Lettera aperta alla Curva Nord

di Giuseppe Gariffo |

Mancano pochi giorni al match di ritorno contro l’Atletico. Il risultato pesante patito al Wanda impone una gara di ritorno all’assalto della porta rivale. Una “battaglia sportiva” che andrebbe accompagnata dall’incitamento costante ed assordante della Curva di casa e dell’intero stadio.

Come sappiamo, da questa stagione, la frangia più calda del tifo bianconero, quella dei gruppi organizzati che occupa la Curva Sud, ha smesso di cantare. Uno “sciopero del tifo” netto, interrotto solo da alcuni cori contro tifoserie rivali (che provocano ammende e sanzioni alla Juventus), e sul quale non abbiamo intenzione di esprimere giudizi qui.

Il dato è che, piaccia o non piaccia, lo si condivida o meno, la Curva Sud dello Stadium non canta. E da quanto trapela non canterà neppure la sera del 12 marzo, quando 11 maglie bianconere saranno chiamate a gettare il cuore oltre l’ostacolo colchonero.

Sono un assiduo frequentatore dello Stadium ed è una passione che comporta spese e sacrifici ingenti. Venendo dalla Sicilia, al costo dell’abbonamento noi pendolari del tifo juventino dobbiamo aggiungere quello di aerei, hotel e taxi tutte le volte che raggiungiamo Torino.

Non è da un divano comodo, dunque, che affronto la questione. Quel respiro adrenalinico dello Stadium dei primi 3-4 anni mi manca, ci manca. Ne hanno “nostalgia” tutti quelli che conoscono quegli spalti, figuriamoci quanto possa pesare il silenzio a chi scende in campo per vincere.

Rispettando la libertà di tutti, compresa quella della Sud se scegliesse di proseguire la protesta, questo è il momento di sostenere la Juventus.

Lo stadio è popolato da altre 30.000 anime. Una percentuale sarà forse composta da tifosi “freddi”, appassionati più di calcio che di Juve, che vanno a godersi lo spettacolo senza un intenso coinvolgimento emotivo. Un’altra parte magari si troverà lì per accompagnare l’amico o trascorrere una serata diversa. Un’altra ancora, minima, perché ha ricevuto un omaggio dall’azienda o uno sponsor. Un’altra nicchia va a godersi una cena gourmet in Tribuna Ovest. Ci sta tutto.

Ma c’è una parte, la più ampia di quei 30.000 extra-Sud, che pagherebbe (“pagheremmo”, dovrei scrivere) di tasca propria per ribaltare quel risultato. Che dormirà poco la notte dopo, per gioia o per rabbia. Che pensa alla Juve, parla della Juve, immagina la “propria” Juve, 7 giorni su 7.

Noi. Gente apolide. Con temperamenti variegati. Estrazioni sociali eterogenee. Ma con la Juve nel cuore. Con una coppa che sogniamo da 23 anni e che quest’anno immaginavamo “raggiungibile”. Non possiamo rassegnarci al silenzio in quel meraviglioso stadio che è “casa nostra”. Dobbiamo e possiamo fare qualcosa.

Non è facile, senza “lanciacori”, vero. Ma ci sono esempi che possiamo seguire.  In Inghilterra non esistono più gruppi organizzati che “gestiscono il tifo” dal 1989. Eppure il clima che si respira negli stadi inglesi è tutt’altro che freddo. Quando, nell’immensa Wembley, i tifosi del Tottenham a marzo scorso (c’ero) lasciavano partire “Oh when the Spurs”, o “Come on, Spurs!” era spettacolo. Un frastuono di settantamila voci che cantavano all’unisono. Lo stesso accade negli altri templi del calcio britannico. In maniera discontinua, magari, ma frequente, rumorosa e appassionata.

E’ forse il momento di importare questo metodo.

Chi popola la Curva Nord potrebbe provare a “contagiare” il resto dello stadio con entusiasmo. Gran parte della Nord è popolata da membri degli Official Fan Club. Mi è capitato più di una volta di vedere le partite della Juve in uno di questi Club. Ho sempre notato passione. Si urla, si impreca. Soprattutto si canta. Quella elettricità si può trasferire sugli spalti dello Juventus Stadium.

Ci sono tre, quattro cori semplici. Li conosciamo tutti: “Fino alla fine forza Juventus”, “Olè Olè, Olè, Olè, Juve, Juveee”, “Noi vogliamo questa vittoria” ma anche quel “Sono un ultras bianconero…” che cantiamo sempre pure in trasferta. Non dico di imparare la canzone Cristiano da Madeira, che pure meriterebbe. Ma già far risuonare, due o tre volte a partita, ognuno di quei canti, farebbe vibrare lo stadio. La partita offrirà spunti per far partire la voce. Un tackle di Chiellini, una magia di Dybala, una giocata di Ronaldo, una punizione. Un paio di “scalmanati” partono, lo stadio segue.

Si può fare. Con il tempo si possono stabilire modalità operative, come sfruttare la “rete” degli Official Fan Clubs o gli incontri periodici. Ma dopo. Adesso manca troppo poco alla Partita che segna la stagione. Sarà sufficiente essere spontanei, urlare e cantare tutta la voglia di vincere che ci anima. Tutta la passione che abbiamo dentro e che nessuno può impedirci di esternare.

Forza Curva Nord, iniziate voi! Tutti gli altri si faranno trascinare. Anche i calciatori in campo. Perché se è vero che “uno stadio non ha mai fatto gol“, è altrettanto evidente che l’amore sposta le montagne. Aiutiamoli a farci continuare a coltivare il sogno. Anzi “l’obiettivo”.

Perché “La Juve siamo noi” significa condividerne gli obiettivi, le esultanze e le scalate. Il respiro.

Fino alla fine.