Le 3 domande che ci facciamo tutti su Dani Alves

di Juventibus |

Il secondo acquisto della Juventus ormai è una realtà. Dani Alves è sbarcato a Torino ed è pronto a mettersi a disposizione di Allegri; il terzino brasiliano è conosciuto e apprezzato dal grande pubblico, ma esistono dei punti interrogativi, delle domande che ci poniamo tutti cui cerchiamo di dare una risposta nelle prossime righe.

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di Francesco Andrianopoli

Secondo la bibbia statistica Transfermarkt, Dani Alves ha giocato in carriera 320 partite da terzino destro, sette da centrocampista di destra, quattro da ala destra, due da difensore centrale e due da terzino sinistro (nessuna di queste successiva al 2012).

Questi dati sembrerebbero confermare l’opinione più diffusa, secondo cui il suo ruolo naturale, e pressoché esclusivo, sia quello del terzino destro in una difesa a quattro; la realtà, però, è ben diversa.

A prescindere dagli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina dei blaugrana, infatti, il Barca ha sempre ustilizzato la “salida Lavolpiana”: in possesso di palla i centrali difensivi si allargano, il volante scende in mezzo a loro e i due terzini si alzano sulla linea dei centrocampisti, se non oltre.

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Considerando che il Barca passa la gran parte delle partite (tra il 65% e l’85% del totale) in fase di possesso, di fatto Dani Alves ha trascorso quasi tutta la sua carriera in Catalogna da esterno di centrocampo, protetto alle spalle dal difensore centrale di una difesa a tre, e chiamato a dialogare più con le mezzali e gli attaccanti che con la linea difensiva.
Approdando alla Juve, il suo adattamento nel 352 non dovrebbe quindi essere problematico: cambierà qualche meccanismo di uscita (sull’esterno basso avversario, in casa bianconera, escono preferibilmente le mezzali piuttosto che gli esterni), così come le trame di gioco, più dirette e meno elaborate, e sarà chiamato a fare meno il “regista aggiunto” e più il crossatore, ma la zona di campo occupata e i movimenti richiesti saranno grossomodo gli stessi.
Paradossalmente potrebbe essere più problematico per Allegri “reinventarlo” terzino destro qualora decidesse di riproporre la difesa a quattro e il centrocampo a rombo (soluzione che ha dato buoni frutti nella stagione 14/15 ed è stata invece rapidamente accantonata l’anno scorso): i bianconeri non adottano la salida Lavolpiana, e quindi il brasiliano potrebbe trovarsi a dover garantire una interpretazione del ruolo molto più bloccata e difensiva.

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di Andrea Lapegna

Se Gentil Cardoso diceva che “la miglior difesa è l’attacco”, Dani Alves può considerarsi uno dei suoi migliori discepoli. La fase difensiva di Alves poggia molto sulla forza di spingere gli avversari all’indietro quando attacca, contando sul fatto che dovranno inesorabilmente risalire grandi porzioni di campo. Per la posizione altissima, ha nelle corde un gran numero di intercetti (spesso nella trequarti avversaria), diventati sempre più centrali nelle transizioni negative di mister Allegri. Se questi non vanno a buon fine però, lascia grandi spazi dietro di sé e in questo senso Barzagli sarà probabilmente chiamato agli straordinari in uscita laterale. Il grande senso tattico e posizionale nella metà campo avversaria – che gli valse la nomea di “regista occulto” nell’ultimo Barcellona – cede spazio a scelte conservative se chiamato a rimanere basso. L’ottima tecnica di base gli permette disimpegni in scioltezza, ma mostra spesso lacune quando deve seguire l’uomo, a maggior ragione tagliando in diagonale.

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di Mattia Demitri

Daniel Alves rappresenta un upgrade diffuso rispetto a Lichtsteiner, ci sono però alcune caratteristiche nelle quali la differenza è più marcata. Soprattutto nella costruzione della manovra, con l’esperienza accumulata al Barcellona, il brasiliano ha interiorizzato un know how unico, che gli consente una lucidità e una qualità nelle scelte paragonabile a quella di un centrocampista, un regista aggiunto. Tecnicamente è da sempre più dotato dello svizzero, ha delle soluzioni nel dribbling e nelle conclusioni sconosciute al pur puntuale terzino destro elvetico. Rilevante inoltre il bagaglio di presenze nelle sfide europee di vertice, i confronti frequenti e regolari con top team come Real Madrid e Atlético in Liga. Marcare almeno due volte all’anno Ronaldo, allenarsi quotidianamente contro Messi, Iniesta, Suarez, fa la differenza.