Lettera agli Allegriani

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Sarò sincero, le vedove di Conte mi lasciavano perplesso, quelle di Allegri mi spaventano.
C’è un proverbio popolare che dice “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova” (OT per gli amanti di Massimo Troisi questa citazione non è una frase qualunque) , con l’addio del vate livornese, questa massima sta diventando un tarlo nella mente di alcuni tifosi bianconeri, al punto tale che inizio a pensare che gli Allegriani si stiano trasformando in una vera e propria setta, assimilabile solo ai terrapiattisti, per rigidità nelle proprie convinzioni a scapito di qualsivoglia tentativo di razionalizzare la questione in causa, quindi con la presente vorrei fare un’esposizione serena di quello che secondo me è stato il livornese, soprattutto nell’ultima fase.
Per quanto mi riguarda, al buon vecchio Max bisogna essere riconoscenti, ha preso la Juve in un estate in cui, il fuggitivo Conte ci lasciava in braghe di tela , e ci ha portato a vincere per 5 anni consecutivi lo scudetto, 4 coppe Italia e 2 supercoppe italiane, facendoci fare percorsi più dignitosi del suo predecessore in Europa. Detto questo confesso che secondo me il ciclo di Allegri si fosse concluso a Cardiff e gli ultimi due anni ci siamo trascinati su noi stessi, vincendo per inerzia, un campionato non proprio meritati, a mio avviso, la scorsa stagione e un altro in carrozza quest’anno, ci sono una serie di errori che gli imputo, dovuti sempre ad un fattore comune, la mancanza di coraggio in Europa, Tevez lo chiamò “Cagòn!”, CR7 post Ajax fece un gesto inequivocabile con le mani e secondo me la storia parla tramite vari esempi:
  • Monaco Di Baviera 2016: la Juve arriva in Germania con l’acqua alla gola dopo il 2 a 2 acciuffato in extremis all’andata e assenze pesanti (un classico della gestione del livornese), fa la partita della vita, recuperando, andando in vantaggio di 2 gol contro il super Bayern di Guardiola, con un Morata in stato di grazia nelle ripartenze, un Pogba sontuoso e un Cuadrado meno arruffone del solito: al 70esimo toglie Alvaro per fare spazio al suo feticcio Mandzukic, che già di suo non è un contropiedista, in più era mezzo zoppo; risultato, baricentro abbassato al limite della nostra area difensiva, 2 a 1, cavolata di Evra al 90’esimo, 2 a 2 e supplementari da incubo; 4 a 2 per i tedeschi e tutti a casa.
  • Cardiff 2017:  ricordo che battemmo il Barcellona in casa con Dani Alves terzino, che annullò Neymar (all’epoca era ancora un calciatore) e Cuadrado alto a fare sfracelli; scelta coraggiosa, rifilammo un secco 3 a 0 in casa alla squadra campione d’Europa, ma poi, dalle semifinali, decise di optare per un 4 2 3 1 più difensivo con Alves alto e Barzagli terzino, spostando sempre il baricentro più indietro e con la condizione fisica a pezzi, col Madrid, pagammo caro quest’atteggiamento remissivo e lo stato di forma miserabile; Barzaglione quella partita vide i sorci verdi.
  • Madrid 2018: discorso simile a quello del 2016, arriviamo a Madrid infarciti di assenze ma col carattere, e una partita offensiva, recuperiamo i 3 gol di svantaggio. Il mister, invece di cercare di portare a casa la qualificazione nei 90′, inserendo Cuadrado contro un Real tramortito, che al 60′ aveva già esaurito i cambi, dopo il 3 a 0 invita alla solita halma, perché per lui bisognava portarla ai supplementari, il baricentro torna al limite dell’area nostra, ci portiamo le merengues in area, e un arbitro col bidone della spazzatura al posto del cuore ci estromette.
  • Madrid/Amsterdam/Torino 2019: ad eccezione del ritorno contro l’Atletico, dove un Ronaldo versione Re Mida e Spinazzola/Bernardeschi/Emre Can in stato di grazia ci hanno salvato, la Juve in Europa ha palesato degli evidenti limiti di gioco, appena gli avversari l’hanno messa sul piano dell’intensità e del gioco, ci siamo sciolti come neve al sole, incapaci di qualsiasi reazione, come ombrelloni in balia del vento.
Questi i limiti europei, ma in generale ci sono una serie di fattori che fanno pensare che fosse ora di una svolta, bisognerebbe onestamente farsi delle domande:
  • Preparazione Atletica e Infortuni: perché negli ultimi 2 anni siamo arrivati a Aprile/Maggio/Giugno alla canna del gas e con una serie di infortunati che manco l’infermeria militare di Pearl Harbor durante i bombardamenti giapponesi?
  • Gioco: come può un allenatore nel 2019 convincersi del fatto che non si possa coniugare l’idea di giocare bene e vincere quando quest’anno le 2 coppe europee sono state vinte da Klopp e Sarri, due che le proprie squadre le fanno cantare?
  • Preparazione alle partite: seriamente, come si fa a sostenere che le partite si preparano in 15 minuti e gli unici dati che contano sono i falli fatti e i contrasti aerei?
  • Giocatori di Talento vs Giocatori Fisici: esiste un altro allenatore di Top Club che avrebbe fatto giocare fisici, ma limitati, come Mandzukic, Khedira, Matuidi e De Sciglio a scapito di gente come Douglas Costa, Dybala e Cancelo?! 
  • Rapporto con la stampa: come si fa a rispondere sempre (non sporadicamente) citando l’ippica, quando ti chiedono informazioni sui calciatori? veramente è possibile paragonare i  tuoi calciatori ai cavalli? Come puoi litigare in diretta tv con un giornalista, che ti fa notare, in maniera civile, che la tua squadra vince, ma vedere le tue partite fa venire l’orticaria?
  • Organizzazione difensiva e gioco d’attacco: nel 2019 può essere accettabile la frase “un allenatore deve dare solo un’organizzazione difensiva, poi in attacco qualcosa la inventano sempre“?
  • Sacrificio del talento e valorizzazione dei calciatori: negli ultimi 2 anni, il valore dei nostri calciatori Top si è abbassato, Dybala è stato costretto a giocare in una posizione talmente arretrata che a volte era in linea con Bonucci, Higuain è finito a fare il mediano tra Pjanic e Matuidi spesso e volentieri, nessun calciatore ha avuto un exploit degno di nota, ad eccezione di Kean, che quest’anno ha giocato col contagocce e solo quando il suo amato Mandzukic era totalmente indisponibile, quale può essere il motivo di tutto ciò?

Probabilmente questi quesiti sono quelli che hanno portato San Pavel Nedved a siluralo, ci sarebbero una serie di altre cose da chiedersi, ma bisogna essere onesti, il ciclo era finito, bisognava salutare e ringraziare. Ora bisogna accogliere con fiducia il nuovo mister, sperando cambino le cose che ci hanno lasciato infastiditi negli anni scorsi, invece di schierarsi in due folli schieramenti. Le motivazioni delle critiche a prescindere, nei giorni dell’annuncio di Mister Sarri, sono state veramente pretestuose e fuori luogo, lasciamo che sia il campo a parlare.

Allegriani, si può voler bene a Max come uomo ed esserne critici come tecnico, non è vietato, anzi, si può essere grati per i trofei e allo stesso tempo storcere il naso per la qualità dello spettacolo offerto, si può dire che in campionato hai vinto, quindi “Bravo!” e in Champions hai perso quindi “Non Bravo!”,  qui non è più questione di essere Pro o Contro, è questione di non diventare terrapiattisti!

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