Per Massimiliano Allegri

di Simone Navarra |

Allegri

Caro Allegri, buona estate. Gentile mister si riposi in questi giorni caldi che portano via l’amarezza appena passata e sappia infondere quel coraggio che serve, non solo alla squadra ma a tutto l’ambiente. La ricordo in quell’ascensore dello Stadium, tranquillo e semplice nel rispondere, anche dopo una partita tirata non poco con il Bayern di Guardiola. A Monaco dopo una settimana o poco più stava per arrivare il miracolo ma così non è stato. Di mezzo di ci si è messo un po’ di tutto e un Evra che non spazzò la palla, non si dimentichi.

Adesso, caro mister, lei è in vacanza e noi siamo ancora appiccicati a quel pezzo di memoria che riporta in Galles, a quella serata schifosa e per certi versi tragica. Le auguriamo di tutto cuore di trovare al ritorno una squadra capace di far sognare e una società compatta come un blocco di marmo, perché altrimenti già prima di Natale si avvertiranno gli scricchiolii. Siamo in Italia, caro mister, lei lo sa che significa. Vorrei che mantenesse il sorriso, la verse e l’aplomb di un uomo che deve attraversare le tempeste per portare il pane a casa.

Con i soldi che le versa la Juventus certamente non ci saranno problemi. Ma non vogliamo farle i conti in tasca. Qui troverà sempre comprensione e braccia pronte a difenderla, non si preoccupi. L’importante è il risultato. Fino a poco tempo fa era scritto pure dentro le magliette. Nel bianconero marchiato Juventus si chiede solo di tenere la testa alta, in Italia come in Europa, in campo come nei saloni di palazzo. Per questo ha fatto male perdere in quel modo che sappiamo. Alzando le braccia e poi voltando quasi le spalle. Senza costrutto e tecnica. Ma solo dimostrando paura.

Gentile mister Allegri questo è un messaggio semplice, una lettera che non si aspetta una risposta, né pubblica e nemmeno privata. Siamo tifosi di una idea, di uno sport, di una squadra che può far piangere ma ha vinto più di tutti in Italia o quasi. Glielo dico e scrivo perché vorrei si tenesse sempre alto quel sistema di gioco di cui si parla tanto, cercando di esser sfrontati e leggeri come quel pugile che menava più forte ed era anche il più mobile sul ring. Servono il cuore e le gambe, direbbe Emilio Targia, guardando al passato e pensando più a Boninsegna che a Matri.

Chiedo, spero e quasi prego che arrivino i giocatori giusti e che lei abbia la voglia di fare quella miscela che si chiede ai trainer di rango e non agli assemblatori di pupazzi, che pure hanno sempre un mercato. Per tre anni lei e la squadra avete fatto bene in Italia e meno benissimo in Europa. Può migliorare? Certamente. Perché le capacità di immaginare calcio di mister Allegri non si inventa e non si allestisce così di punto in bianco. Fece bene certamente il mammasantissima Marotta e lo scudiero Paratici a pescarla in quella estate in cui Antonio Conte decise di andar via per chissà quali dissidi.

Gentile mister Allegri un grande allenatore, di quelli che si ricordano davvero, sono gli allevatori di stelle e non solo i vincitori di trofei. Poi torna in mente quel che disse Marcello Lippi dopo aver perso la terza finale di quella coppa lì. Od anche l’incubo di quel tecnico tedesco che fu sconfitto in finale ad un passo dalla vittoria. Per molto tempo non riuscì a dormire, disse successivamente. Lasciò la moglie e decise di cambiare auto e casa. Dopo meno di 12 mesi il caso gli diede la possibilità di vincere tutto. Dopo quel giorno di gloria riuscì a fare tutto quel che voleva? Forse. Di sicuro le auguro, mister Allegri, di non dormire e quindi di trovare il miglior sonno di sempre. Lo può fare. Lei non solo può scrivere un pezzo di storia, ma definire una leggenda. Non solo in mezzo a questa Italia che forse non ci merita. Ma anche altrove. Lassù e laggiù. Per tante volte. Cominciando da Kiev.