente di fornire più soluzioni di passaggio per aiutare la prima costruzione, forse l’aspetto che i bianconeri soffrono maggiormente (senza contare che quella di Sarri è una squadra che pressa molto bene in avanti).

In realtà, la pericolosità della Juve è stata purtroppo ai minimi termini. Il problema non è stato tanto quello di creare qualcosa negli ultimi metri, bensì quello di arrivare concretamente nella trequarti rivale. Higuain abbandonato a se stesso, con appena 9 palloni toccati nella prima frazione, e Dybala mai in partita (pesante bocciatura la sostituzione nei 45′). L’aggressione alta partenopea, soprattutto dopo l’ingresso di Lichtsteiner, si è dimostrato proficua come al solito, coi 4 difensori in grossa difficoltà nel gestire il possesso: mancanza di scarichi, Pjanic ingabbiato (come sempre) e tanta densità in zona palla. Di conseguenza, abuso del lancio lungo.

Nel secondo tempo, Allegri è passato con due ali sul piede forte per sperare – oltre allo speculare – di attaccare in maniera più diretta. Il problema è che le cose non sono migliorate di molto, con la Juve che ha continuato a farsi schiacciare, tant’è che, disperato, l’allenatore ha inserito Mandzukic nella speranza di perlomeno risalire il campo con lanci lunghi.

Per la verità, nonostante una brillantezza nei soliti aspetti per cui, giustamente, si elogia il Napoli di Sarri (difesa alta, avvio dell’azione, sviluppo della manovra), si è vista la solita difficoltà nel creare occasioni contro avversari che coprono gli spazi intermedi. Insistenza nell’andare su corridoi interni, tentando fino allo sfinimento triangoli che, anche per merito dei difensori, producevano poco o nulla. Anche dopo l’ingresso di Milik, non si sono viste modifiche del piano di attacco (per esempio, qualche cross), con i partenopei che non sembravano in grado neanche questa volta di trovare il guizzo vincente. Non è da escludere che, se fosse finita 0-0, si sarebbero sentite le solite critiche (anche motivate) sulla prevedibilità del Napoli negli ultimi metri.

Tuttavia, il calcio è episodico, e il gol di Koulibaly porta a modificare con decisione il commento della partita. La Juve, per eccesso di fiducia (anche dato il recente passato), era convinta di poter speculare e gestire con tranquillità per centrare un pareggio che si sarebbe rivelato decisivo, tuttavia questa volta la gestione degli episodi ha provocato un crollo che può provocare il disastro. Mancan 4 gare, con la Juve che deve gestire un testa a testa a cui forse non è più abituata. La certezza è che, anche alla luce degli avversari che si affrontano, non potranno più essere giocate gare con l’unica priorità di difendere il pareggio, rinunciando a ribaltare l’azione e limitandosi a chiudersi nella propria trequarti.

Insomma, le lacune strutturali di questa Juve sono evidenti e si vedono da tutte la stagione, ma a ciò si penserà in estate. Ora la priorità è raccogliere quanto seminato, consapevoli che sono finiti i jolly. E che non vincere questo campionato sarebbe un fallimento.