Le mille sfaccettature di un campionato surreale

di Andrea Mangia |

Sta per cominciare qualcosa che non abbiamo mai visto. Un campionato che si concluderà in dodici giornate tra giugno e luglio, mesi in cui, nazionali permettendo, i giocatori al massimo siamo abituati a vederli sulle copertine dei giornali di gossip, paparazzati al mare, o in qualche storia di Instagram. Dodici giornate, tra l’altro, che si svolgeranno in un mese e mezzo, ovverosia una partita ogni tre giorni, in stadi privi di pubblico. Credo che ci troveremo di fronte a fattori mai tenuti in considerazione prima, nell’economia di una stagione calcistica.

La stanchezza sarà sicuramente un fattore. Giocare ogni 3 giorni logora il fisico e non permette di recuperare, oltre al fatto che i giocatori non hanno certo potuto arrivare ai nastri della ri-partenza al 100% della condizione. E ciò aumenta esponenzialmente il rischio di infortuni. Aggiungeteci un caldo da piena estate, ed il rebus è completo.

Quale sarà quindi l’approccio? Un ampio turnover per avere sempre giocatori più o meno freschi, sperando di mantenere basso il rischio di infortuni, o una volata che cerca di affidarsi agli uomini ed agli schemi più collaudati, cercando di cogliere di sorpresa squadre e difese meno “registrate” e, perché no, motivate? Questo potrebbe avvantaggiare rose sì ampie, ma soprattutto schemi di gioco che funzionano bene a prescindere dagli interpreti. Per fare un esempio casuale ma non troppo, la ricettività dell’Atalanta verso gli schemi del proprio allenatore, a prescindere dagli interpreti, appare maggiore rispetto, per esempio, alla recettività dei giocatori dell’Inter quando in campo non scendono i titolarissimi.

Abbiamo prima citato le motivazioni. Altra bella questione. Nel gergo calcistico, tra addetti ai lavori, si usa spesso una metafora, verso fine campionato, quando certe squadre, ormai salve, non hanno più niente da chiedere al campionato. Si usa infatti dire che la tal squadra “ha piantato l’ombrellone in mezzo al campo”, per indicare quell’atteggiamento un po’ svagato di certe compagini a fine campionato. Solo che di solito queste cose si dicono ai primi di maggio. Immaginatevi che motivazioni potranno avere certe squadre o certi giocatori, magari già salvi o già retrocessi, quando la stagione sarà arrivata attorno a metà luglio. Si rischia di vedere davvero un campionato a tratti grottesco, con giocatori con la testa altrove e le motivazioni bassissime (tra l’altro alcuni dei quali virtualmente senza contratto e con il rischio concreto di farsi male). Una sorta di campionato a due velocità. Senza contare che la testa potrebbe riservare brutti scherzi anche a chi si gioca qualcosa di importante, non solo a chi non ha più nulla da chiedere. Ed allora, in questo caso, allenatori dal temperamento di Conte o Gattuso potrebbero essere più adatti a tenere alta la tensione fino alla fine.

E poi ci sono loro, i singoli calciatori. Potrebbe essere innanzitutto il finale di campionato dei brevilinei, perché entrano in forma più rapidamente e perché spesso tecnicamente più dotati. E ciò potrebbe valere sia nelle partite in cui ci si gioca la stagione, sia in quelle in cui nessuno ha nulla da chiedere e dove il loro estro potrebbe emergere maggiormente.

A mio parere, c’è un altro elemento che potrebbe in qualche modo introdurre qualche sferzata di imprevedibilità ai match. Gli stadi vuoti. Ci sono una serie di calciatori, di base molto talentuosi, e, perché no, anche tendenzialmente anarchici tatticamente, che sentono più di altri la pressione e che alla domenica si sciolgono, sopraffatti dall’emotività, dai fischi, dalla posta in gioco, dalla pressione dello stadio. Anche per loro c’è un termine gergale specifico… i cosiddetti “calciatori del giovedì”, quelli che in allenamento fanno i fenomeni per poi sparire dalla scena quando il pallone pesa davvero poiché, in sostanza, non sufficientemente dotati dei cosiddetti “huevos”. Non certo giocatori su cui costruire un ciclo vincente, ma che magari in questo finale di campionato, in un clima, appunto, da partitella del giovedì, senza pubblico e senza particolari tensioni, potrebbero sfoderare prestazioni inaspettate e determinare, perché no, risultati a sorpresa.

Già in Germania, per esempio, ci sono stati alcuni esempi di giocatori che hanno cominciato a segnare con continuità dalla ripresa del campionato; uno di questi è Schick, giocatore a cui tutti riconoscono grandi doti tecniche, ma al quale, in generale, manca un po’ di garra. In Italia, tra i tanti esempi che potrebbero essere fatti, uno dei primi giocatori che mi viene in mente è Calhanoglu, schierato sistematicamente titolare da ogni allenatore ad inizio stagione (o all’inizio della sua avventura se subentrato in corsa – perché evidentemente il turco in allenamento fa vedere colpi eccellenti), sostituito o accantonato forzatamente poi, a causa di una discontinuità disarmante.

In una stagione ideale questi elementi sarebbero tutti marginali o quasi, ma potrebbero invece essere determinanti da qui a fine luglio durante l’atto conclusivo di uno dei campionati più incerti dell’ultimo decennio. Di certo il più surreale. Abituiamoci a guardare le partite ed i “momenti” della stagione (che pur saranno ravvicinatissimi) con occhi diversi, perché le sorprese di certo non mancheranno. Ed armiamoci anche di grande pazienza.


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