Le Maldive del Salento

di Willy Signori |

Così finalmente è arrivato il SarriDay, quello vero e per la prima volta abbiamo potuto ascoltare il Sarri juventino, insediato nella sua nuova casa, che speriamo resti tale per molti anni perché significherà aver allenato spesso i deltoidi del nostro capitano nell’alzata della coppa.

Uno col suo retaggio professionale non poteva essere uno stupido né un bifolco e oggi l’ha dimostrato facendo lo slalom speciale tra domande maliziose, furbe e altre poco intelligenti. Si è parlato anche di calcio ed è stato solo un antipasto. Però è stato musica per le orecchie di chi si era dovuto abituare a riferimenti legati al mondo dell’ippica o del basket NBA anche se si capisce che per tornare a parlare di calcio davvero dovremo aspettare la prossima generazione di giornalisti, questa è ancora quella della “caviglia in disordine”, quella a cui è decisamente troppo chiedere di approfondire dettagli tecnici.

Esame superato quindi. Interessante la parte in cui ha chiarito senza remore o vergogna che lui è e resterà sempre tifoso del Napoli e che durante la sua esperienza azzurra ha cercato di catalizzare tutta l’energia di una tifoseria caldissima per provare a compiere un’impresa storica che in Italia forse trovava un parallelo solo con lo scudetto del Verona nell’85 (e l’avrebbe anche superato per difficoltà) e che, sempre nel capoluogo campano, certi attestati di stima possono e devono essere espressi unicamente in privato, perché in pubblico no, non si può.

E questo ci porta al grande tema della narrazione del calcio, di chi ama trasformare 90 minuti su un campo di gioco in qualcosa di più, di chi rovescia barili di melassa a posteriori su storia già scritta come se realmente un numero sulla maglia contribuisse alla genialità di un giocatore o come se dio davvero tifasse per qualche squadra.
È solo misera guerra di bande, giornali da vendere e click da fare.
Se nello scorso quinquennio Sarri fosse stato allenatore della Juventus e Allegri del Napoli avremmo assistito alla stessa identica lotta ideologica solo a eserciti invertiti.
Si sarebbe esaltato il calcio sparagnino di Allegri, che incarnava la perfetta arte di arrangiarsi partenopea nel solco dei suoi predecessori Bianchi e Bigon che vinsero affidandosi al genio dei propri campioni, Maradona in testa, mentre dall’altra sponda, quella sabauda il gioco bello di Sarri avrebbe rappresentato alla perfezione lo stile Juve, che nel tempo ha avuto come rappresentanti Del Piero, Zidane, Platini e Sivori, perché il bello ha sempre trovato cittadinanza sotto la mole MA sempre al servizio della coralità, del gruppo.
E all’annuncio di Allegri nuovo allenatore della Juventus per la stagione 2019/20 in molti avrebbero storto il naso perchè è un bifolco, perché ha spesso attaccato la Juve, perché nulla ha a che fare con la nostra storia.

È tutto qua. Noi ci dobbiamo godere quello che verrà, sperando sognando e soprattutto tifando, perché come diceva Jep Gambardella “meno male, ci rimane ancora qualcosa di bello da fare… è meraviglioso il futuro”

Abbiamo sognato (chi più chi meno) Guardiola, abbiamo sperato che arrivasse perché dopo CR7 sky’s the limit.
Poi abbiamo visto Conte (il vero piano A di chi vi scrive) vestire di nerazzurro. Non è stato un inizio di estate facile. Ci hanno fatto compagnia l’incertezza e la delusione, due compagne di viaggio moleste come la gente che parla al cinema.
Sarri è come le Maldive del Salento, una spiaggia bellissima con una sabbia soffice come farina e un mare che ti culla dolcemente.
Se ti promettono una vacanza alle Maldive e poi ti portano in Salento all’inizio ci rimani male, com’è ovvio. Poi col tempo ti accorgi che anche il Salento è splendido e c’è solo da restarne incantati.

Come ogni anno di questi tempi torna forte la voglia di ripartire di veder iniziare la nuova stagione, perché quando l’arbitro fischia l’inizio esiste solo il presente col pensiero al futuro che è meraviglioso, dicevamo e il passato è solo una pagina girata. Proviamo a restare incantati allora e godiamocela.


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