L’erba del vicino che ci manda fuori di testa

di Giuseppe Gariffo |

La 19-20 è una stagione pesante. Un po’ l’interruzione forzata di tre mesi. Un po’ gli alti e bassi della Juve. Soprattutto i bassi culminati nelle due finali già perse. Un altro po’ per questo restart frenetico e new age (partite ogni tre giorni, cinque cambi, stadi vuoti) che non ha certo visto aumentare le certezze bianconere.

Un contesto così instabile ha reso ancor più schizofrenico chi, per sua natura, nella stabilità non ha il suo forte, il tifoso.

Evito un’approfondita analisi sullo status attuale della torcida bianconera. Lo ha fatto benissimo qui Alex Campanelli, descrivendo alla perfezione la deriva di una tifoseria ormai avvezza alle vittorie.

Vittorie che negli ultimi anni hanno portato, per non annoiarsi, a dividerci in “fazioni”. Cercando e trovando, continuamente, il nemico di turno tra gli amici o ex. Una volta Conte “Schettino”, un’altra “la capra” Allegri e poi “il palo della luce” Mandzukic, il “bimbominkia” Dybala, “il rottame” Khedira, “il tutaro” Sarri, perfino “il fighetto viziato” Cristiano Ronaldo e “l’ex calciatore” Giorgio Chiellini. Cito volutamente personaggi invisi ad entrambe le fazioni perchè le ritengo due facce della stessa medaglia. E al di là delle legittime preferenze calcistiche, faccio fatica a ricordare calciatori di squadre avversarie descritti con pari astio. Tralascio volutamente, perchè sennò mi brucio un pezzo da boomer che ho in mente, l’ostracismo tout-court nei confronti degli over30, considerati ormai oggetti candidabili all’inumazione.

Ma c’è una cosa che oggi mi fa andare fuori di senno. A fronte della tolleranza zero nei confronti di molti nostri giocatori pluripremiati, bastano tre partite da 7 in pagella per far diventare calciatori migliori dei nostri, da prendere al volo (altrimenti è “Paralisi”), quelli dell’avversaria di turno.

24 mesi dopo la realizzazione del sogno CR7 assistiamo ad una normalizzazione dell’oggetto del desiderio. Perciò di settimana in settimana, anzi di tre giorni in tre giorni, leggiamo dichiarazioni d’amore per Pasalic, Gosens, Kumbulla, Boga, Muldur, perfino Malinovski e Locatelli. E ogni volta che una squadra ci mette in seria difficoltà, purtroppo accade ultimamente spesso, si aggiungono 2-3 calciatori alla lista di quelli migliori dei nostri.

Non voglio buttarla in vacca. Molti dei calciatori nominati sono molto bravi. Alcuni di loro faranno anche carriere importanti. Ma nessuno di loro diventerà probabilmente un top player, altri non riusciranno a dimostrarsi migliori di quelli che abbiamo, altri ancora finiranno probabilmente nel dimenticatoio.

Sarrebbe bene razionalizzare e chiedersi come possa, una squadra infarcita di rottami, essere prima in classifica con discreto vantaggio se ogni tre giorni incontra squadre con 4-5 calciatori migliori. Farebbe comodo ricordare che tante promesse prese nel recente passato, non hanno mantenuto le attese. Facile riferirsi oggi a Bernardeschi, uno dei giovani italiani più reclamizzati al tempo, ma possiamo anche citare Isla, Pereira, Sturaro, Lemina, Zaza, tutti strappati a folta concorrenza.

Giocare nella Juventus è altra cosa. Lo dice chi lo ha provato. Ci sono contesti ovattati nei quali tutto funziona benissimo. L’esempio “Atalanta di Gasperini” è paradigmatico. Ma usciti dalla comfort zone tutto cambia. Per info rivolgersi a Caldara, Gagliardini, Kessie, Cristante e altri che non cito solo perchè googlare mi annoia. Ma fatelo voi, se vi va.

Migliorare una squadra che vince da otto anni è un’impresa difficilissima. Serve scegliere calciatori forti. Con qualità calcistiche e umane importanti. Con esperienza internazionale, se possibile. Gente in grado di reggere le pressioni, di pensare alla partita successiva un minuto dopo quella appena vinta. Uomini pronti a vestire la maglia indossata da campioni che hanno fatto la storia, avvertendone la responsabilità ma non il peso.

In una rosa di 23 ci stanno anche alcune scommesse di prospettiva, certo. Una arriverà già di sicuro, Kulusevski, e magari altre seguiranno. Ma attenti a farci ingolosire continuamente dall’erba del vicino. Perchè spesso più verde sembra esserlo, ma in realtà non lo è.


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