L’eterna adolescenza di Daniele Rugani

di Milena Trecarichi |

Adaline Bowman è miracolosamente rimasta una giovane di 29 anni, per quasi otto decenni. Cosa hanno in comune Adaline e Daniele Rugani? Il difensore toscano classe ’94, è approdato alla Juve nell’estate del 2015, come uno dei migliori giovani talenti italiani in circolazione. Facendo un bilancio dei suoi cinque anni di militanza, non si può non notare come le stimmate della “giovane promessa” non siano state rispettate. O meglio, Rugani viene ancora considerato giovane, nonostante i 26 anni vengono di norma considerati come l’età della maturazione calcistica.

È giovane, deve crescere. Chiellini e Bonucci gli faranno da chioccia“, tutte frasi che si sono ripetute nel corso degli anni. Frasi che hanno “autoconvinto” Rugani di essere sempre il ragazzino giovane da tutelare, da tenere in panchina e far giocare quando mancano i titolari.

Questa sindrome “dell’eterna giovinezza” che attanaglia il difensore bianconero è stata un pesante limite che ha bloccato bruscamente il suo processo di crescita tecnico e mentale. Più sono passati gli anni, più le presenze in campo di Rugani sono diminuite. Persino in quest’ultimo anno, con Sarri, l’allenatore che l’aveva lanciato ad Empoli e con cui si era visto il suo meglio, Rugani il campo l’ha visto veramente poche volte.

La stagione 2019/20, si è conclusa per lui con 14 presenze totali, di cui tre da subentrato, un bottino decisamente scarno. “Per avere un futuro insieme, bisogna invecchiare insieme. Senza di questo l’amore diventa solo sofferenza”. A tal proposito, viene da chiedersi se non sia veramente il caso per Rugani, di lasciare la Juve, divenuta ormai la sua confort zone, e di spiccare il volo verso altri lidi che gli permettano finalmente di crescere, assumersi maggiori responsabilità, in poche parole: diventare grande. Invecchiare non è poi così brutto, Adaline nel film l’aveva capito, Rugani chissà.


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