Lasciate che i bambini vengano a me

di Juventibus |

di Enrico Danna

Stavo facendo due passi al centro commerciale, oggi, cercando di sfruttare la breve tregua offerta dall’insistente pioggia di questi giorni. Di solito non presto molta attenzione alla gente che mi circonda, ma quando ti passa accanto un bambino di circa dieci anni che canta con fierezza e petto in fuori “Juve, storia di un grande amore…”, non puoi far altro che rispondergli “Bianco che abbraccia il nero……”. L’emozione, però, non è finita qui, perché il bimbo, dopo essersi girato verso di me ed aver notato i braccialetti bianconeri che porto al braccio sinistro, si è avvicinato e mi ha detto: “Dammi il cinque fratello. Cinque come gli scudetti. E non è finita qui”.

Che dire? Senza essere blasfemi, la prima frase che mi è balenata in testa, è stata: “Lasciate che i bambini vengano a me” (firmato La Vecchia Signora).

La mente, allora, è tornata indietro di una decina d’anni, ovvero a quell’estate del 2006 e alle stagioni immediatamente successive, quando Calciopoli (Farsopoli) oltre al danno economico e sportivo, aveva creato un enorme danno morale e d’immagine in quelli che sono i fruitori e protagonisti più puri del calcio, ovvero i bambini.

Il risvolto (volutamente parziale e sommario, oltreché spesso non veritiero) che la maggior parte dei media ci ha fornito, di quella vicenda, è stato deleterio soprattutto per loro.

Ricordo, in quegli anni, molti piccoli tifosi con la maglia dell’Inter; perché l’Inter vinceva, l’Inter rappresentava il buono, il meglio (o almeno questo veniva fatto credere loro), mentre la Juventus era l’emblema del male, l’esempio da non seguire e da evitare.

Ora, tutto è tornato come e meglio di prima: la zebra ruggisce sul campo e i bambini gonfiano il petto d’orgoglio. Parafrasando Modigliani, il nostro unico dovere è salvare i loro sogni.