L’autogol da evitare

di Claudio Pellecchia |

Non credo di essere una persona dall’intelligenza superiore, una di quelle che nota qualcosa che altri non notano, che vede più avanti rispetto ai suoi tempi. Poi, però, in una pausa dal lavoro, mi capita di twittare qualcosa che mi appariva scontato. Sbagliando

 

L’inusitato successo di un post così semplice, per certi versi elementare, mi porta a considerare come la strategia comunicativa della Juventus risulti, spesso, un cubo di Rubik di difficile soluzione. Inutile tornare sull’efficacia o meno del “porgere l’altra guancia” di fronte ad attacchi e insinuazioni gravi e gratuiti da parte di addetti ai lavori e non, così come non serve agitare il fantasma di Calciopoli e del “sentimento popolare” ad ogni refolo di vento; diverso è, invece, osservare come sulla faccenda Var si sia alle soglie di un clamoroso (e, per certi versi, annunciato) autogol.

In parole povere: perché i tesserati della Juventus continuano a consegnarsi senza difese a dei media che non vedono l’ora di rilanciare l’immagine della “squadra protetta dal Palazzo che vede sfumare i suoi privilegi”? Dubito che, in società, non si rendano conto del clima che li circonda e dal contesto (sportivamente e culturalmente sottosviluppato) in cui sono costretti ad operare: e allora perché non far valere le proprie (parzialmente giuste) ragioni nelle sedi e nei modi opportuni, piuttosto che coram populo, alla stregua di quegli stessi avversari di cui non manchiamo di sottolineare l’inopportunità di certe dichiarazioni?

Perché chiariamo: Buffon, Allegri e Marotta non dicono cose inesatte e fanno bene a chiedere tutte le chiarificazioni su un protocollo nuovo e in via di perfezionamento (per quanto l’Ifab abbia cercato di fare massima chiarezza). Ma non devono farlo con chi si è dimostrato pronto a restituire l’immagine di “Juve unica squadra che si lamenta” (non è, ovviamente, vero: basterebbe googlare qui, qui e qui), sfruttando l’onda lunga del populismo e dell’ignoranza del tifoso medio, che non vedeva l’ora di veder confermate, seppur con le inevitabili storture di chi ragiona per frasi fatte, le proprie strampalate teorie. Giochiamo in Serie A e siamo in Italia, dove il contenuto di un articolo viene filtrato unicamente in base al titolo, meglio ancora se ad effetto per acchiappare click da una platea disinformata e felice di esserlo, tanto da sbagliare ancora il genere dell’articolo da piazzare davanti a Video Assistant Referee.

Al prossimo giro (perché ricapiterà e, a naso, molto prima di quel che si crede), a precisa domanda, glissare elegantemente e/o rispondere per frasi fatte. Non mancheranno modi, mezzi e sedi per riportare determinate osservazioni. Il resto, bar sport compreso, lasciamolo ad altri. Sono più adatti e, quindi, più esperti a questo genere di cose. Non è bello, non sarà giusto (e non lo è), ma tocca distinguersi facendo finta di adeguarsi.