#LazioJuve sotto la lente della micromoviola

di Maurizio Romeo |

Sostanzialmente più che sufficiente la direzione di Luca Banti che nel complesso porta a casa una buona direzione di una partita comunque non troppo difficile. La sua gestione di falli e cartellini risulta abbastanza coerente per tutta la durata dell’incontro: alla fine si conteranno 33 falli e 8 ammoniti ed entrambi i dati saranno sopra la sua media stagionale. Se da un lato qualche sanzione disciplinare appare fin troppo fiscale dall’altro ne manca forse qualcuno per coerenza nella valutazione di episodi simili, ma in definitiva a fine partita nessuno parla dell’arbitro e il direttore di gara di Livorno si mostra comunque all’altezza di una partita importante come Lazio-Juve.

Piccola nota a margine: a partire da questa micromoviola troverete una novità perchè in fondo all’articolo oltre allo spazio per i miei voti all’operato dell’arbitro ci sarà modo per voi lettori di dare un voto al direttore di gara.

 


Il caso più difficile

L’episodio forse più difficile del match si verifica intorno al 50′ minuto quando Radu prende il tempo a Barzagli e lo supera in corsa. Il n°15 bianconero reagisce però di esperienza e ci mette il fisico per frenarne la corsa. Lo fa andando anche un po’ oltre le “buone” e trattiene solo per un attimo il giocatore avversario con il braccio sinistro.

50-1-BarzaRadu

Da un’altra angolazione si percepire meglio come la trattenuta avvenga molto prima della linea dell’area di rigore della Juventus e, soprattutto, sempre sotto lo sguardo del direttore di gara. Nell’angolo in alto a sinistra c’è un punto giallo: altro non è che la spalla sinistra di Banti.

La sagoma dell’arbitro appare più chiara nell’immagine successiva. Nello stesso fotogramma si notano due cose: il difensore bianconero lascia subito il giocatore avversario, ma finisce comunque per colpirlo con la gamba sinistra sul polpaccio. Il piede destro di Radu, per effetto di questo contatto finisce per trascinarsi sul terreno. Tutto sempre all’esterno dell’area di rigore bianconera.

L’esterno della Lazio a questo punto cade all’interno dell’area di rigore dando anche, a velocità normale, l’impressione di accentuare un po’. Banti, a poca distanza, incrocia e poi allarga le braccia facendo il segno convenzionale per mostrare in modo evidente che per lui non vi sia azione fallosa.

La sensazione è che il direttore di gara non abbia ritenuto la trattenuta di Barzagli tale da impedire a Radu di raggiungere il pallone e che gli sia sfuggito il contatto fra le due gambe facendo si che ritenesse il trascinamento del piede destro dell’esterno laziale come un tentativo di simulazione. A questo punto ritenendo come “contemporanee” le due azioni potrebbe aver deciso di non fischiare nulla.

A mio avviso però in questo caso però ci potevano stare un calcio di punizione a favore della Lazio e, forse, anche un cartellino giallo per il n°15 della Juventus.


Stesso peso?

Scorriamo ora velocemente quattro casi, due per tipologia, per analizzare la coerenza del direttore di gara nella gestione di falli e cartellini.

Braccia Larghe

Il primo episodio accade al termine del recupero del primo tempo quando Lichtsteiner supera Radu in velocità, il giocatore della Lazio allarga il braccio per ostacolarne la corsa e finisce per colpire l’avversario sulla spalla, tutto sotto lo sguardo del primo assistente Costanzo.

Il difensore della Juventus cade a terra tenendosi il volto, anche se i replay mostrano come venga colpito solamente sulla spalla. Personalmente trovo questo comportamento come estremamente antipatico e scorretto, accentuare un colpo subito, soprattutto quando si viene colpiti in altre zone è davvero antisportivo. Detto questo, tornando all’analisi regolamentare, per verificare il giusto colore del cartellino è fondamentale analizzare il movimento del braccio: in questo caso il giocatore rumeno non muove all’indietro il braccio in modo pericoloso, ma lo allarga solamente. Giusta quindi (e inevitabile) l’ammonizione.

Nella parte centrale del secondo tempo si verifica un’azione simile  sempre sulla stessa fascia, ma a squadre invertite. In questo caso è Alex Sandro ferma in modo irregolare Felipe Anderson. Banti è lontano, ma ha una visuale ottimale per valutare la situazione.

Dal vivo c’era la sensazione che il brasiliano della Lazio avesse accentuato un po’ la trattenuta e potesse continuare la sua corsa. Le immagini mostrano la trattenuta della maglia, anche in questo caso sotto lo sguardo anche dell’assistente Costanzo.

Assistente che invece ha lo sguardo rivolto altrove pochi istanti prima quando il difensore brasiliano della Juventus compie un’azione simile a quella vista nel contatto precedente fra Radu e Lichtsteiner, allargando il braccio per bloccare l’avversario e, per effetto della corsa, finendo per colpirlo sulla spalla e sul mento.

Questa azioneprobabilmente non sfugge al direttore di gara che prende lo stesso provvedimento disciplinare del caso precedente. Decisione sostanzialmente corretta.

Proteste

Gli altri due casi riguardano invece due proteste plateali, una per parte, che hanno visto però due epiloghi differenti.

Il primo avviene nella parte centrale del primo tempo quando Mandzukic ci mette il fisico su Biglia con un contrasto ai limiti della regolarità. L’argentino finisce a terra e Banti fischia un calcio di punizione in favore della Lazio.

L’attaccante croato non ci sta e ritenendo di non aver commesso fallo protesta in maniera plateale, dapprima inginocchiandosi…

…e successivamente batte le mani sul terreno.

 

Protesta troppo plateale ed evidente per essere lasciata impunita come previsto dal regolamento nelle linee guida della regola 12.

Banti invita quindi Bonucci a richiamare a lui il suo compagno, che nel frattempo si era allontanato, per mostrargli il cartellino giallo.

Nei primi minuti del secondo tempo accade una situazione simile quando Biglia protesta con l’arbitro dopo che lo stesso ha sanzionato un suo intervento falloso su Asamoah. Se la protesta un po’ meno plateale, risulta comunque evidente e reiterata  perché il n°20 biancazzurro andrà a ripetere il gesto per ben 3 volte in rapida successione.

Un immagine in controcampo mostra poi l’espressione e il labiale del centrocampista argentino che accompagnando con eloquenti gesti della mano si rivolge all’arbitro dicendo: “Ma  che fallo mi fischi?”

Sorprende in questo caso che l’arbitro toscano, notoriamente poco tollerante verso le proteste plateali, non richiami nemmeno verbalmente il capitano della Lazio.