La leggerezza di Ronaldo-Pirlo-Rabiot, il viatico per il giusto finale di stagione

di Giordano Straffellini |

Nei 90 minuti di Udine c’è un po’ tutto. Una partita incomprensibile, con un finale incomprensibile. Nella prima di cinque partite decisive la Juventus sbaglia per l’ennesima volta l’approccio alla partita. Ma non solo. Fino all’80 sbaglia totalmente la partita. Il menù è vario, specchio inequivocabile della stagione. Si parte dal gol subito, ennesima distrazione stagionale. Dybala protesta con l’arbitro, Bentancur da le spalle al pallone, Cuadrado si sta allacciando le scarpe Bonucci sembra in marcatura su Alex Sandro. Punizione battuta veloce, un giocatore dell’Udinese contro quattro della Juve, tiro non irresistibile ed ennesimo intervento non memorabile di Szczesny in stagione e vantaggio Udinese. A questo punto la Juve è sesta in campionato.

Passano i minuti e la sensazione è di impotenza. Nulla viene bene, passaggi elementari sbagliati, incapacità di creare azioni offensive difficoltà a recuperare il pallone quando il gioco è in mano agli avversari. L’idea che da questa Juve non è di una squadra svogliata, ma di una squadra che pensa troppo. La Juventus da la sensazione di quello studente che prova ad imparare un passo di ballo, si concentra, conta, prova e riprova ma ne ottiene solo un movimento lento, impacciato. Manca l’armonia, manca la leggerezza qualsiasi movimento, passaggio , chiusura sembra il risultato di uno sforzo sovrumano. E poi il lampo del re. Calcio di punizione, ah se ci fosse Dybala, non la tirerà mica Cristiano? E invece si, e la palla è indirizzata anche bene, ma il braccio di De Paul la toglie dall’incrocio. Rigore netto. Il primo squillo, Ronaldo fa una cosa che per anni gli è venuta bene, ma che da quando è a Torino è diventata un’ossessione, una cosa su cui forse troppo ha pensato, su cui si è intristito.

Questa volta calcia spensierato, leggero, ed il risultato finale è dei migliori. Passa un minuto e tocca a Pirlo. Dentro Rabiot e Felix Correia fuori udite udite il totem Cuadrado, 18 assist in stagione e Mckennie. Ecco il secondo moto di leggerezza, Pirlo ci prova con un giovane, come con Frabotta e Portanova qualche mese fa, senza tanto pensare a scalate, schemi o posizioni. Ed ecco il terzo momento, Rabiot prende palla, ne salta uno, leggero, ne salta un altro poi, cosa che lui non fa quasi mai, e che i suoi compagni non hanno fatto 33 volte prima di lui in questa partita, alza la testa e pennella un cross, il numero 34 della partita, sulla testa del RE. Seguono abbraccio finale e gioia, quella che da troppo tempo sembra essere scemata dal mondo Juve. Ripartiamo da qui, da questo abbraccio, da questa gioia condivisa. L’obbiettivo è importante, ma va raggiunto togliendo quella pesantezza mentale che ultimamente ha fatto regredire la squadra. Poi ci saranno le decisioni, il mercato le mosse societarie. Prima c’è da conquistare un posto Champions con consapevolezza nei propri mezzi ed un po’ di leggerezza.


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