Cara Gazzetta, le parole sono importanti

di Massimo Zampini |

La surreale vicenda della Gazzetta dello Sport che riporta per ben tre volte un virgolettato di Buffon sulle avversarie della Juve che in Italia “si scansano”, viene smentita categoricamente dalla Juve e confermata dalla rosea, pur se con una nuova, alleggerita (totalmente differente, anzi: ma quindi è stata detta o no?) interpretazione del verbo scansarsi, racchiude una serie di problemi già ben conosciuti, ma qui presenti tutti insieme spudoratamente.

C’è un primo problema, e concerne appunto l’ampiezza dell’utilizzo del virgolettato dalle nostre parti. È una battaglia che molti portano avanti da tempo, io l’ho letta spesso su “Il Post” e su “Wittgenstein”, dove Luca Sofri spiega – stigmatizzandone il diffuso utilizzo – “l’efficacia del virgolettato nel permettere di dirle grossissime attribuendole a qualcun altro che di solito non le ha dette(…), e insieme supplire all’assenza di notizia degna di titolo”.

E’ la parte del problema, da tifosi, che ci interessa meno, ma non serve essere giornalisti (io non lo sono) o averne studiato a fondo il codice deontologico per comprendere che un virgolettato è ammissibile solo con una intervista, conferenza stampa, frase registrata, dichiarazione ufficiale o, al limite, carpita ma registrata e provabile. Altrimenti, si racconta cosa si è saputo, senza virgolette, esponendosi al rischio di smentite.

Del resto, le regole deontologiche nascono da questioni pratiche: a chi di noi non è capitato di esprimere un concetto e vederlo riportato “virgolettato” da terze persone in modo improprio e forzato, costringendoci ad affrontare fastidiose conseguenze? Il tutto, ovviamente, se riportato a mezzo stampa relativamente a un personaggio di tale fama, viene esponenzialmente aumentato fino a raggiungere livelli insopportabili.

La “conferma”, se possibile, peggiora il tutto; infatti, di fronte alle dure parole della Juventus, la Gazzetta ha di fronte due possibilità: scusarsi o confermare il tutto. Ma tutto davvero.

La rosea ha scelto la terza possibilità: confermare apparentemente tutto, fornendo però una differente interpretazione del verbo scansarsi, ovviamente senza spiegare nulla in merito alle fonti o a come sia venuta a conoscenza di quell’espressione. Ha confermato tutto, smentendo però del tutto la parte principale: ma che avete capito, birbanti? Buffon ha detto “si scansano” ma non voleva dire “si scansano”.

Chiaro, no? Siamo sicuri che abbia detto quel termine esatto, ma anche che intendeva tutt’altro. Ah, e tu la riporti virgolettata per tre volte?

Ma come, tu hai preso quell’espressione, quella specifica espressione che vuol dire solo ed esclusivamente “impegnarsi di meno”, “fare passare”, “evitare di colpire qualcuno”, ne hai fatto il pezzo principale dell’articolo, tanto da riportarla virgolettata per tre volte, e poi ci dici che.. però voleva dire altro? O che magari ha usato una parola diversa (“parola più, parola meno”)?

E nel caso, visto che avevi virgolettato, chi ti ha fornito questa interpretazione a scoppio ritardato delle parole di Buffon? Lui stesso? Vi ha detto al telefono stamattina “ho detto che in Italia si scansano, ma intendevo dire altro”? Un compagno? E che ne sa, quel compagno, che Buffon non intendesse dire proprio “scansarsi”, che ne sa di questa nuova interpretazione, se il portiere ha usato esattamente quel termine e conosce i termini che utilizza? Come fa a darvi l’interpretazione autentica del pensiero di Buffon? E se ve l’ha detto un compagno, torniamo al punto, perché avete virgolettato le parole di Buffon, raccontate da un terzo?

In poche parole, con quella smentita, la Gazzetta ammette di avere utilizzato e virgolettato più volte un termine impropriamente, se non di averlo addirittura inventato.

Il secondo problema è di pura logica.

Ammettiamo che in qualche modo ti sia arrivata all’orecchio da una terza persona una voce del genere – e allora, ribadiamo, come minimo metti il condizionale e levi le virgolette. Che significato avrebbe una frase del genere dopo quello Juventus-Napoli? Potremmo capire dopo una facile vittoria, contro un’avversaria parsa arrendevole, un discorso del tipo “su, qui abbiamo rivali che fanno ridere, non vengono neanche a giocarsela”, per svegliare un gruppo ingiustificatamente esaltato. Ma lì finisce una partita tesissima, dopo una settimana di fuoco, contro una squadra che – sempre e tanto più quest’anno – vive per quella partita, che se la gioca alla grande, tanto che vinciamo per miracolo a un quarto d’ora dalla fine, e tu per motivare i compagni dici loro che in Italia le avversarie si scansano? Quelli ti ridono in faccia dicendoti “meno male che si sono scansati, pensa se si fossero impegnati”. E’ un discorso che non ha nessun senso, anche perché, per una Sampdoria partita con alcuni cambi (anche perché c’era l’abbordabile Inter solo tre giorni dopo) e che peraltro sul 2-1 ha schierato i suoi big, Buffon per primo ha visto il Palermo giocare una sola partita decente quest’anno, proprio contro di noi; l’Udinese non mollare fino all’ultimo secondo; la Lazio perdere per puro caso; la Fiorentina cadere a pochi minuti dalla fine per una prodezza di Higuain. Abbiamo battuto bene, quest’anno, solo Empoli fuori, Sassuolo e Samp (qui peraltro abbiamo sofferto fino al gol del 3-1 a metà secondo tempo) in casa.

Può capitare di vincere bene tre partite contro quegli avversari a una squadra accreditata proprio dai media come una schiacciasassi, campionato chiuso, non ci sono rivali, ecc?

E’ dunque logico che Buffon – ove mai avesse pronunciato concetti di quel genere – intendesse al più riferirsi, dopo quello Juve-Napoli, a un campionato in cui si vince quasi per sbaglio, non giocando bene, semmai con avversari talvolta intimiditi (come l’Albacete al Bernabeu), e che in Europa sarebbe servito di più. La Gazzetta ci arriva oggi, con la “conferma” che smentisce. Non pensava che quel termine avrebbe suscitato molte reazioni, povera.

Ma come diceva qualcuno – e qui arriviamo al terzo grande problema – “le parole sono importanti”. L’autore dell’articolo riporta quelle frasi rifugiandosi poi in un più vago “parola più parola meno”. E che sarà mai, magari non ha detto proprio così, ma circa… Eh no. Nel desolante contesto del calcio italiano, in cui già due anni fa il buon Garcia temeva che la Juve affrontasse un Sassuolo piuttosto molle (fu poi una partita infernale, vinta dai bianconeri), l’espressione “si scansano” ha un significato ben preciso. Non è sinonimo di “sono scarse”, né di “sono intimidite”. No, da noi vuol dire proprio “si scansano”, si tolgono, lasciano passare, evitano di colpirti.

E infatti qualunque juventino in Italia oggi ha ricevuto non meno di venti messaggi da tifosi avversari con incollato il pezzo incriminato: “se lo dice anche Buffon…”.

I giornalisti della Gazzetta, e in particolare l’autore, ottimo giornalista, conoscono perfettamente il contesto e il significato attribuito a quella espressione, che non corrisponde certamente al pensiero di Buffon. Non possono e non potevano pensarlo.

Eppure non solo lo hanno riportato, ma lo hanno enfatizzato, fino a virgolettarlo tre volte. Ebbene, essendo giornalisti di sport, se non sapete che il verbo scansarsi insinua il sospetto di scarso impegno degli avversari, o non lo avete mai sentito – e non so dove viviate – oppure lo avete utilizzato di proposito, inducendo i lettori a pensare che Buffon pensi e dica che in Italia le avversarie non si impegnano contro la Juve.

Se nella “conferma” dite che intendeva dire altro, avreste potuto evitare di virgolettarlo tre volte, visto che quell’espressione non corrispondeva al suo pensiero.

Conclusione: talvolta ho avuto il piacere di chiacchierare, in modo del tutto amichevole, con dei giornalisti della Gazzetta dello Sport. Nel corso di questi civilissimi scambi di opinione, talvolta mi veniva “rinfacciato” questo astio così prolungato che molti tifosi juventini ostentano nei confronti della Gazzetta. Ho sempre risposto che per me il punto più basso, quello che cambia definitivamente la percezione di quel giornale, ancor prima della indebita pressione di quel maggio 2006, delle sentenze indovinate prima che cominciassero i processi (e lì in effetti qualcosa non andava nella giustizia sportiva, più che in chi raccoglieva l’indiscrezione e la pubblicava), è riscontrabile in quel famoso titolo “Così non si può”, a tutta pagina, dopo uno Juventus-Udinese di febbraio 2006, prima di Calciopoli, in un anno in cui non accadde pressoché nulla, peraltro anche in seguito non oggetto di indagini e con designatori diversi rispetto alle stagioni precedenti (ma tuttavia assegnato all’Inter: logico, no?).

Ecco, puoi titolare in tanti modi, dopo una vittoria contro l’Udinese per un gol in fuorigioco di Del Piero a metà campionato, abbastanza netto ma peraltro non facilmente visibile in diretta: sulla vittoria immeritata, ingiusta, perfino sul guardalinee disattento o non all’altezza. Ma “così non si può!” vuol dire un’altra cosa: vuol dire – ma non vi virgoletto – abbiamo sopportato tutto, ma questo è davvero troppo. Così non si può. Tanto più se poi, in anni di polemiche non meno vigorose – e precisamente in quello successivo a un duello Mancini-Spalletti fino all’ultimo minuto – di fronte a un gol decisivo a pochi minuti dalla fine con mezza squadra in fuorigioco di due metri, il titolo è “Maicon, un gol è di troppo”.

E’ tutto qui il problema, cara Gazzetta, niente di personale: le parole sono importanti.