L'Araba Fenice

di Juventibus |

di Caterina Baffoni

Questa, semplicemente, non può essere la Juventus. Non è solo una questione di risultati. Non è solo una questione di gioco, di giocatori, di atteggiamento. Così come non può essere solo una questione di infortuni o mercato cervellotico. Tra alibi e buoni propositi, la stagione era ormai arrivata alla fine ad ottobre e della Juve non ce n’era proprio traccia.

Quante volte da giornalisti, tifosi e non, abbiamo sentito e letto queste parole? Ad oggi, con un accenno inevitabile di sorriso sul volto, sembrerebbe quasi impensabile tutta quella preoccupazione maturata proprio un girone fa in quel di Sassuolo a causa della mancanza di continuità, di rendimento come squadra e come individualità, del gioco semplice che mancava, della troppa facilità per le avversarie di tenere in scacco la manovra bianconera. Senza parlare degli infortuni che continuavano a fioccare in gran parte per guai muscolari.

La squadra non solo era nervosa e sfilacciata, semplicemente non c’era. Allegri doveva trovare una soluzione in fretta, prima che sia costretta a trovarla la società una soluzione, magari drastica, come accadde ai tempi di Milano. La falsa partenza di quest’anno, ha testimoniato ancora una volta la capacità di riprendersi in mano tutto ciò che può esserci in palio con la stessa semplicità e complicità di chi sembrava aver perso ogni stimolo. Padrona e schiava, prima forza e primo ostacolo di se stessa.

Dopo il gol di Sansone, c’era qualcosa che non andava psicologicamente: ritrovarsi per dire quello che non va, fare dei sacrifici, ha fatto sì che lavorassero tutti nella stessa direzione. Non c’è stato più il problema tra “anziani” e nuovi acquisti, ma hanno semplicemente deciso di remare verso la stessa direzione.

Ormai sembra così lontano quel 28 ottobre, quando, dopo la sconfitta al Mapei Stadium, da più parti si recitava il de profundis per la Juventus e per Allegri. Invece è proprio da lì che è partita la riscossa. Infatti, eccezion fatta per il doppio pareggio con il Bologna prima e coi tedeschi poi, la Juve non ha sbagliato un colpo.

Juve, ancora Juve, fortissimamente Juve. La formazione bianconera non si vuole fermare più fino a quando lo deciderà lei; Bergamo è soltanto un’altra terra conquistata e adesso anche a Monaco guardano con preoccupazione alla scalata bianconera in campionato.

Ecco, il Bayern Monaco. Al momento del sorteggio, Allegri ha certamente imprecato. Molti hanno dato subito per spacciati i bianconeri: “quelli sono imbattibili”. Non è vero. Qualità indiscutibili quelle bavaresi, chiaro, ma l’impressione è che Madama si sia spaventata un pò troppo per i suoi standard.

La Juve deve anche ricordarsi di essere quella che un anno fa ha eliminato dalla Champions il Real Madrid campione d’Europa in carica: un’impresa che all’epoca ritenevamo quasi impossibile. Perché, dunque, ritenere inevitabile il passaggio del Bayern? Cosa hanno i tedeschi di Guardiola in più degli spagnoli dello scorso anno di Ancellotti? E cosa ha in meno questa Juve rispetto a quella di un anno fa, quando puntava su Pirlo, Vidal e Tevez? Ora ci sono Dybala, Khedira, Mandzukic e Cuadrado (senza dimenticare l’importanza pungente di Zaza ed Alex Sandro). Non ha niente il Bayern di Guardiola più del Real di Ancelotti, sebbene Pep dia sempre l’impressione di essere alla guida di una squadra stratosferica. E forse non ha niente in meno questa Juve rispetto alla precedente.

Pur continuando a ritenere il Bayern favorito, la Juve ha le qualità per giocarsela quasi alla pari con i tedeschi. Del resto, quando dall’urna è uscito l’accoppiamento tra i bianconeri e i bavaresi, se è vero che Allegri non l’ha presa bene, possiamo dire lo stesso di Guardiola che ci hanno raccontano come al quanto scontento. La verità è che se la Juve vuol fare paura, fa paura anche al Bayern.

Questo è l’anno della Juventus come l’Araba Fenice: sembra morta invece rinasce con tutta la sua forza. Rinata dalle ceneri di Sassuolo come una fenice che ritorna alla vita, la squadra di Allegri torna a far paura. Anzi, a voler far paura di nuovo.