Lettera aperta ad Alex Del Piero

Caro Alex,

perdonami se ti do del tu, ma ti ho ammirato sui campi di gioco con un tale trasporto che è come se ti conoscessi da sempre.

Proprio in questi giorni ricorre l’anniversario del tuo addio alla Juve: ricordo come fosse ieri che mi emozionai tantissimo per la standing ovation che il pubblico dello Stadium ti tributò. Ricordo le sciarpe gettate ai tuoi piedi, i tifosi in lacrime, gli applausi scroscianti. Ricordo che anch’io, dal divano di casa mia, scoppiai a piangere, senza potermi trattenere. Mi sentivo stupido, infantile: eppure piansi come un bambino, perché tu rappresenterai sempre un mito della mia infanzia, con le tue parabole “alla Del Piero” e quella Champions che vincemmo nel segno delle tue giocate, magico numero 10 del mio mondo di bambino.

Ho un ricordo, in particolare, legato al tuo nome. Si giocava l’Intercontinentale, una mattina, causa fuso orario. Chiesi a mio padre il permesso di saltare un giorno di scuola: “Papà, ho ottimi voti… Posso restare a casa a guardare la Juve?”. “Non scherziamo”, rispose. Oggi capisco e comprendo il perché di quella decisione. La scuola, per i miei genitori, era una cosa troppo seria al confronto di una partita di calcio. Eppure allora mi sembrò intollerabile passare un intera mattinata nel dubbio: cosa starà facendo la Juve?

Non pensai ad altro per ore. Non c’erano i cellulari allora, almeno non alle medie. Non c’era internet. Attesi con ansia che mio padre venisse a prendermi. Ero nel cortile: lo vidi arrivare e subito mi precipitai verso di lui. Sapevo che lui sapeva. Cercai di interpretare il suo sguardo. E lui, non appena mi vide, scandì il tuo nome: “Del Piero”. Fu una gioia indescrivibile per me, bimbo di 10 anni, innamorato del bianco e del nero. E tu fosti il simbolo di quella gioia, il volto di un entusiasmo che solo i ragazzini possono provare.

Il resto è storia. Successi, sconfitte, infortuni, gol, un mondiale…. Con un grosso spartiacque: la schifezza di Calciopoli. Un processo mediatico, una farsa. Una ferita che non si rimarginerà mai nella mia mente e nel mio cuore. Un affronto, il tentativo goffo e ignobile di gettare fango su anni di emozioni. Un attacco a tutto ciò che tu hai rappresentato per me e per milioni di ragazzi che, come me, hanno visto in te un simbolo, un eroe.

E tu in tutto questo che fai? In silenzio, come sempre hai fatto, resti in B, subisci l’ignominia, ti riscatti e concludi la carriera con un trionfo epico, leggendario. Però resti in silenzio, troppo in silenzio. Come si fa a non gridare un immenso VAFFANCULO (liberatorio, alla Masini) a quel mondo che ha deriso ciò che rappresenti? Come sei riuscito a mantenere la calma in tutti questi anni?

Oggi, carissimo Alex, non riesco più a vederti come il Simbolo, con la S maiuscola, della mia juventinità. Oggi ti vedo su Sky sport a rinfacciare ad Allegri la mancanza di “bel gioco” come un giornalaio qualunque; ti vedo elogiare – ebbene sì, lascia che te lo dica – un po’ da leccaculo il super piangina Maurizio Sarri; ti vedo pubblicare la tua biografia con Crosetti, voler fare l’opinionista super partes, criticare Buffon per uno sfogo che sarà anche censurabile, galateo sportivo alla mano, ma che, porca miseria, ci stava, eccome se ci stava.

Vedi, caro Alex, il punto è proprio questo. Dopo Calciopoli, non si può essere diplomatici, istituzionali, politicamente corretti, se si parla di Juve. O si è pro, o si è contro: tertium non datur, dicevano i latini. La Juve è continuamente sotto assedio mediatico. Ogni sua vittoria è costantemente vilipesa da un mare di frustrati che semplicemente ci odiano perché siamo meglio di loro. In questo contesto, tu non puoi parlare con Allegri dieci minuti dopo la conquista del settimo scudetto consecutivo e soffermarti sulla puttanata della critica al gioco. Che caspita! Alex, ma sei davvero tu?

Ti prego, te lo chiedo col cuore in mano. Torna in te. Non ti posso più vedere a Sky sport a pesare parole e mezze parole. Reagisci, Alex! Fregatene dell’immagine, tanto per certa gente sarai sempre marchiato come juventino, come bandiera del male del calcio italiano. Prendi esempio da Buffon. Gigi sì che è gobbo! Fottutamente gobbo. Meravigliosamente gobbo. E a me, scusami tanto, piace infinitamente di più del Del Piero imbalsamato che sei diventato.

Luigi, Gobbo di Notre Dame