Le grandi verità su Bonucci e Chiellini

di Michael Crisci |

L’Europeo vinto dall’Italia di Mancini è già storia, anche se l’euforia generata dal trionfo non cesserà a breve. Se Euro 2020 è stato visto come il torneo della consacrazione di Chiesa, Donnarumma, Jorginho, è stato vissuto anche come il torneo del riscatto europeo di Bonucci e Chiellini. Il viterbese si è scatenato più del livornese, a conferma della diversità di carattere dei due rimarcata da Chiellini nel post gara. Ma la gioia è stata infinita per entrambi.

Un successo europeo rincorso sin dal 2012, come candidamente ammesso dallo stesso Bonucci a Francesco Repice, nella conferenza stampa post partita di Italia-Inghilterra. Ebbene sì, le finali europee, la “non” mentalità europea, e tutte quelle teorie che descrivevano queste come i talloni d’Achille dei due, spazzati in un lampo, in un mese, in una serata storica, inseguita da tanto tempo.

Euro 2020 è stata la manifestazione che ci ha consegnato 3 grandi verità su ciò che ha caratterizzato il dibattito sulla coppia nell’ultimo decennio:

1) In primis, l’apertura dei due ad un calcio più offensivo, differente da quello prediletto, e comunque molto spesso efficace, negli anni d’oro, vissuti comunque spesso assieme ad Andrea Barzagli, in un sistema di difesa a 3; Chiellini è sicuramente un calciatore che ama e si esalta nel difendere basso (Un esempio recente dell’ultima la stagione, la straordinaria prestazione in Juve-Roma 2-0), e nel contempo Bonucci, che possiede un piede educatissimo, si trova molto più a suo agio vicino all’area di rigore (e questo ha creato qualche volta problemi di comprensione con de Ligt nell’anno di Sarri, come ad esempio in Lione-Juventus, quando tra i due nel primo tempo c’erano spesso più di 30 metri di distanza), ma restano due difensori capaci di adeguarsi ad un calcio diverso, soprattutto Chiellini, fin dai tempi del primo Antonio Conte sulla panchina bianconera. Quindi non è “obbligatorio” giocare un solo tipo di calcio con i due in campo.

2) In seconda battuta, devono essere stimolati. Mancini ha creduto sin da subito in un calcio diverso da quello all’italiana, e ha mostrato un progetto entusiasmante ai suoi giocatori, senza rinunciare al loro apporto. Erano molti, in patria, anche tra gli juventini, a storcere il naso riguardo all’idea di un’Italia dominante nel gioco e nel possesso con i due in campo. L’azzardo, di Mancini, quello che forse, negli ultimi anni della sua prima avventura bianconera, non tentò Allegri. La speranza è che, a maggior ragione con la presenza di de Ligt, l’Europeo possa aver smosso alcune convinzioni del tecnico livornese, nel solco dell’evoluzione.

3) Ma la cosa più importante, e questo indubbiamente si lega al secondo punto, è sicuramente la consistenza del centrocampo; Euro 2020 ha dimostrato come la presenza di un centrocampo in grado di fare filtro in maniera adeguata (Verratti e Jorginho hanno ottime doti di interdizione, senza ovviamente citare il cattedratico Barella, ma anche Pessina), possa giovare al rendimento della coppia, permettendo a entrambi di spingersi in avanti, alzando la squadra e il suo baricentro, senza perdere in efficacia difensiva. Un centrocampo di livello che sicuramente avrebbe desiderato lo stesso Allegri nel biennio post Cardiff, e la cui mancanza ha forse condizionato alcune delle sue scelte.

Forse è troppo tardi per sperare che Bonucci e Chiellini possano bissare il loro successo in nazionale con la Juventus, visto che Chiellini si accinge (probabilmente) a giocare il suo ultimo anno, e visto che la Juve non parte da favorita per la prossima Champions (anche se questo vuol dire tutto e non vuol dire niente…), però almeno si sono avute delle risposte ad alcune questioni controverse che avevano accompagnato il dibattito sul 3 e il 19 fino alla notte di Wembley. La notte delle grandi verità.


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