Le Idi di Marzo – missione scudetticidio

di Valeria Arena |

 

Mi sono sempre chiesta, un po’ come tutti, da dove venisse l’ossessione di Allegri per il mese di marzo. Certamente si tratta di giorni fondamentali per campionato, Coppa Italia e Champions, ammesso che si vada avanti, ma niente di più importante dei successivi due mesi, quelli in cui in fin dei conti si decide tutto. Di infortuni fisici, per altro, ne siamo macchiati tutto l’anno, per cui neanche la condizione fisica può essere considerata una spiegazione soddisfacente. Eppure ogni anno Allegri lo sa prima, nel senso che avvisa tutti a gran voce su quale sarà il momento topico della stagione, e ogni anno, davanti alla sua manifestazione, ci domandiamo sistematicamente: ma è solo fortuna, ché dopo quattro anni avrebbe dell’inverosimile, o ci crede davvero e lavora con coscienza per arrivare fin lì? Quest’anno poi la svolta, se di svolta si tratta, è arrivata proprio mentre i più pessimisti si struggevano sulla sacralità di Wembley e sulla cavalcata trionfale che il Napoli avrebbe dovuto avere fino allo scontro diretto allo Stadium.

Vero è che questi primi 15 giorni di marzo hanno un nome e un cognome, o meglio due nomi e due cognomi, Gonzalo Higuain e Paulo Dybala, senza considerare quel fenomeno di Douglas Costa che meriterebbe un capitolo a parte, ma è altrettanto vero che l’aria pre primaverile, Burian permettendo, continua a far star bene noi e ad intontire un tantinello gli altri. Un’opera di stordimento che mai come quest’anno è coincisa con le idi di marzo, il celebre giorno del cesaricidio, l’assassinio di Giulio Cesare. Tanto vale parlare di tentativo di scudetticidio, allora, visto che ormai il pattern ha una sua periodicità. Chissà se Allegri sa che marzo deve il suo nome a Marte, il dio guerriero per eccellenza, chissà se sa che le idi erano un giorno festivo dedicato proprio al dio della guerra, o se in realtà cita marzo a caso ogni anno per destabilizzare l’avversario e mettergli ansia proprio nel momento più importante della stagione bianconera. Il che sarebbe una bella strategia, per carità.

Una congiura silenziosa, se così vogliamo chiamarla, lunga mesi, che ha visto in Higuain e Dybala i suoi freddi e spietati esecutori, con quei 32 gol in due che curiosamente sono proprio l’inverso di 23, il numero delle celebri coltellate inflitte a Giulio Cesare. D’altronde il traditore ce lo stiamo allevando benissimo in grembo. Quel Tu quoque, Gonzalo, che fa da eco per le strade di Napoli è infatti qualcosa che ci porteremo dietro per molto tempo. Certo, non è mica finita, anzi, ma se quei giorni cambiarono irrimediabilmente le sorti di Roma, è altrettanto vero che in questi primi 15 giorni di marzo la Juve ha premuto reset e riposizionato l’attuale campionato nel punto in cui è sempre stato negli ultimi sei anni, e cioè dove siamo a noi a definire le regole e l’andamento del gioco.

Stessi fendenti, stesse pugnalate, stessi nomi anche in Champions. Sempre loro, i Bruto e Cassio argentini delle pianure piemontesi, che insieme si sono messi a profanare anche il sacro nome di Wembley. Impresa che, inserita in successione tra Lazio e Atalanta, sembra ancora più leggendaria, oltre che bellissima. D’altra parte ci sarà qualcosa che non riusciamo a spiegare analiticamente, che non riusciamo a dimostrare tramite matematica ed equazioni, che non riusciamo a teorizzare scientificamente. Ci sarà una spiegazione o un motivo per cui Dybala sbaglia quel rigore con la Lazio allo Stadium all’andata e poi rifila quel goal inumano a pochi secondi dalla fine, per cui Gonzalo si fa parare il secondo rigore a Torino contro il Totteham e poi lancia Paulo a Londra davanti alla porta. Ci sarà, no? È possibile sia davvero marzo? Esiste davvero una strategia tutta allegriana che punta a far schiattare gli avversari sempre nello stesso periodo? Questo vuol dire che da domani in poi saremo noi, come sempre d’altra parte, a doverci guardarci le spalle. Il tu quoque, Bonnie resta ancora in agguato.