L’equivoco di Allegri

“Vincere è l’unica cosa che conta”, è il nostro mantra, che conosciamo e utilizziamo, a supporto delle nostre argomentazioni, quando si parla di Juve. Qualsiasi punto di vista si difenda, non si può discutere di Allegri, di Agnelli, della velocità di Khedira o delle verticalizzazioni di Pjanic senza tirare in ballo questo motto. Anch’io, dal mio canto, ne son convinto: “ vincere è l’unica cosa che conta”. Come possiamo definire quindi un allenatore che porta a casa quattro scudetti, quattro Coppe Italia, due supercoppe e arriva due volte in finale di Champions? Un vincente, un assoluto vincente. E cosa si deve tributare ad un assoluto vincente? Stima e gratitudine.

 

Occorre però fare un passo un bel po’ indietro e risalire al momento in cui hashtag come “Allegrimania” erano lontanissimi anche solo dai pensieri di qualsiasi tifoso juventino.

 

17 luglio 2014: Il mondo Juve è sgomento, ricordo ancora nitidamente una conferenza stampa a Carrara in cui Buffon, che era lì per tutt’altro motivo, si trova a commentare, anche lui incredulo, l’addio di Conte alla Juventus. Gli juventini non se ne possono capacitare, e subito parte la rincora affannosa al “che ne sarà di noi?“, “adesso a chi tocca?”, “moriremo tutti?!?!“.Fra proteste più o meno civili dei tifosi, fra le ipotesi per la panchina juventina serpeggia un nome che sarà ufficiale in pochissimo tempo e presentato praticamente subito: Max Allegri!

 

E’ un tripudio di rabbia e disappunto, la Juve sostituisce il “condottiero“, l’uomo della rinascita, in grado di vincere tre scudetti su tre, nonché ex capitano, con un ex milanista esonerato a gennaio, nel corso di una stagione per lui disastrosa: Apriti cielo! C’è spazio solo per rabbia e stridore di denti, uova sul nostro pullman e insulti alla dirigenza. In pochissimi, e fra questi mi ci metto più per correttezza verso chi legge, che per vana superbia, credono che, se proprio qualcuno deve farlo, Allegri sia un ottimo nome per succedere a Conte.

 

Non un partito così disastroso per lo meno. Sia chiaro, io mai avrei voluto vedere Antonio via dalla Juve, ma una volta successo, pensando al curriculum di Allegri, unico allenatore presente in Serie A ad aver vinto uno scudetto non tanti anni prima, con una buona esperienza internazionale e capace di battere il Barcellona 2-0 con una squadra di scappati di casa, ho comunque pensato che potesse essere una buona scelta. Sono queste le immagini che si affacciavano nella mia mente, ma oltre a queste ne fece capolino un’altra, un dubbio piuttosto forte: e se, aldilà di tutto, il ciclo di Conte alla Juve fosse finito? Se aldilà della bravura o meno di Allegri, un cambio di gestione e quindi un rinnovo di stimoli, schemi e meccanismi, possa servire alla squadra per crescere? All’epoca non avevo una risposta a queste domande, ma avevo una sensazione, una sorta di presentimento: Allegri sarebbe stato l’uomo giusto per far crescere la Juve. In fondo per quanto volessi bene a Conte, vincere rimaneva l’unica cosa che conta.

 

E quel presentimento, fra lo stupore generale, si rivelò presto azzeccato. La Juve partì molto bene in campionato, prendendosi la testa della classifica da subito, una sorpresa per Allegri, allenatore generalmente abituato a partenze lente, ma soprattutto, a marzo, ci ritrovammo ai quarti di Champions, con merito e un po’ di fortuna che certo non guastò. Il gioco della Juve pareva fluido, a tratti quasi migliore di quello di Conte, poiché Allegri era riuscito in un mezzo miracolo: mantenere quanto di buono fatto dal predecessore e al tempo stesso gettare nel dimenticatoio l’orrore della difesa a 3, buona solo in Italia, per passare ad una più incisiva, soprattutto in Europa, difesa a quattro, con il rombo a centrocampo. Con questa impostazione non superammo solo il modesto Monaco, ma riuscimmo a battere addirittura il Real Madrid campione d’Europa. E, qui va detto, soprattutto la partita di andata a Torino rimane una delle migliori partite, sotto il piano del gioco, che la Juve abbia disputato negli ultimi dieci anni; soprattutto considerando la scarsa dimestichezza della rosa con partite così e l’entità dell’avversario. Nulla da dire, applausi a scena aperta per il mister Max Allegri, “andiamo a Berlino!”

 

 

Ecco, vorrei fermarmi qui, al momento in cui credo tutti, nessuno escluso, abbiamo amato alla follia il nostro attuale allenatore, al culmine dell’idillio che negli anni successivi non ha più avuto lo stesso consenso generale. Ci siamo goduti quel momento di stima per Max, ma forse aldilà di quello, la parte immatura del tifo juventino ha riflettuto troppo poco su un altro pensiero, che ritengo fondamentale.

 

Ma non è che al di là di Conte o di Allegri, soci al 50% di questo traguardo, alla Juve abbia fatto bene cambiare allenatore per provare a  migliorarsi in Europa? Non è che dopo tre anni di contiana rigidità tattica ci abbia fatto bene passare a un mister che investa più sulle individualità e sulla gestione, che non su uno schema di gioco troppo marcato?

 

Questo quesito è vagato per troppo poco, nella mente dei più, o forse non si è nemmeno presentato. E al posto di darsi una risposta a questa domanda, molti tifosi hanno dato vita ad un fenomeno che ancora oggi permane e che io chiamo: l’equivoco di Allegri; Non è affatto inconsueto notare come i più accaniti sostenitori di Allegri, oggi, siano quelli che per difenderlo sui social iniziano il discorso dicendo: “quando è arrivato alla Juve non lo volevo, ma…“. La cosa non mi stupisce. Ebbene questi tifosi hanno fatto una semplice operazione di trasferimento, se prima credevano che senza Conte la Juve non avrebbe mai più vinto nulla, ora credono che quelle caratteristiche messianiche, divine e degne dell’investitura ad imperatore, siano passate nel corpo e nella mente di Massimiliano Allegri.

 

Quella che poteva essere una lezione straordinaria, ovvero che i cicli finiscono e che nessuno sia indispensabile, è invece diventata un equivoco comico: “senza Allegri non vinceremo più nulla!”. A pochi, spesso tacciati di essere occasionali, viene in mente che forse potrebbe far bene alla squadra, dopo quattro anni di straordinaria elasticità tattica, ritornare ad un allenatore che attui un sistema di gioco più definito, magari più offensivo o anche solo semplicemente diverso. In pochi credono che un cambio di gestione e quindi di stimoli, schemi e meccanismi possa fare bene alla squadra. In pochi pensano che quello che si è verificato con Conte, molto più amato di Allegri, possa succedere in caso di addio del toscano. In pochi pensano che questa squadra, in grado di arrivare in finale di Champions per due volte in quattro anni, potrebbe magari fare il passo finale e vincerla con un altro allenatore.

 

No, Allegri, non si sa come ne perché è considerato l’ unico artefice delle vittorie juventine, senza il quale non si raggiungerebbero più. Gli scudetti ? Sparirebbero dai nostri obiettivi. La Champions? Supereremmo a stento i gironi. Il gioco? Dai, su, lo sanno tutti che con Cristiano Ronaldo, Dybala e Douglas Costa è impossibile giocare bene, eddai!!! Insomma, per questo tipo di tifosi vincere non è l’unica cosa che conta, per questi tifosi, al primo posto c’è la paura di perdere. un’ansia atavica, anche comprensibile, di ritornare agli orrori di Delneri, anche solo pensando di sostituire un allenatore vincente; un sentimento di gran lunga più forte rispetto a quello di godersi questo straordinario momento: l’occasione imperdibile di diventare la squadra più forte del mondo, forse non rendendosi conto che questi obiettivi siano davvero alla portata: massima qualità della rosa, vittoria dei trofei più importanti e buona qualità del gioco.

 

Strano che questi tifosi siano magari gli stessi d’accordo nel liberarsi frettolosamente delle bandiere, nel liquidare giovani che non hanno inciso subito o nel rivoluzionare ogni anno la squadra in almeno cinque dei suoi titolari. Tutto questo va bene, ma guai a toccare il mister. Io non dico che si debba mandare via Max, o forse lo dico, ma il punto non è questo, ciò che voglio dire è che io ci sono: sono pronto. In molti credevano che senza Conte, in grado di farci vincere in Italia, ma deludente in Europa, gli scudetti sarebbero stati un miraggio, adesso gli stessi pensano che senza Allegri non si arriverà più in finale di Champions. Forse hanno ragione o forse o no, ma io sono pronto al cambiamento per il bene della Juve, e lo sono ora, a stagione iniziata, speranzoso e conscio che questa potrebbe essere l’annata buona, con Max in panchina.

 

Ma se così non fosse, io sono pronto. Ieri era Conte, oggi è Allegri, ma la musica non cambia. Almeno per me, vincere rimane l’unica cosa che conta.

 

Di Luca Motisi