Lazio e Inter non esistono: occhio alle siepi

di Sandro Scarpa |

Non dobbiamo pensare alla Lazio.
Non dobbiamo pensare all’Inter.
Non dobbiamo pensare alla Lazio.
Non dobbiamo pensare all’Inter.

Dall’apocalisse assurda in Coppa Italia, al brodino bolognese, ora gli entusiasmi bulli per il suicidio Inter (gara che svela -ma va!- la scarsa profondità nerazzurra) e per la rimontona subita dalla Lazio, reduce da mille risultati utili.

Eravamo già a “zero titoli” alla sassata di SMS e siamo già con lo scudo in tasca ora. Nulla di più sbagliato, per la totale anomalia del calcio post-Covid.
A Bergamo ora può buscarle anche un Bayern (magari non avanti 0-2…) e l’Inter sta provando qualcosa di diverso da “palla a Lu-La”, ma deve registrare tenuta fisica e difesa.

Non è una maratona, è una riffa. Non  sono i 100 metri ma i 3.000 siepi, una gara di mezzofondo (40 giorni) con ostacoli infidi disseminati ogni tre giorni.

La Juve deve pensare a sé stessa, le distanze e il trend delle altre, indicatori nel calcio normale, qui scompaiano, non valgono nulla, durano un episodio o 72 ore. Un torneo pazzo e a-storico di 11 gare in cui la Juve non deve guardare allo scontro diretto (senza Stadium), allo spauracchio Gasp, alle trasferte con Milan, Sassuolo e Roma, ma ad ogni Samp o Genoa o infortunio o squalifica o disattenzione sparsa in questa corsa accidentata.

La Lazio va vista nella prima mezz’ora, col gas acceso alla prima gara tre mesi dopo e senza cambi, l’Inter va vista nelle trame Eriksen-Lu-La che possono schiantare chiunque in A.
Non è timore o cautela, è riequilibrare le sensazioni “altrui”, focalizzandosi su di noi.
Milan, Napoli e Bologna sono gare più simili tra loro di quanto dica lo score. La differenza la fanno Maksimovic-KK contro Denswil e Danilo, il catenaccio efficace di Gattuso contro quello allentato di Sinisa. La Juve, fallito il terzo gol, è ripiegata su sé stessa, rischiato rigori e rossi, “episodi” che ti fanno lasciare 2 punti se sei più sfigato davanti e non hai più birra per riacciuffare le gare.

In questa corsa infernale gli ostacoli bassi vanno saltati con scioltezza e vigore, presi di petto e in anticipo, per evitare cadute beffarde. Le gare vanno tritate (cit.) perché lo stadio non ti spinge, i tempi effettivi si accorciano, le energie mentali si affievoliscono, i cambi confondono (e anche la Juve non ha già più 5 cambi seri).

Il banco di prova non è la Lazio, ma il Lecce. Anzi, il primo tempo col Lecce, squadra che gioca e becca goleade, quelle che, dopo un anno di Sarri, attendiamo ancora. Il primo tempo contro questo “ostacolo basso” sarà l’indicatore della capacità di abbattere e gestire, riposarsi col pallone, alzare l’acceleratore con tre punti piombati, e “allenarsi” in campo per il prossimo ostacolo e così via.

Pensiamo a noi, a CR7 arrugginito, Dybala che deve estendere la sua continuità, Bernardeschi che deve fare la cosa difficile -confermarsi-, al centrocampo abulico e con difficili incastri, ai recuperi, alla moria dei terzini. Pensiamo a noi.
Del resto, a quel punto, ci dovrebbe interessare poco.