L’addio di Khedira ed il “nuovo corso” Juve

di Giuseppe Gariffo |

Le voci circolate ieri, sul possibile reintegro di Sami Khedira, avevano un po’ spiazzato. Non tanto per il peso calcistico della questione, anzi tutto sommato se hai a libro paga un calciatore, magari “sgualcito” ma di indubbia esperienza internazionale, è meglio sfruttarlo che tenerlo in naftalina. Quanto per la scarsa dimostrazione di forza che la società avrebbe manifestato, dando in pasto ai posteri l’idea che alla Juve, in fin dei conti, puoi portare avanti i tuoi interessi fregandotene delle strategie aziendali.  Un evento con pochi precedenti nella storia juventina e che, stando alle ultime di radiomercato, non si è verificato.

La scelta di dire addio al campione del mondo tedesco è un passaggio importante del nuovo progetto Juve.  La Juve ha deciso di ringiovanire la rosa, ma soprattutto di dire addio a calciatori con stipendi pesanti e che, per ragioni di età o inaffidabilità fisica, non si sono più mostrati in grado di dare un contributo continuo e qualitativo sul campo. Già in estate si era scelto di salutare Higuain e Matuidi con robuste minusvalenze, di prestare gratuitamente Rugani, De Sciglio e Douglas Costa per alleggerire il monte ingaggi monstre sperando in future cessioni definitive. Solo su Khedira ci si era un po’ impantanati, non avendo trovato una destinazione gradita al calciatore né un accordo sulla rescissione.

Nei confronti di molti calciatori e della dirigenza si è perfino scatenata spesso la critica caustica di parte della tifoseria. A detta di tanti aficianados erano colpevoli gli uni di non voler “levare le tende”, gli altri di non riuscire a trovare acquirenti disposti a pagare gli esuberi. In realtà l’epurazione forzata, con ripercussioni negative sul piano del bilancio, si è resa necessaria per rimediare ad errori del passato, quando si sono colte con troppa foga “le opportunità del mercato” o ci si è lasciati prendere la mano rinnovando contratti a calciatori che mostravano segni di decadimento fisico. Nessuno dei calciatori dismessi, d’altra parte, ha rubato un centesimo. Tutti avevano un regolare contratto, firmato senza pistole alle tempie, al quale era loro diritto non rinunciare (chi di noi lo avrebbe fatto?). Nessuno di loro meritava dunque l’odio social riversato da certa parte di tifoseria forse poco avvezza al mondo reale.

La Juventus esce dalla vicenda rafforzata, mostrando di voler proseguire con coraggio in un progetto tecnico di rinnovamento che da alcuni anni procedeva a singhiozzo, tra colpi sensazionali e motivazionali come l’irraggiungibile CR7 e l’enfant prodige De Ligt, affiancati però da una serie di “opportunità” di dubbio valore oggettivo. Questa estate si è ripartiti con una marcia diversa. Lo scambio Arthur-Pjanic, i giovani Chiesa e Kulusevski voluti con ogni forza, la sorpresa Wes McKennie, avevano già segnato la scelta di una strada coraggiosa che va percorsa con decisione e senza ripensamenti nei prossimi anni. Da 5 stagioni almeno, in particolare, la Juve non faceva affari come il texano, preso a costi contenuti ed in grado di moltiplicare il suo valore dopo pochi mesi in bianconera.

Il percorso è appena agli inizi ed è affidato ad un tecnico che percorre insieme ai suoi giovani calciatori la curva di crescita necessaria per essere all’altezza delle ambizioni bianconere. Per questo sarà necessario, ancora per un pò, il contributo dei veterani Chiellini, Ronaldo, Bonucci, Cuadrado, Buffon. Gente che con l’esempio possa mostrare, in campo e fuori, come si diventa campioni e come si vive con il logo della Juventus addosso puntando senza sosta alla vittoria. Nel frattempo ci aspettiamo che con coraggio la Juventus prosegua sulla strada tracciata, andando con la stessa decisione di questa estate su profili talentosi come Aouar e Locatelli da affiancare a quelli già in rosa.

Quando finirà l’epoca di Cristiano Ronaldo in bianconero, la Juventus dovrà avere la forza economica e l’appeal per sostituirlo con un altro numero uno nel pieno della sua giovinezza calcistica. Questo potrà collocare definitivamente e stabilmente la Juventus nell’Olimpo delle più grandi del mondo e, insieme alle vittorie ottenute sul campo, darà il giudizio storico definitivo sul lavoro effettuato dalla dirigenza in questi anni.