L’erba del vicino è sempre più bianconera?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Luca Ottino

La delusione è alle stelle.
Nessuno di noi è felice, anche se ormai c’è già da festeggiare il leggendario ottavo scudetto consecutivo (che sancisce il record assoluto tra i maggiori campionati europei, frantumando quello del leggendario Olympique Lione 2001-2008)…sebbene da questa stagione tutti ci saremmo aspettati di più.
Molto, molto di più.

Sia ben chiaro, io sono dell’idea che nel post Calciopoli, fare incetta di titoli nazionali, relegando chi godeva e ci sbeffeggiava in quei tempi bui a semplice comparsa, faccia godere a livelli fotonici!
Però dall’altra parte, mi rendo anche conto che con ogni probabilità, la società sia matura a sufficienza ed ormai ben consapevole che la Champions League sia il prossimo passo. E quest’anno eravamo tutti, chi più chi meno, convinti che sarebbe stato quello giusto per sfatare quella che a tutti gli effetti assomiglia ad una maledizione simil-Benfica.

E non giriamoci intorno: la spumeggiante serata contro il malcapitato Atletico Madrid, con annessa tripletta del nostro fuoriclasse, aveva dato ulteriore fuoco alle polveri dei nostri entusiasmi, dei nostri sogni, delle nostre speranze europee.
La partita di andata con l’Ajax ci aveva dato ancora più spinta, perché dopotutto eravamo stati in vantaggio ed avevamo colpito il palo alla fine: se avessimo vinto, non avremmo davvero rubato nulla. Loro giocavano bene, sì, tutto bello…ma Tek uscì dal campo pseudo inoperoso, con un 6 politico in pagella da parte di tutti. Perché scrivere “s.v.” in un quarto di Champions in trasferta pareva un po’ eccessivo…

…poi siamo andati in vantaggio a Torino, inutile sottolineare con il quinto gol in 3 partite di Cristiano Ronaldo. Dopodiché…eccoci qui, io a scrivere questo articolo, il lettore a leggerlo. Entrambi con la stessa amarezza addosso.

Insomma, un dato che appare evidentissimo è che abbiamo sempre qualcuno di più bravo, di più forte, di più preparato rispetto a noi. Sempre, in ogni occasione: pensiamo alla storia della Juventus in Coppa dei Campioni e successivamente in Champions League, e non possiamo che renderci conto di aver avuto squadre clamorosamente forti che, per un motivo o per l’altro, non sono state in grado di esprimere il loro pieno potenziale al momento decisivo.

La Juve di Capello era indicata da molti, addetti ai lavori e non, come la strafavorita: passò quasi per caso gli ottavi ed uscì malamente nei quarti senza tirare in porta in 2 partite. “Andate a lavorare” fu il coro di un attonito Delle Alpi (ricordate?).
La Juve di Lippi faceva sfracelli, ma i protagonisti di quella meravigliosa annata 1996/’97 ancora oggi affermano che “in finale col Borussia eravamo talmente più forti da essere presuntuosi, loro furono più bravi di noi“.
Sempre Lippi giocò una finale da favorito contro il Milan, in condizione piuttosto singolare: affrontare una finale di Champions senza Pallone d’Oro in campo.
La Juve di Trapattoni perse una finale da strafavorita contro l’Amburgo, perché loro a livello tattico ci avevano imbrigliati bene e noi non riuscimmo a giocare il nostro calcio (lo stesso Trap, al J Museum, spiega questo fattore decisivo).

Insomma…come scrivevo prima…c’è sempre un motivo perché gli altri ci bastonino, è davvero frustrante! Per quanto possiamo essere più forti, non siamo pressoché mai in condizione di riuscire ad esprimerci al meglio.
Emblematica fu l’intervista a caldo di Lippi dopo la finale del 1998 contro il Real Madrid:”Siamo mancati: è davvero un peccato aver espresso una delle peggiori Juventus della stagione nella partita più importante della stagione“.
Quest’intervista è la grigia fotografia della nostra storia europea.

Se le finali del 1973 e del 2015 sono state disputate contro squadre ritenute favorite ed oggettivamente più forti di noi, anche la stessa Cardiff 2017 era nata con i migliori presupposti. Ma anche lì, il “motivo per perdere” fu che non tenemmo il ritmo nel secondo tempo, dopo aver affrontato a viso aperto e rimontato con un gol meraviglioso lo svantaggio. Poi, il baratro.

Ed eccoci qui, a guardare al futuro, con la sgradevole sensazione del “quella Coppa non la vinciamo più”, dando colpe a destra e manca senza particolari riflessioni, senza lucidità, senza ponderare le parole…come succede negli amori più viscerali, più profondi, più sinceri. La rabbia, la frustrazione, la delusione si fanno talmente forti da accecarci, da renderci persone peggiori, da farci dire cose che in realtà non pensiamo davvero.

Qui di seguito solo un piccolissimo elenco delle “colpe” che ho letto ed ascoltato in giro per la rete in questi ultimi giorni:
Colpa di Allegri, a detta di molti troppo difensivista e speculativo (strategia che fino al giorno prima ha portato a risultati sotto gli occhi di tutti), che dopo l’Ajax è diventato peggio di Nedo Sonetti (il quale non me ne voglia, per carità, sia chiaro che è per fare un nome a caso di un onestissimo mister che però non ha avuto esperienza internazionale né ha guidato top team in carriera);
Colpa della folle programmazione societaria, che da Berlino 2015 ha solo indebolito la squadra: il centrocampo Pirlo-Vidal-Pogba-Marchisio è stato smembrato e mai rimpiazzato a dovere, col risultato che oggi il nostro centrocampo è inferiore a quello della Reggiana 1994 (anche qui, vale lo stesso discorso scritto sopra per Sonetti: non me ne vogliano i diretti interessati);
Colpa della preparazione fisico-atletica, perché ogni anno nel momento clou abbiamo assenze pesanti: com’è possibile, che si facciano sempre tutti male al momento cruciale della stagione? Era già successo con Capello nel 2006, oggi è la stessa storia;
Colpa della sfortuna, perché il palo di Douglas Costa all’andata avrebbe inevitabilmente cambiato la gara di ritorno, dove comunque il loro gol del pareggio è stato (oggettivamente) fortuito e casuale;
Colpa dello Stadium, che “tifa a metà”, perché è inaccettabile avere una sola curva “calda” e l’altra formata solo da fan clubs e famiglie che non cantano i cori e non sostengono la squadra;
Colpa della Sud, nonostante in Champions sia stata encomiabile ed esemplare, un serbatoio di energia inesauribile per i ragazzi in campo;
Colpa della troppa importanza data a Ronaldo, che ha deresponsabilizzato il resto della squadra, Dybala innanzitutto.

Colpa di tutti, colpa di nessuno…chi avrà ragione? E soprattutto…in una situazione come questa, esiste qualcuno che abbia effettivamente ragione?

Leggo ed ascolto discorsi da parte di molti tifosi che inneggiano al “bel gioco” di Guardiola, di Klopp, dello stesso “nemico giurato” Sarri: “con loro in panchina, una squadra con il potenziale tecnico ed offensivo della Juventus farebbe sognare tutti, sarebbe uno spettacolo vederla giocare, non come questo mortorio che scende in campo ogni volta”.
Opinione rispettabile, ci mancherebbe.

Ma pur sempre di “opinione” si tratta, perché anche qui, un’altra nutrita fetta di tifosi afferma che nonostante i soldi che ha speso Guardiola sia nel Bayern che nel City, abbia fatto molto peggio di Allegri: il massimo risultato è stato infatti la semifinale, contro le 2 finali del mister livornese. Semifinale, tra l’altro, persa senza segnare e con un roboante 0-4 casalingo nella gara di ritorno: sicuri che sia così meglio di Allegri? Un conto è il “bel gioco”, un altro sono i risutlati…
Stesso discorso vale per Klopp, il quale a detta di molti sarebbe, ironicamente ma non troppo, l’uomo perfetto per la Juventus, in quanto è uno specialista assoluto nel perdere le finali.
Anche queste, sono opinioni rispettabili. Ma diametralmente opposte alle precedenti…e la domanda torna all’improvviso: esiste qualcuno che possa, in questa situazione di caos mentale e di confusione affettiva, affermare di avere effettivamente ragione?

Oltre al fantatotoallenatore, esiste una nutrita fetta di tifoseria che argomenta le “colpe” della società Juventus: troppo attenta al brand e poco attenta al campo ed ai relativi risultati.
L’affare CR7 ne è la prova definitiva, in quanto di certo a livello di marketing e di internazionalizzazione del logo (cambiato anch’esso per essere più al passo con i tempi attuali) è stato un passo decisivo e straordinariamente azzeccato. Ma in campo, l’arrivo del fuoriclasse portoghese ha destabilizzato gli equilibri, relegando Dybala in un angolo buio, generando grossi disequilibri tattici che si vanno a palesare ogniqualvolta siamo in difficoltà.
Nonostante 5 gol in 4 partite ad eliminazione diretta. E l’eurogol pazzesco contro lo United. E i 2 assist fantascientifici contro United (andata) e Valencia a Torino. E 21 gol in campionato. Più 10 assist.
Segnali evidenti che siamo Ronaldo-dipendenti, e che con lui in campo gli altri componenti della squadra diventano dei comprimari.
Altra opinione rispettabile.

Così come quella, sempre rispettabile, che asserisce che la Società Juventus ponga troppa attenzione all’acquisto di grandi attaccanti (90 milioni per Higuain, seguiti dal già citato CR7) e poca accortezza nella difesa (cosa ci fa ancora Barzagli? E che assurdità l’acquisto di Caceres, evidente segnale dell’assenza di programmazione), che appare anziana anagraficamente e priva di sostituti all’altezza tecnicamente. Inoltre, bisognava fare il “pugno duro” con Benatia, impedendogli di lasciarci scoperti a gennaio: una società seria avrebbe agito così, altro che storie.

Un’altra fetta di tifoseria, dall’altra parte, asserisce che è importante evitare di dimenticarsi che già negli anni ’90 la leggendaria Juventus di Lippi era in possesso di un apparato “marketing & media” di primissim’ordine, diretto allora dal bravo e competente Romy Gay, il quale aveva avuto enormi meriti nella svolta internazionale dato al marchio Juventus. Culminato con la sponsorizzazione Sony dal Sol Levante (all’epoca mercato in fortissima espansione), con tanto di agenzia nipponica a gestire i diritti del giocatore più rappresentativo, Alex Del Piero.
Ricordiamo inoltre che il logo era cambiato anche nel 1990 e nel 2004 (oltre ad altre svariate volte, ma queste erano solo le ultime 2 più recenti prima dell’attuale), sempre per motivi di “restyling” ed ammodernamento.
Opinione assennata e rispettabile anche questa, che afferma chiaramente come la società attuale non abbia fatto altro che riprendere il filo del discorso interrotto bruscamente a causa della disastrosa parentesi Calciopoli.

Discorsi da tifosi.
Discorsi da innamorati.
Discorsi fatti da chi ama. Alla follia.

E subisce una delusione…fortissima, enorme, struggente.

Tutti insieme. Risorgeremo…e tutti insieme, sono sicuro, anche l’anno prossimo ci riproveremo!!
…sì, è vero, sono il primo a dire…come da 23 lunghi anni a questa parte.

Ma i grandi amori sono pazienti.
I grandi amori nascono da una scintilla, che può arrivare da un attimo o da un lungo corteggiamento.
I grandi amori non hanno paura di aspettare!!

FINO ALLA FINE
FORZA JUVENTUS


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