Le 3 certezze dopo Milan-Juve: caratteri, punti e un paio di tabù abbattuti

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Luca Russo

Una prestazione di gran carattere, tre punti recuperati su quasi tutte le dirette concorrenti per il tricolore e un paio di tabù abbattuti.

Quante volte, fino al successo del Meazza, abbiamo sentito dire che la mano di Pirlo nel modo di affrontare la partita della Juventus la si vedeva poco o addirittura per niente? Svariate, direi. La serata di San Siro, a mio avviso, ha messo in forte dubbio la solidità di questa convinzione. Facciamoci aiutare dal primo dei due gol realizzati da Federico Chiesa e dal tris messo a segno sull’asse Kulusevski-McKennie. La filosofia di gioco del mister mi pare piuttosto chiara: prendersi dei rischi, non elevati, pur di infilare la porta avversaria. Dei rischi, bene inteso, a fronte dei quali gli eventuali benefici devono essere immediati ed evidenti. Non il dare avvio all’azione col palleggio dei difensori e quindi rischiando di perdere la palla e regalarla agli avversari nella propria area di rigore; quanto il cercare la giocata, anche ad alto coefficiente di difficoltà ma potenzialmente vincente, negli ultimi trenta metri per finire in rete. Il colpo di tacco col quale Dybala mette Chiesa a tu per tu con Donnarumma per lo 0-1 e la discesa in slalom con annesso assist in “spaccatascivolata” del talento svedese ex Atalanta e Parma per il centrocampista statunitense rispondono perfettamente a questo schema: giocata difficile, rischio non elevato perché mal che vada il Milan recupera la sfera in una zona del campo assai distante da Szczesny, benefici istantanei e visibili ad occhio nudo, cioè gol. Questo è il calcio di Andrea Pirlo, secondo il mio parere. Meno estetico di quanto ci si aspettava, assai più coraggioso di quanto si possa credere: si corre il rischio, ragionato e calcolato, non l’azzardo, di prendere gol in contropiede nel tentativo di farne uno, non in quello di mostrare in mondovisione quanto si sia belli e bravi a cominciare l’azione dal portiere. Un atteggiamento e una mentalità che potrebbero dare i loro frutti anche e soprattutto in campo europeo.

L’altro tabù abbattuto in realtà lo si era abbattuto già diverso tempo fa: la Juventus ieri sera ha dimostrato a tutti che si può vincere malgrado un chiaro ed evidente errore arbitrale. Ma non è questo il messaggio che sta veicolando la stampa nazionale: a loro dire ieri sera la Juventus ha vinto grazie ad un errore arbitrale, non malgrado un errore arbitrale. Si sminuisce il fallo su Rabiot da cui è originata l’azione che ha portato al pareggio di Calabria, come hanno fatto all’intervallo della gara gli inviati di Radio Rai, si amplifica ulteriormente il pur evidente fallo di Bentancur che l’arbitro, sbagliando, non ha sanzionato col secondo giallo e dunque con l’espulsione per doppia ammonizione. Non una novità nel racconto mediatico del calcio nostrano. Un racconto che se fosse un pochino più equilibrato dovrebbe indurre i più a pensare che ieri sera la Juventus ha vinto meritatamente e malgrado un errore arbitrale, non grazie ad un errore arbitrale


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