Il Leicester bestia nera degli antijuve (ma non ditelo a Sarri)

di Giulio Gori |

Il Leicester ha vinto la Premier League. In Italia in tanti si lustrano gli occhi. Prima o poi toccherà anche a noi? In realtà, la favola delle Foxes sembra quasi una condanna delle rivali della Juventus. Ma non ditelo a Sarri, a Mancini, a Garcia, a Ventura e compagnia cantante.

La Football Money League, la classifica del fatturato? Secondo le statistiche elaborate da Deloitte, in Inghilterra stravincono i 519 milioni di sterline del Manchester United, contro i 463 del City, i 435 dell’Arsenal, i 420 del Chelsea, i 391 del Liverpool, i 257 del Tottenham, i 169 del Newcastle, 165 dell’Everton e i 160 del West Ham. E il Leicester? Non è neppure in classifica, si ferma ad appena 104 milioni di sterline. Ma non ditelo a Sarri.

Il campionato viene falsato se due squadre giocano in orari e giorni diversi? Ditelo a Pochettino, tecnico del Tottenham, che nelle ultime giornate di Premier ha giocato sempre dopo il Leicester e, una volta perso il titolo, ha fatto i complimenti agli avversari e ha definito la vittoria del Leicester «meritata». Ditelo a Pochettino. Ma non ditelo a Sarri.

Ranieri vince la Premier e ammette che il suo Leicester ce l’ha fatta anche grazie all’anno di crisi delle grandi. La Roma è allo sfascio e cambia allenatore in corsa, l’Inter e il Milan sono ridimensionate da anni. E la Juventus? A fine ottobre era a -11 dalla vetta. Ma non ditelo a Sarri.

Il Napoli affronta la Juventus nello scontro diretto, a Torino, e in 90’ non rischia mai un inserimento delle mezzali, gioca in modo conservativo e fa appena un tiro nello specchio. E perde con un gol all’88’. Il Leicester fuori casa contro il Tottenham, contro una squadra nettamente superiore, viene preso a pallonate per un’ora, tiene la sfera appena il 39 per cento del tempo, si chiude a riccio e in apnea, ma vince 28 contrasti, finisce all’attacco quando gli avversari tirano il fiato prendendoli a pallonate a loro volta, e vince con un gol all’83’. Ma non ditelo a Sarri.

Il Leicester vince 1-0 contro il West Ham. Vardy viene steso in area da Ogbonna, ma l’arbitro prende un abbaglio, espelle il centravanti col secondo giallo e lascia le Foxes in dieci. Da una vittoria nel cassetto a una sconfitta quasi annunciata: gli Hammers ringraziano e ribaltano il risultato, ma il Leicester in 10 contro 11 non si arrende e pareggia al 94’ (con un rigore generoso). Siamo alla quintultima di Premier League, ma Ranieri, dopo la partita dichiara: «Non parlo mai delle decisioni degli arbitri. L’arbitro ha deciso per due cartellini gialli, ok. Io mi devo occupare della prestazione dei miei giocatori». Ma non ditelo a Sarri.

Ah, Vardy prende una giornata di squalifica per il doppio giallo, più una addizionale per una protesta civilissima. Nulla di paragonabile alla sceneggiata napoletana di Higuain. Eppure, Ranieri, commentando la doppia squalifica e la necessità di giocare senza il proprio capocannoniere, dice: «Il Leicester è una squadra. È quello che chiedo ai giocatori sin dall’inizio della stagione: essere una squadra». Ma non ditelo a Sarri.

(E non ditelo neppure a Mancini, Garcia, Ventura e compagnia cantante).