L'alieno Sarri e il pianeta dei froci

di Juventibus |

“Prendi Sarri, per esempio. Un bellissimo libro di Sandro Modeo su Mourinho ha un titolo evocativo e furbo: L’Alieno Mourinho. Alieno in quanto diverso, altro dal nostro calcio e dalla sua terrificante capacità di omologare caratteri e personaggi, di ridurre il dibattito a una velenosa sequela di accuse reciproche, di trasferire le dinamiche del tifo più becero alle scrivanie di dirigenti e giornalisti. Nel calcio italiano si mente sempre sapendo di mentire, nulla che non siano dichiarazioni di rito o insulti”. Con la conclusione: “Ripartiamo da Sarri, il futuro è un posto bellissimo, familiare e rassicurante”.

Parto da un bell’editoriale su Undici di Michele Dalai, L’alieno Sarri si intitolava, scritto poco tempo fa e oggi così “scaduto”. Il nostro calcio deve essere diventato uno strano spettacolo se basta una tuta per essere diversi (ogni riferimento ad altri significati del termine è del tutto innocente). In realtà, ed è questo il punto che non si avrà il coraggio di affrontare, è esattamente vero: Sarri è genuino. Dice esattamente quel che pensa. In football veritas. Il campo di calcio come l’osteria, così come quando si beve qualche bicchiere di troppo e scappa qualche parola che non arriva da lontano, non bisogna scomodare Jung o Freud, non c’è nulla d’inconscio, è semplicemente la caduta dei freni inibitori e perciò Sarri lo pensa davvero che Mancini sia un effeminato (fatemelo dire questo termine così retrò), lui con la tuta che dovrebbe fare il monaco, con la gavetta dentro e sulle spalle, con il profilo non esattamente atletico, con l’occhiale così poco di moda, eccetera eccetera e l’altro perfettino col ciuffo in evidenza. Per Sarri gli arbitri che fischiano troppo vedono il calcio come ormai luogo frequentato da froci (ipse dixit), non è un gioco per signorine mi dicevano gli allenatori nella mia infanzia e già a me sembrava insultante, svilente circa la mia paura del fallaccio da dietro. Anche se il timore di un fallo da dietro (e ci risiamo: ma che linguaggio osceno ha il calcio?) non mi ha mai portato a svenimenti tipo quelli di Mertens che appunto hanno fatto perdere la lucidità a Sarri, voleva il rigore, più di 5 minuti di recupero e forse anche uno straccio di schema suo che non vedeva più applicato come maremma maiala comanda.

Ora, non la voglio fare lunga, bastano gli spassosi tweet di Juventibus per dire il senso di quel che è successo e ancor più quelli invece drammaticamente penosi che già vittimizzano il povero Sarri e leggono l’accaduto come una polemica moralista, opportunista e superficiale volta a condizionare la lotta scudetto in funzione anti-Napoli. Ne circolano già tantissimi e pensando alla coincidenza con la discussione sulla legge sulle unioni civili ho la certezza che emergerà un dibattito che farà la fortuna degli storici del futuro per capire questo bellissimo e disgraziato Paese che viviamo.

Inserisco solo, quasi come un promemoria personale, alcune piccole osservazioni perché quel che colpisce è la gestione del dopo e lì, magari, l’alieno Sarri dovrebbe chiedere un bel corso di formazione ad E.T, uno che ha sbancato il botteghino più dei cinepanettoni del suo datore di lavoro ADL con due sole parole: telefono, casa. Si fosse presentato così ai microfoni della Rai alquanto imbarazzata (il bordocampista ha totalmente occultato una verità che il labiale dei protagonisti lasciava intuire) ne sarebbe uscito alla grande e così, invece, non è stato.

  • La questione delle scuse. Sarri ha chiesto scusa ma pretende da Mancini altrettante scuse perché lui ha chiesto scusa. Ci ho pensato quasi tutta la notte e non ne sono venuto a capo. Non trovo similitudini in nessun’altra forma di corrispondenza del nostro agire umano. Se non una, ma forse l’ho sognata: vuole dire che quando pago una cartella di Equitalia poi Equitalia poi mi ripaga? In tal caso, Sarri ha ragione. E non pretendo neanche le scuse
  • Sono cose che dovrebbero restare sul campo”. Esatto. Il luogo dove se dai del frocio a un avversario, è molto probabile che ci lasci la caviglia. Dove i conti si regolano alla pari, così, in modo virile e ogni gesto intenzionale ne produce uno di altrettanta portata di segno contrario (se non di più): da qui il fallo di reazione, per l’appunto, o la promessa dell’appuntamento per la gara di ritorno. Ma l’allenatore è un’altra cosa. Se insulta, è un vigliacco protetto dal quarto uomo. Niente di più, niente di meno. Non c’è neanche troppo di male. Se non fossero vigliacchi, gli alieni sarebbero già arrivati sulla Terra e da un bel pezzo
  • I vecchi mi hanno insegnato che sono cose che dovrebbero restare sul campo”. E qui, caro Sarri, in questo aggrapparti alla consuetudine dei comportamenti, ai sani principi di una volta, hai svelato qualcosa che ogni tanto bisognerebbe pur dire: i vecchi di cazzate ne hanno dette parecchie e pure i Tavecchi. Per questo il mondo cambia. Perché ogni tanto non ce la si fa più con questo gingillarsi sul bel tempo che era, sul si stava meglio quando si stava peggio e robe così. Ti hanno detto una cretinata abissale, caro Sarri e adesso che guadagni milioni di euro o giù di lì dovresti comprarti il senso della responsabilità, che è una buonissima risorsa (e costa pochissimo) per non cadere più nei luoghi comuni triti e ritriti
  • Non ricordo. Magari gli ho detto democristiano”. Deve essere stato un rigurgito temporale, evidentemente. E la dice lunga sullo stato di totale confusione, tanto che ho pensato al vero miracolo avvenutomi in diretta tv: l’alieno con dentro Alien. Che equipara gay e governanti della Prima Repubblica. Roba che neanche nella sezione più trinariciuta del PCI si è mai osato pensare (so di cosa parlo: in tutta la mia giovanile militanza politica non ho mai sentito dare del frocio ad un avversario politico). Roba che indica una nostalgia incredibile per il Novecento, dove i fighetti alla Mancini erano giovani cattolici (forse. Qualcuno poi è entrato anche nel terrorismo e c’è pure chi ha fatto l’uno e l’altro). Roba che mi ha fatto ricordare uno slogan movimentista cantato in curva Filadelfia lato Fighters quando l’arbitro ne combinava qualcuna: “Pederasta tutto nero, il tuo posto è al cimitero!”, dove vi invito a osservare la meravigliosa terminologia, decisamente forbita, pur di stare nella ritmica da stadio (è la curva che mi ha insegnato a consultare il vocabolario, gliene sarò sempre grato). Roba che faccio ammenda, perché in fondo era un canto gay (indica amore vero) o forse omofobo (devo ancora decidere: il soggetto non era propriamente d’accordo) era il “Facci una sega, Savoldi facci una sega!” sulle note di Guantanamera. Roba che per Sarri non mi viene una rima e questo sì mi fa sentire vecchio e malinconicamente abitante della Seconda Repubblica, confinato nella riserva della tribuna

E adesso aspetto. L’alieno Sarri e il pianeta dei froci. Il film dell’anno, altro che Checco Zalone, che sugli “uomini sessuali” ha già dato dicendo tutto il dicibile. Ma Sarri… E se eri tu così, eh, eh…? E se eri tu così?

di Paolo Rossi