La lentissima crescita di Aaron Ramsey

di Stefano Francesco Utzeri |

La vera grande novità della serata di Milan-Juventus di Coppa Italia non è stata nella prestazione della Juventus, ancora una volta chiusa tra il “vorrei ma non posso” e l’orribile sensazione che la squadra giochi sempre con la mentalità del “tanto in un modo o nell’altro la vinco”, ma è stata prima della partita, alla lettura delle formazioni, quando Maurizio Sarri ha deciso di schierare Aaron Ramsey mezzala destra. Una novità caldeggiata da molti tifosi, in qualche modo annunciata da Fabio Paratici a marzo nelle sue prime dichiarazioni sul gallese post-ingaggio, lui che il giocatore lo ha scelto e voluto nella sua Juventus ed infine dallo stesso Sarri che mercoledì in conferenza si era speso a favore dell’ex Arsenal: <<La sensazione è che sia in crescita a livello di condizione fisica e anche di convinzione di inserirsi con facilità dopo l’esperienza di questi mesi nel nostro calcio, quindi è un giocatore da tenere in considerazione>>.

Detto, fatto. A poco più di 24 ore da questa dichiarazione, Maurizio Sarri ha spedito Ramsey in campo e non più nel ruolo che finora gli aveva riservato di trequartista, ma appunto di mezzala. Segno di una vera convinzione per il toscano che il gallese sia davvero in crescita soprattutto fisica. E così è sembrato almeno inizialmente.

La sua partita è stata nel complesso deludente per continuità di prestazione, applicazione tattica in possesso e precisione nelle giocate, soprattutto in fase di rifinitura o passaggio chiave (uno solo in 63’ in campo). Nella sua partita ci sono 69 palloni giocati, con 47 passaggi riusciti (85% di quelli tentati), numeri che non farebbero trasparire una prestazione oltremodo negativa e deludente, ma non fotografano appieno la sensazione di svagatezza e imprecisione trasparsa all’occhio dello spettatore anche meno critico. Esemplare in questo senso una delle manovre meglio riuscite alla Juventus nel corso dei 90 minuti (ben poco confortante). Al terzo minuto, lo stesso Ramsey intercetta un passaggio di Rebic, appoggia su Cuadrado e va a chiudere il triangolo con De Sciglio e Pjanic, aprendosi così il campo saltando la prima linea del Milan. La sua corsa verticale viene premiata da un altro triangolo, quindi scambia centralmente con Matuidi, ma sbaglia colpevolmente di diversi metri l’apertura su Cristiano Ronaldo. Sembra l’inizio di una buona partita, con il mirino da centrare e un piede da scaldare. Tuttavia, la sua azione, come quella della Juventus inizia a farsi sempre più sterile, e le risalite in possesso di palla, pur positive sono fini a sé stesse per le scelte fatte anche da Ramsey nell’ultimo quarto di campo.

Oltre all’imprecisione tecnica nella fase in cui il gallese teoricamente dovrebbe fare la differenza, nei pressi dell’area di rigore, c’è da sottolineare anche l’inconsistenza del gallese in non possesso. Le statistiche in questo senso lasciano poco spazio ad interpretazione e dubbi. Solo 2 duelli vinti in contrasti a terra, sui 7 affrontati, ma soprattutto la sensazione di avere una palese confusione nel muoversi ed occupare gli spazi in campo. L’aspetto che più di tutti lascia tanta preoccupazione sul reale apporto di Ramsey, ancora di più dopo l’ora di gioco disputata ieri, è soprattutto la mancanza di lucidità dimostrata finora negli ultimi 25-30 metri, zona nella quale lui ha sempre fatto la differenza creando occasioni, fornendo assist e siglando tante reti.

Il bilancio è finora deludente, ma il giocatore, pur non mostrando ancora quasi nessuna delle qualità che gli sono riconosciute, dopo l’inizio difficile sembra in crescita. Siamo a febbraio però, basterà?


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