L'addio di Martin Caceres

di Claudio Pellecchia |

Alla fine, quindi, ha avuto ragione Giacomo Scutiero. Martin Caceres non rinnoverà con la Juventus, come annunciato già nei giorni scorsi da Beppe Marotta (“è libero di firmare con chi vuole”). Dalle ultime voci pare che sarà la Roma la prossima squadra del difensore uruguaiano, con Sabatini lesto ad offrire un triennale (cifre ancora da definire) e a bruciare la concorrenza del Napoli.

In questi mesi, nelle chat di gruppo di Juventibus, ci siamo confrontati diverse volte sul tema. E’ la conclusione è stata sempre la stessa: buon, anzi ottimo, giocatore, che quando è stato chiamato in causa ha fatto sempre la sua parte egregiamente, ma che paga l’eccessiva tendenza agli infortuni (l’ultimo la rottura del tendine d’Achille che lo terrà fuori ancora a lungo) e un atteggiamento fuori dal campo non sempre irreprensibile. Qualcosa di gestibile nell’ovattato ambiente torinese, difficilmente in piazze più calde e meno discrete, con il ragazzo che dovrà darsi una regolata per evitare ed evitarsi problemi in serie.

Perché, dal punto di vista tecnico, non si discute: 110 presenze e 7 gol (molti dei quali decisivi) nella sua seconda parentesi bianconera (dopo quella, fugace, del 2009/2010), una duttilità che lo rnederebbe titolare in 19 squadre su 20 dell’attuale Serie A, la capacità di giocare tanto in un sistema a 3 che in uno a 4 senza particolari difficoltà, senso della posizione e dell’anticipo, ottimo nell’1vs1 tanto nel breve quanto sull’allungo.

Riuscisse a trovare una condizione fisica accettabile, sarebbe decisamente un gran colpo che risolverebbe non pochi problemi nella retroguardia giallorossa (o di qualsiasi altra squadra dovesse riuscire ad assicurarsi le sue prestazioni). Speriamo di non doverlo rimpiangere, soprattutto ora che un Chiellini più fragile che mai va per i 32 e Barzagli, alla soglia dei 36, dovrà essere gestito al meglio.

Al ragazzo, uno degli otto superstiti della Juventus che inaugurò questo nuovo quinquennio d’oro, va comunque tributato un applauso e un ringraziamento per l’impegno e l’attaccamento che, al di là di tutte le difficoltà dentro e fuori dal campo, non è mai venuto meno.