Lasciateci Festeggiare

Vincere è sempre godurioso. Vincere dopo umiliazioni subite è stato il momento di gioia spontanea più alto di sempre, al primo Scudetto di questo ciclo -il 30°, immacolato- dopo calciopoli, dopo la B, i settimi posti e le vittorie altrui.

Rivincere è molto più difficile, per la fame da alimentare, la concentrazione da tenere altissima, le difficoltà di contrastare rivali sul campo e nemici extra-campo sempre più agguerriti e rabbiosi. Ed è anche più difficile trovare dentro nuovi abissi e apoteosi di felicità.

Gioisci perché sei ancora il numero uno, godi perché quella sensazione di vittoria è una droga di cui non puoi fare a meno, ti inebria, ti possiede e ti lascia svuotato al primo pareggio o alla prima mezza delusione.

Quest’anno invece la gioia per lo Scudetto e la Coppa Italia (ciliegina che diventa sempre più succosa e con status di goduria a sé stante, vista la gara secca) è assolutamente, definitivamente, incredibilmente squassante.

Il primo e l’ultimo sono i più belli da ere geologiche.

Questo trionfo è quello dell’orgoglio, dell’accerchiamento, della altalena inedita di emozioni, montagne russe di gol al 90° e saliscendi di #MoriremoTutti e #SiamoAncoraNoi

Lasciateci festeggiare, come mai negli ultimi anni, per una serie di motivi sacrosanti:

 

1. GLI E7ERNI

Dagli Imbattibili al BIS, dal “Non c’è 2 senza 3” e “Chi scrive la storia e chi la legge” al primo scudetto di Allegri -4Ju33-, poi ancora il Quinto, con la manina a salutare, fino ad essere LE6END e ora MY7H. Questo Scudetto va festeggiato perché c’è un manipolo di uomini lì da sempre: Buffon, Chiellini, Marchisio, Barzagli, Lichtsteiner.  I primi 4 erano lì dai settimi posti, i primi 3 dalla Serie B, il primo, il Capitano,  è lì dal ciclo di vittorie precedenti, sudate sul campo, poi cancellate in tribunale. Per questi uomini #E7erni, soprattutto per Buffon, che lascia alzare la Coppa Italia al Principino e consegna il testimone morale e di orgoglio e rabbia al prossimo capitano (?), Giorgio Chiellini.

 

2. GLI ADDII

Oltre a Gigi che si prenderà la scena dell’ultima gara, andranno via altri pluriscudettati che abbiamo imparato ad amare, odiare, riscoprire ed applaudire, tasselli di una squadra altalenante, a volte mostruosa altre volte solo tiranna, ma comunque d’acciaio: Lichtsteiner, di cui forse ricorderemo più i due 2 cross perfetti per i gol a Wembley e a Madrid, che le centinaia sbagliate, e che rimane, nei primi anni, uno dei terzini più consistenti mai visti in bianconero; Asamoah, stantuffo super-protagonista nei primi anni, poi lungo oblìo dell’infortunio, e infine la riscoperta come riserva di lusso, mai parola o tocco fuori posto, sorriso, umiltà e cuore da Juve. Non sappiamo quali altri Campioni d’Italia se ne andranno, forse un altro terzino (Alex Sandro?), forse i due che ci hanno dato esperienza, solidità e parecchie soddisfazioni (Khedira? Mandzukic?), in quel perenno ciclo che si rigenera e auto-ricompone che è la Juve di questi anni. Va festeggiato anche per loro.

 

3. DOPO 4 ANNI

Questo trionfo va festeggiato perché è una vita che non lo facciamo, dall’anno dei 102 punti col retrogusto amaro di una Champions flop, una Europa League buttata e un Conte ambiguo sul suo futuro, dalle finali di Berlino e Cardiff che ci hanno strozzato l’urlo più potente in gola. Sono anni che vinciamo tutto in Italia e non festeggiamo, per varie ragioni. Quella Piazza va ripopolata di gioia, dimenticando i fantasmi di Cardiff, in quelle strade deve scorrere di nuovo l’entusiasmo e la voglia di celebrazioni di una tifoseria spesso divisa o insultata. Tutta l’Italia juventina vuole affrancarsi da questa stagione logorante ed esaltante con un abbraccio finale, una catarsi di festa e gioia.

 

4. ORGOGLIO E VENDETTA

La Juve deve festeggiare e celebrare la vittoria, la Dea più venerata, in modo gioioso e solare, mettendosi alle spalle anche quegli atteggiamenti (sani e giustificatissimi) visti ieri a caldo, come il discorso esaltante di Chiellini sulle chiacchiere di questi lunghi mesi, dal “col VAR non vincete più”, al totem fasullo del “belgioco“, alle solite polemiche arbitrali e infine, nello specifico, ai fuochi d’artificio prematuri e quella “abitudine a perdere le finali“, stoccata ferale alla battutina di Insigne. Sui fuochi d’artificio “veri, stavolta” hanno insistito anche Benatia e Matuidi, sull’abitudine a vincere ha twittato perfino Douglas Costa, per tacere dello show di Pinsoglio al coro di “Un giorno all’improvviso“. Il tempo per le frecciatine e gli sfottò è giustificato, a caldo, negli spogliatoi e nel pullman, e dà risalto anche alla molla potentissima che i nostri hanno avuto nell’affrontare e vincere a distanza il duello mentale con i rivali, scavarsi ancora dentro e trovare ulteriori energie e rinnovata fame di vittoria. Ora però mettiamoci alle spalle rivali, vinti e sconfitti. Festeggiamo e celebriamo a modo nostro, pensando solo a noi.

 

5. GLI ALTRI

Lasciateci festeggiare e non parlate di noi, per favore. Fanno notizia (ormai!) gli sparuti post di congratulazioni della Samp e le solite (lucide, a freddo) parole di De Rossi che applaude la Juve. Per il resto la solita cagnara di giornalai e tifosastri rivali è partita già col solito cliché degli ultimi anni: lo scudetto va ad Orsato, gli abbracci tra Allegri e Tagliavento (quello di De Rossi ed altri romanisti all’arbitro spariti…), De Laurentiis che festeggia il suo scudo parlando di ruberie e furti, De Magistris che parla di maltolto e ladrocinio, poi il solito, estenuante e ridicolo, conteggio degli Scudetti.

Sono 28 e non 30!” dicevano 7 anni fa, “sono 34 e non 36” dicono oggi. Una matematica della frustrazione che ci dà una punta di libidine in più, una pignoleria piagnona che dimentica che le “vittime” di calciopoli siamo stati noi, a scontare tutto e di più, molto di più del dovuto, mentre altri restavamo impuniti e inauguravano un ciclo vincente su fondamenta fatte di processi monchi e prescrizioni ad hoc. Bene così, questo rumore stridulo di alcuni nemici come abbiamo visto alimenta in modo perenne il fuoco dei nostri in campo e rende più euforica l’ora infinita dei nostri successi.

LASCIATECI FESTEGGIARE!