Le decisioni di Oliver

Faccio una piccola premessa: chi vi scrive non è un tattico né un esperto di statistiche applicate al calcio, nella vita faccio lo psicoterapeuta, studio cognizioni ed emozioni degli esseri umani e come esse interagiscano per produrre comportamenti. Ovviamente io non conosco personalmente gli attori protagonisti del calcio quindi non posso fare considerazioni approfondite e dettagliate, ma mi limiterò a dare una chiave di lettura psicologica agli avvenimenti in campo.

Oggi voglio analizzare l’operato di Oliver in Real Juventus, perché l’arbitro è un elemento di una partita di calcio, messo lì per prendere delle decisioni applicando il regolamento. Il calcio però non è il tennis, è uno sport di contatto ed è soggetto ad interpretazioni di tali contatti e le gare sono condotte secondo un metro di giudizio non da una fredda macchina che calcola dei parametri e applica una regola, ma da un essere umano che nella sua testa applica un processo decisionale. E’ chiaro che le decisioni prese ogni giorno da ognuno di noi sono influenzate da diverse variabili e lo stesso processo non è necessariamente influenzato dalle stesse variabili, ma cercherò di evidenziare quello che secondo me spiega meglio la modalità con cui Oliver ha preso determinate decisioni.

Porto alla vostra attenzione 2 elementi: le ammonizioni ed il rigore.

La Juve ha subito 7 provvedimenti disciplinari di cui 6 cartellini gialli e 1 rosso mentre il Real 3 cartellini gialli. Di per sé questo non significa nulla dato che noi abbiamo commesso circa il doppio dei falli del Real e quindi va da se che puoi prendere anche il doppio dei cartellini, inoltre la nostra è stata una partita maschia e aggressiva quindi anche questo può essere un fattore predittivo di maggior numero di provvedimenti, quello che mi ha colpito però è stato il “cartellino su richiesta” dei blancos che spesso si alzavano da terra richiedendo tale cartellino e non solo Oliver non ha mai ammonito il richiedente, come spesso accade con arbitri di un certo spessore, ma in un caso ha addirittura accontentato Ronaldo che richiede al ’60 un cartellino su Alex Sandro inizialmente non estratto, inoltre i madridisti hanno più volte accentuato o simulato falli e l’arbitro non ha mai estratto un cartellino nemmeno per questo. Un atteggiamento di quello che potremmo definire un “arbitro casalingo”.

Veniamo però al fattaccio, il rigore assegnato al ’93. Non è mia intenzione dare una parola definitiva su questo episodio, anche perché come vi ho premesso non ne ho le competenze, ma come tutti voi ho un opinione e per me quello non è rigore. Il calcio però come dicevamo è soggetto alle interpretazioni e l’unica che conta è quella dell’arbitro, probabilmente ha sbagliato ma l’errore è parte del gioco e si può solo accettare. Riguardate l’episodio, dopo il presunto fallo passano circa 3 secondi prima che fischi la massima punizione dopo che tutto lo stadio, Ronaldo e Vasquez lo hanno richiesto a gran voce, gli attimi successivi sono ovviamente un putiferio e il nostro eroe decide di espellere Buffon per proteste. Ora una persona che prende una decisione dettata da una valutazione logica e convinto di essa sa anche cosa comporterà la sua scelta, soprattutto riguardo le conseguenze negative che nel nostro caso sono le veementi proteste dei bianconeri prevedibilissime in tale contesto, mentre l’arbitro sembra quasi sorpreso come se le proteste piovessero dal cielo. Inoltre a termine di regolamento se fischi il fallo devi anche espellere Benatia che, già ammonito, interrompe una chiara azione da rete, altro indizio che la decisione non è stata presa solo sulla base dell’evento osservato ovvero il presunto fallo.

Cosa potrebbe dunque aver condizionato in modo così pacchiano la scelta di Oliver? A mio modo di vedere 2 cose:

 

Il contesto ambientale


Il contesto sociale si spiega quasi da solo: Oliver si trova in uno tempio del calcio che evidentemente (cartellini e rigore) ha un forte ascendente su di lui. Gli esseri umani subiscono spesso la pressione del contesto sociale che è in grado di modificare anche sensibilmente le proprie scelte, pare che questo dipenda dalla necessità di conformarsi in quanto evolutivamente più vantaggioso fare parte di un gruppo che agire in solitaria. Per farvi capire quanto è potente questo processo vi dico che tempo fa uno psicologo americano sistemò in una stanza 10 soggetti 9 dei quali sui complici e solo 1 soggetto ingenuo (la “cavia”), lo sperimentatore proiettava su uno schermo dei pallini colorati e chiedeva ai soggetti di dire ad alta voce uno per volta che colore vedessero e la nostra cavia era l’ultimo a dover dire quello che vedeva. I primi tentativi vanno lisci ovviamente: pallino rosso e tutti dicevano rosso, blu e tutti dicevano blu etc., ma ad un certo punto nonostante venga proiettato un punto verde tutti i complici dicono di vedere giallo, secondo voi quante cavie dicevano verde? Poche, più dell’80% diceva giallo omologandosi al gruppo nonostante i loro occhi dicessero tutt’altro.

 

Il marcatore somatico


Il marcatore somatico è una specie di lampadina che “accende” la decisione giusta basandosi sulle conseguenze negative che porterebbe non prenderla, il marcatore somatico forza l’attenzione sull’esito negativo alla quale può condurre una data opzione di scelta e agisce come un segnale automatico d’allarme che “avvisa” di far attenzione al pericolo che ti attende se scegli l’opzione che conduce a tal esito. In buona sostanza è qualcosa tipo “fischia altrimenti qua succede un macello”.

Tendo a pensare che lo “stress” non sia stato un fattore in quanto solitamente una persona in tale condizione tende ad attuare un evitamento comportamentale e sostanzialmente a non decidere, nel nostro caso quindi Oliver si fosse sentito sotto forte stress semplicemente non avrebbe deciso e quindi non fischiato il penalty.

Io non sono un complottista, anche perché un complotto per definizione è nascosto quindi sarebbe inutile parlarne anche fosse vero. Non dico neanche che quel rigore non si fischia mai perché come detto il calcio è anche interpretazione degli episodi e difatti questo episodio ha diviso le opinioni, ma credo che un arbitro nel pieno possesso del suo processo decisionale semplicemente valuti tutti i fattori: hai un episodio dubbio di cui non hai una visuale completa, siamo alla fine della partita e se lasci correre si prolungherà ai supplementari mentre se fischi la qualificazione al 90% la chiudi lì. Fossimo stati su un altro risultato, come ad esempio l’1 a 4, qualsiasi cosa deciderai segnerai la qualificazione: se lo dai e lo segnano passa il Real mentre se non lo dai passa la Juve. Qui invece no, se lasci correre non succede nulla, si continua a giocare, a mio modo di vedere la scelta più ovvia in una condizione di dubbio nella quale una delle 2 scelte non ha alcuna conseguenza e quella che probabilmente avrebbe preso un arbitro esperto.

Purtroppo è andata così, amen. Il problema non è ovviamente la decisione di Oliver ma il fatto che un arbitro inesperto, così condizionabile, escluso dai mondiali e che non ha arbitrato partite di questo livello viene messo a dirigere il quarto di finale più importante tra le 2 finaliste della edizione precedente edizione, questo errore è prevedibile e corregibile.

di Tommaso Colonna