Lettera aperta a Cristiano Ronaldo: abbiamo bisogno di Lei

di Vincenzo Ricchiuti |

Scrivo una lettera aperta, una perorazione, una prece, un monito, una gucciniana autoumiliata al giocatore della Juventus Cristiano Ronaldo unica salvezza in questo momento di un anno non da vivere ma solo da salvare.

Gentile, non sono un suo fan. Lei mi è cordialmente antipatico. Levo il cordialmente. Umanamente non la apprezzo.

Sembra un pupazzo più che un essere umano. Sembra ovviamente, lei è di fondo anche più umanissimo di me coi suoi difetti alla moda, la sua concentrata vita da super e la sua inveterata spinta a restare.

Restare giovane. Rimanere nel calcio, nella storia.

A me non frega nulla di tutto questo e se potessi cancellerei l’universo in ogni sua memoria per non portarmi nulla appresso, ma lei no, ed in questo è molto più finito e amabile di me. Io con ella, Eccellenza, son rimasto emotivamente non so se ricorda ai tempi in cui Matuidi la voleva menare. Non so se ha capito cosa successe quei secondi che avrà di certo obliato ma che a me son rimasti sul gozzo. Juve Real, ritorno, c’è un rigore moralmente ingiusto tecnicamente sacro e santo dato per una cagata nostra di un certo Benatia, tutto il mondo(mento) è con noi che lo si pari e la giustizia la trionferà. Lei realizza, va bene, festeggia, non va bene. Matuidi forse finge di reagire. Io è da quel festeggio che la maledico, che vorrei menarla, la disprezzo e non voglio aver a che fare con lei. Quindi la lettera di schiavitù che le offro a nome di quei pochi juventini veri ergo realisti rimasti è sincera e non nasce da devozione quanto da interesse mero.

Lei deve prendere in mano tutto l’ambaradàn.

Non è vero come dicono che la Juve ruoti attorno a lei. Non lo fa tecnicamente: lei sul campo è solo. Mal servito, ignorato, sterilizzato. Non lo fa economicamente: lei non ha e dovrebbe averlo un sontuoso ed adeguato rinnovo a parità di ingaggio. Inoltre il suo procuratore Mendes deve di nuovo fare affari con il club. Non possiamo trascurare nulla. Il suo allenatore non sarà un problema. Il signor Sarri è stato preso per mettere la faccia della moda su qualsiasi cosa si riesca a preparare in cucina. Non fa la rivoluzione, non fa nemmeno per forza la formazione. La stampa, oggi rialza la testa. La attaccano perché vuole i privilegi senza dare i vantaggi, le rinfacciano il rigore non tirato (ovviamente anche io ma son pronto a fingere), le rimproverano la sorella social che s’è indignata per la sua solitudine. Tutto vero. Tutto assolutamente smentibile, con un buon disprezzo per la verità quando si mette in mezzo per lo scudetto.

Noi Juve abbiamo bisogno di lei, Ronaldo. Non abbiamo altra via d’uscita. Non c’è alcun altro appiglio. Lei ha bisogno di noi certo, oddio, non del tutto. Potrebbe, può, potrà fare melina questi mesi e cavarsela uguale. Pianificare il resto della sua carriera andata in pensione come indossatore per un paio di cinesi o americani, Instagram, il Festival di Sanremo. Può fare il manga tutto il resto della sua vita cominciando da ieri. Non farà più però il calciatore. Quello vero cioè nel circuito che conta con mille imprese vere e quei record di merda che le piaccion tanto.

Lei che di fondo ambisce al museo può evitare l’armadio e a noi il cimitero se solo vuole. Lo voglia. Festeggeremo insieme.