Lettera all’amante Michel

di Simone Navarra |

Caro Michel Platinì, scrivere ad un mito è complicato. Ma una storia d’amore può avere molte puntate e diversi ritorni di fiamma. Non credo al concetto che lei ha espresso riguardo al fatto che non può tornare alla Juventus perché ormai la storia si è consumata. Confesso subito che l’aspettavo all’inaugurazione dello Stadium, in quella fine estate 2011, ma inviò solo un video e poco altro. Per me fu una delusione. Come anche vederla dopo qualche tempo far visita all’impianto, cercando di recuperare. Nell’occasione non mi sembra fosse accompagnato da tutto il gotha bianconero, un piccolo segnale, per dirla tutta. Perché noi che l’abbiamo guardata ed amata da impazzire in quegli anni tra l’estate ’82 e l’87, siamo anche stati costretti a vederla svanire. Lasciandoci orfani, perduti e perdenti. Per un mucchio di anni. Malgrado il ritorno di Trapattoni, la parabola di Zoff e l’avventuraccia di Maifredi.
La memoria, il fato, le interviste, vede caro ‘Roi Michel’ sono un po’ come le maree. A volte corrono incontro alla spiaggia migliore ed altre volte nascondono gli scogli peggiori. Lei di recente, negli ultimi anni, ha conosciuto alcuni disastri e il racconto che viene dal suo libro è una discesa negli inferi del processo mediatico prima che giudiziario, con amici che diventano cortigiani e colleghi che pugnalano alle spalle. Lei continua a dire che il mondiale in Russia e in Qatar sono due meraviglie per il calcio, più plurale e alla portata di tutti. Per il mondo che l’ha colpita al cuore, togliendole di fatto il mondo del pallone, invece quelle scelte sono state macchiate dalla corruzione se non peggio. Poi bisogna aggiungere che l’ex gran ciambellano della Fifa, Joseph Blatter, si è tratto d’impaccio da ogni cosa e ha lasciato lei, caro Michel, a prendere gli schiaffi.
Lei che se messo all’angolo prova a ridere un po’ come faceva una volta, arricciando lo sguardo, e provando quella smorfia che poteva andar bene quando faceva meraviglie sul campo e non adesso che dietro una scrivania ha segnato il passo. Lei, carissimo Michel, resta il poster che avevamo in camera, quello in cui tirava la punizione contro la Roma di Falcao e Conti, Lieddholm e Di Bartolomei. Quel campionato lo perse – va detto – e venne sconfitto dopo qualche settimana pure dall’Amburgo, ma in quella battaglia del Foro Italico lì, inventò come meglio potè. Dopo la notte dell’Heysel decise di voler chiudere? Lo ha detto altre volte. Fa male ripeterlo ed è facile comprenderlo. Eppure non capiamo come negli anni ha continuato a far l’amante e non ha mai voluto fare il marito.
In Francia dicono di lei che gioca a far l’italiano, il guitto, il furbacchione. E’ sempre stata una offesa, intrisa pure di razzismo. Facendo un passo indietro le vittorie in casa bianconera verniciarono la sua figura, un po’ ammaccata, di grandeur, d’oro e meraviglia. Aveva sedotto il responsabile della cassa, ha scritto qualcuno. Quindi non poteva che esser in discesa. Boniek, dopo quella partita con il Liverpool è passato alla Roma ed è diventato pure romanista. Lei aveva avuto il merito di rimettere in pista un ciclo, ma ad un certo punto ha deciso di chiudere. Lasciando tutti a metà del guado. Si racconta che Maifredi le aveva presentato un progetto per farla rientrare, disegnandole una squadra di corridori attorno. Siccome non se ne fece nulla anche il mister di Ospitaletto venne lasciato in stand-by al Bologna, insieme con un ragazzo ungherese, Layos Detari, che questa storia l’ha spiegata a chi scrive adesso.
Lei non è più tornato alla Juve. E’ stato contento? Soddisfatto? Noi crediamo che dietro l’arrivo a Torino, anni dopo, di un altro francese, Jean Claude Blanc, ci sia stato un suo consiglio. Perché non buoni erano i rapporti con Moggi-Giraudo e lei forse aveva voglia di avere ancora una possibilità, anche se non ha mai aiutato alcun progetto bianconero in sede Uefa ed anzi ha più volte flirtato con Inter e Milan, avversarie della Juve in Italia, ma anche oltre frontiera, dove si decidono i destini e gli impegni finanziari con decine di zeri. Lei, caro Michel, ora dimentica tutto questo e riporta le cose ai progetti internazionali di Andrea Agnelli? “Nessuno mi ha cercato”, risponde. Non c’è da meravigliarsi. Con tutto l’amore possibile.

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