Le verità di Sarri, molto più vere di quel che si pensi

di Milena Trecarichi |

Sarri Milan - Juventus

Maurizio Sarri ha parlato e lo ha fatto in modo schietto, sincero e senza filtri, come piace a lui. La maggior parte dei tifosi juventini, si sono soffermati sullo sgradevole passaggio riguardante il famoso scudetto perso in hotel, con il suo Napoli, anziché ascoltare la sua versione dei fatti, in merito alla stagione bianconera. La forza di una società si misura nel momento in cui questa è brava a mettere nelle migliori condizioni possibili un allenatore, per poter svolgere il suo lavoro al meglio. Un società forte non abbandona l’allenatore alle prime difficoltà. È successo con Sarri, è successo con Pirlo.

La Juventus nell’ultimo biennio ha dimostrato di faticare nella gestione del gruppo squadra, indipendentemente da Sarri. Questo dovrebbe far riflettere. Per una volta anziché fermarsi al dito, perché non provare ad andare oltre e analizzare determinate carenze, a prescindere dall’antipatia o simpatia?

Sarri ha capito di essere già stato scaricato ad ottobre, da qui il famoso compromesso per arrivare a fine stagione e salutarsi. Situazione percepita già dall’esterno e il neo allenatore della Lazio, non ha fatto altro che confermare. Sul presunto litigio con Nedved, ha smentito la versione che narrava di un alterco conclusosi con i due protagonisti che arrivano alle mani, ma ha confermato che la discussione c’è stata e per un motivo preciso: la squadra, dopo la vittoria dello scudetto, aveva staccato la spina e in vista del ritorno col Lione, questo atteggiamento poteva essere controproducente e così è stato. Si dirà che l’allenatore ha il compito di lavorare affinché questo non accada, giusto, ma se l’allenatore è stato delegittimato dallo spogliatoio a inizio anno, cosa poteva fare per evitare che la squadra staccasse la spina? Nulla, se non rivolgersi alla società.

Capitolo Cristiano Ronaldo. La storia dice che solo Ferguson, Ancelotti e Zidane, sono riusciti a gestirlo, perché ingombrante come personaggio. Chiaramente Cr7 non sarà mai un problema per la squadra, ma nell’ammettere che gestirlo sia complicato non vi è nulla di male.

Parole al miele per Paulo Dybala, che sotto la sua gestione è diventato MVP della Serie A, mentre la vera frase a effetto è stata quella in cui ha dichiarato che la vittoria dello Scudetto sotto la sua gestione è stata data per scontata, non solo esternamente, ma anche all’interno, tanto da non esser stato nemmeno festeggiato più di tanto. La scelta del suo successore Andrea Pirlo, ha effettivamente confermato questa percezione, ovvero che lo scudetto lo si poteva vincere anche con un neofita in panchina, ma così non è stato.

Spazio anche per una verità oggettiva: “La Juventus col decimo fatturato in Europa, non ha l’obbligo di vincere la Champions League.” Dichiarazione tanto vera, quanto inappuntabile.

Il rimpianto per aver lasciato il Chelsea è pressoché legittimo, perché alla Juventus non si è trovato bene, nonostante la vittoria del suo primo e chissà forse ultimo Scudetto. Chi si aspettava di sentire “bugie bianche” su una convivenza da sogno che non c’è mai stata, da parte di Sarri in merito alla sua stagione in bianconero, è rimasto deluso e forse ha dimostrato di non conoscere così a fondo il tecnico di Fligine.

Maurizio Sarri è così prendere o lasciare: schietto, diretto, senza fronzoli e poco incline ai convenevoli e alla forma, lui è un uomo di campo, non di chiacchiere. In questa vicenda l’errore lo ha commesso la Juve scegliendolo senza esserne fermamente convinta o forse pensando in un cambiamento da parte di Sarri. Errore commesso anche dall’allenatore stesso nell’accettare la Juve, senza esserne convinto fino in fondo.

Errore che ha comunque portato il nono scudetto di fila in bacheca e sia il club, sia i tifosi, il cui motto è “vincere è l’unica cosa che conta”, non potranno mai cancellare dall’albo d’oro il nome di Sarri, piaccia o no.


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