Contro la Lazio finalmente una Juve di carattere: Qui non molla nessuno

di Giordano Straffellini |

All’annuncio delle formazioni per la partita Juve Lazio un pensiero comune ha attraversato la mente di buona parte dei tifosi Juventini di tutto il mondo: Pirlo ha privilegiato la Champions rispetto al campionato. La partita di ieri, per buona pace dei critici, ha dimostrato il contrario: la Juve c’è, è si in ritardo in classifica, ma l’idea è quella di non mollare finché la matematica non condannerà  i bianconeri.

Più che i discorsi tattici, a proposito con che modulo giocava ieri la Juventus?, hanno fatto ben sperare le reazioni caratteriali dei giocatori, su tutti Federico Chiesa che sembra aver trovato a Torino il suo habitat naturale. Chiesa ha lottato, tirato, fatto assist e recuperato palloni, è stato il simbolo di uno spirito Juve che va oltre le difficoltà di formazione. Subito a ruota Alvaro Morata, doppietta fondamentale la sua, lo spagnolo sta lentamente risolvendo i problemi fisici legati al virus che lo ha fortemente debilitato in queste settimane, e con 8 gol e 8 assist in stagione sta giustificando l’investimento fatto dalla società nei suoi confronti. C’è poi quel ”Qui non molla nessuno”  messaggio ai naviganti, agli avversari, a chi non aspetta altro di lanciare critiche nei confronti di questa squadra che da nove anni riesce a smentire tutti, non dubitiamo che la missiva sia arrivata forte e chiaro anche dalle parti di Milano.

Le buone nuove arrivano anche dal mister, che con un Allegrata si inventa Danilo play basso, bravo Andrea in due sfide con la Lazio, squadra che storicamente ha messo in difficoltà la Juventus e considerata la compagine con il centrocampo più forte d’Italia, a vincere in pratica due partite, -il gol del pareggio della Lazio all’andata arriva a tempo scaduto-, dettaglio che nella valutazione del mister esordiente contro quello più longevo in serie A non può che avere un peso importante. Arriviamo a quel Danilo, oggetto misterioso dell’anno scorso che quest’anno sembra Re Mida, qualsiasi cosa tocca, qualsiasi ruolo faccia diventa oro, personalità e lucidità stanno convincendo anche i più scettici, un vero peccato non averlo col Porto. Il cambio di mentalità della squadra si nota anche in chi ha commesso l’errore più grave della serata Dejan Kulusevski, poteva finire sotto il classico treno, invece dall’errore inizia a fare a sportellate con gli avversari a recuperare palloni e fare giocate dimostrando una maturità non scontata in un giocatore di vent’anni.

Una Juve che c’è, che pur mettendo la Lazio nelle condizioni migliori per fare la partita -vantaggio e possibilità di colpire in contropiede- reagisce, si udite udite, reagisce da grande squadra e fra il 30′ del primo tempo e il 20′ del secondo è padrona assoluta del campo, concedendo solo un’occasione di testa a Milinkovic su un pallone buttato in area dagli avversari per la verità un pò a casaccio. E’ questa la notizia che più conforta in vista del proseguo della stagione, non solo tattica, non solo tecnica ma cuore e grinta per superare le difficoltà, si parla spesso di DNA Juventus, beh il DNA Juventus non esiste, o meglio non è una cosa che arriva per grazia ricevuta, solo perché indossi la maglia della squadra più vincente d’Italia, è una cosa che va messa in campo sempre, che passa attraverso lo spirito di sacrificio, della voglia di lottare su tutti i palloni infischiandosene bellamente di assenti e pregiudizi. Ci sarebbe poi un episodio che qualcuno definisce dubbio, un fallo di mano che da come ci hanno spiegato in questi mesi sarebbe l’emblema dei rigori da fischiare, bello notare che la reazione della squadra parte più o meno da qui, proteste il giusto poi testa bassa e pedalare, dimostrando sul campo che se sei più forte gli episodi si possono ribaltare, dimostrando che la narrativa sulle sconfitte altrui in questi ultimi anni probabilmente è ancora sbagliata, dimostrando in somma che come dice Alvaro: QUI NON MOLLA NESSUNO.


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