La prima volta – Le mie due prime volte

di Juventibus |

Ci sono cose che possono accadere due volte nella vita, anche di innamorarsi due volte di una squadra, così è successo a me con la Vecchia Signora.
Il primissimo amore fu per la Juve del Trap e di Platini, le maglie gialle della Coppa delle Coppe, il pallone rosso della Supercoppa, la tragedia dell’Heysel, il giorno successivo i racconti di chi c’era stato e quell’incontro fortuito con Boniek, quel viso stravolto dal dolore che non me lo renderà mai antipatico nonostante tutto. E poi le trombette di Tokyo, gli accidenti a Pacione e l’adesivo Ju22 sull’armadio.
Poi finì tutto, il Trap che va a Milano e Le Roi che abdica.

Tre anni senza vittorie sono lunghi per la percezione dilatata del tempo che ha un bambino, sono lunghi se la tua squadra ti ha abituato troppo bene, sono lunghi se ti trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Abitavo a Napoli dove anni prima la mia famiglia si era trasferita da Bologna per lavoro. Sono gli anni del Napoli di Maradona che vince il primo scudetto arrivando proprio davanti alla Juve. Gli sfottò diventano continui e pesanti e a nulla valgono i miei tentativi di difesa , quando dico che la mia squadra di scudetti ne ha vinti 22 mi viene risposto “Meglio uno da Leoni che Ventidue da Pecoroni!” e quando mi viene detto che “È finita l’era bianconera!” io finisco per crederci perché la Juve non solo non vince più ma sprofonda sempre più in basso. La mia “rivincita” avviene una Domenica in cui una squadra a strisce , ma rossonere, zittisce un’intera città. Nasce una simpatia per il Milan che diventa qualcosa di più quando la squadra di Sacchi umilia l’anno dopo il Real Madrid. Sto forse diventando la pecora (rosso)nera della famiglia?

Per fortuna arriva il 1990 e porta una Juve operaia che giocando col cuore batte proprio quell’onnipotente Milan e vince la Coppa Italia riportandomi sulla retta via. La sera del 16 Maggio poi mentre Tacconi alza al cielo la Coppa Uefa e tutti gli juventini in cuor loro la dedicano al Capitano Gentiluomo che per quella coppa era scomparso alcuni mesi prima, come una versione dodicenne di Tardelli scatto verso la finestra con le lacrime agli occhi per urlare al mondo il mio ritrovato, e mai più tradito, amore per i colori Bianconeri.

 

di Comandante Galia