Lettera aperta ai calciomercatisti

di Claudio Pellecchia |

Cari mercatari,

(o mercatologi. o insiders. o capiscers. o esperti. Insomma, voi che di mestiere vi occupate di calciomercato) alla maniera di Totò e Peppino “vengo io con questa mia addirvi una parola”. Anzi tre: io vi capisco. Parlando da giornalista, ovviamente. So bene che riempire i tre mesi di nulla che vanno dall’ultima giornata di un campionato alla prima di quello successivo non è facile. Anche con Mondiali e/o Europei e/o Copa America di mezzo. Pagine e pagine di quotidiani, ore e ore di trasmissioni ad hoc e i contenuti che, bene o male, sono sempre quelli. Purtroppo o per fortuna. Da questo punto di vista, quindi, non trova nulla di male nella voce gonfiata un pò o nella corsa all’indiscrezione sempre nuova o, ancora, alla ricostruzione improvvisata dell’ultima trattativa di sceicchi, petrolieri e gazilionari assortiti.

Almeno fin quando non subentra anche il punto di vista del tifoso. Quando il “vi capisco” lascia spazio all’ “avete rotto”. L’ “anche” di cui sopra non è a caso. A patto che non si finisca con l’augurare fini lunghe e dolorose a chi non trepida per la nostra stessa squadra, infatti, l’essere giornalista e tifoso aiuta a comprendere meglio come la strada del non ritorno sia stata già imboccata. E che sarebbe d’uopo invertire la rotta, non foss’altro per usare la cortesia di ridurre la mole di lavoro a Sandro Scarpa in vista delle meritate ferie.

La tecnica narrativa, ad esempio. L’approccio, i “piace”, i primi si, il nodo ingaggio, il blitz, il summit, l’entourage esoso, lo stop improvviso, la squadra nemica che si inserisce, la svolta, il sorpasso, l’ottimismo, poi il pessimismo, poi il noi, poi altri si, “le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto che furo al tempo che passò Beppe di Manica il mare” (semicit.): troppo schematico, troppo ripetitivo, troppo uguale a se stesso per non stufare praticamente subito.

Con i social a fare da cassa di risonanza non sempre richiesta e con il risultato che la caccia al tweet o alla foto su Instgram sostituisce il ben più importante lavoro di verifica delle fonti. Quelle affidabili. Quindi non i quotidiani inglesi e spagnoli (che, da quel punto di vista, sono messi molto peggio di noi) o il ristoratore amico dell’amico che narra di presunte lezioni di inglese a Bonucci da parte di Ogbonna in vista di un altrettanto presunto trasferimento al City.

trattoria

Così come, magari, scrivere nel titolo una roba del tipo “Occhio Juve, Raiola porta via Pogba” vale certamente qualche click in più. Ma, comunque, in una quantità minore rispetto allo sconcerto di chi, a link aperto, si trova al cospetto dell’ennesima supercazzola per la quale “Paul sta bene a Torino MA tutto potrebbe cambiare con un’offerta adeguata, MA quest’offerta non è ancora arrivata, MA potrebbe arrivare e la Juve, quindi, vuole rinnovare”.

pogba

E così in loop, alternando tutto e il suo contrario. Non a distanza di giorni o ore ma di minuti, con parole dichiarazioni e cifre in libertà (il cult del cult sarebbero i 15 milioni di euro NETTI che lo United avrebbe offerto allo stesso Pogba: qualcosa come 25 milioni di sterline a stagione, ESCLUSO il conquibus per il trasferimento), tanto chi vuoi che abbia tempo e voglia di smentire.

corriere

Anche perché stare dietro a certi ritmi è pressoché impossibile. Ho amici tifosi del Napoli che hanno calcolato che, da maggio ad oggi, Giuntoli avrebbe trattato 25 giocatori. Non è un numero a caso, sono proprio 25. E dando per scontato che tra le tante qualità dell’ex Carpi non ci sia quella dell’ubiquità, viene legittimo sospettare che la tattica seguita sia quella dello sparare nel mucchio sperando di azzeccare almeno un paio di nomi (salvo poi scoprire di Alves alla Juventus soltanto a cosa fatte, per dire).

E se è vero che, in fondo, sono proprio i tifosi a chiedere sempre qualcosa di più e sempre qualcosa di nuovo, è altrettanto vero che c’è una minoranza silenziosa (ma neanche troppo) che di fronte a tutto questo non sa più davvero che pensare. O, meglio, lo sa: cioè che per fare questo mestiere bastino un account per uno dei millemila siti di settore e tanta fantasia.

Non è così: perché so, sappiamo, sapete, che il lavoro è duro, la gavetta tanta, la retribuzione (spesso) inadeguata o (peggio ancora) assente. Eppure siamo noi i primi a mancarci di rispetto, mancando di rispetto a chi ci legge o ascolta, facendo a gara a chi la spara più grossa. Abbiamo privilegiato la quantità del riportare ogni singola riga del Daily Mail alla qualità di una notizia verificata, abbiamo scelto interviste continue a procuratori, intermediari e agenti Fifa salvo poi scrivere l’opposto due minuti dopo, abbiamo sostituito il prudente (e meno remunerativo) condizionale con gli improvvidi (e di sicuro impatto), indicativo presente e futuro.

E’ il sistema, certo. Che impone di trovare la notizia anche dove la notizia non ci sarebbe, che chiede click, che preferisce il lettore che si beve di tutto a quello un minimo più informato. Ma è solo un nascondersi dietro a un dito. Il sistema può essere cambiato, perché il sistema siamo noi. Il calciomercato non è il male assoluto, ma va ripensato il modo di trattarlo. La quantità va bene ma solo se accompagnata alla relativa qualità. E, quindi, verificare nomi e cifre, evitare favolistiche ricostruzioni a mezzo social, scrivere e parlare in nome della veridicità e non della vendita di sogni. Così sarebbe tutto molto più tollerabile. Per loro (i fruitori dei contenuti), ma anche per noi.

Il problema è volerlo sul serio. E, di questo, non sono sicuro già da un pò. Ma spero sempre che un domani riuscirete (e riusciremo) a smentirmi (e smentirli).