La vittoria degli allenatori sui selezionatori

di Jacopo Azzolini |

Che Antonio Conte fosse di gran lunga l’allenatore più preparato tra coloro che guidavano le panchine delle principali nazionali era a dir poco evidente. D’altronde, se fossimo chiamati a scegliere il prossimo tecnico per la nostra squadra del cuore, non so chi gli preferirebbe Hodgson o Wilmots.

Si pensava, però, che il talento a disposizione di questa nazionale fosse eccessivamente ridotto. Si temeva che, indipendentemente da chi sedesse in panchina, il gap nei confronti di rose come Belgio e Spagna fosse troppo elevato e che quindi non ci sarebbe stata alcuna speranza di ottenere risultati almeno dignitosi.

Invece, stiamo assistendo all’ennesimo torneo in cui la nazionale – data per tutti una vittima sacrificale ai nastri di partenza – sorprende tutti, tirando fuori prestazioni di un livello che nessuno si sarebbe mai aspettato. L’Italia si trova in una situazione diametralmente opposta rispetto alle altre principali formazioni. Se finora abbiamo visto a più riprese squadre imbottite di fenomeni fare molta fatica a trovare un’armonia di gioco e a disporsi in campo con un minimo di razionalità, oggi gli azzurri per organizzazione, studio e lettura della partita svettano se confrontati a molte altre compagini.

Per una volta, le banalizzazioni vanno bene per descrivere la situazione: sì, si può dire che sia la vittoria degli allenatori sui semplici selezionatori. E’ il trionfo di chi si è fatto una seria gavetta dal basso, di chi conosce veramente gli uomini a disposizione e di chi prepara le partite con studio maniacale, analizzando al meglio pregi e difetti di una formazione.

Ancora oggi, con i quarti alle porte, sono molti i tecnici che continuano a non trovare la quadratura, gente convinta che basti mettere a caso qualche figurina in campo per vincere le partite, che i gol arrivino da soli e che sia sufficiente aspettare il guizzo del fuoriclasse di turno: in estrema sintesi, costoro si limitano a sperare che la giocata singola risolva ogni problema.

I nodi però stanno venendo al pettine. L’Inghilterra è stata eliminata dopo aver disputato un Europeo ai limiti dell’imbarazzante. Belgio e Francia hanno accumulato prestazioni a dir poco negative, con Wilmots e Deschamps che non sembrano avere ancora idea di come sfruttare i giocatori a disposizione. La Spagna, come hanno scritto i principali quotidiani iberici, è effettivamente giunta alla fine di un ciclo e c’è la sensazione  che un selezionatore come Del Bosque non sia in grado di inaugurare un nuovo progetto e di ricostruire dalle fondamenta.

In confronto a certi orrori che si sono visti, Antonio Conte appare quasi come una figura mistica. I giocatori a disposizione saranno pure quello che sono, ma almeno l’Italia sa di possedere un vero allenatore in panchina. E, come tutti stiamo vedendo, non è affatto scontato.

Ora ai quarti non affronteremo semplicemente la nazionale coi giocatori più forti, ma anche quella che possiede una precisa identità, che ha saputo iniziare dal basso un percorso che ormai da quasi un decennio la vede costantemente nell’elite, dove l’allenatore non si limita a chiamare semplicemente i migliori ma è il primo a dare un’impronta alla squadra: in questi anni la Germania ha modificato sensibilmente le proprie storiche caratteristiche, abbandonando o comunque limitando diversi aspetti prettamente tedeschi, tant’è che un pensiero comune è che Loew prenda molto spunto dal guardiolismo. Insomma, si vedrà una sfida tra due grandi allenatori.

Tutto il contrario del quarto di finale tra Francia e Islanda, dove la formazione che a livello di gioco più ha deluso affronterà l’indiscussa sorpresa di questi Europei, guidata da un mister che col materiale umano a disposizione sta raggiungendo risultati ai limiti della fantascienza. Vedremo se, come è appena successo contro l’Inghilterra, l’organizzazione e lo studio prevarranno sui singoli fuoriclasse messi in campo senza una vera razionalità tattica, o se invece il talento tra le fila bleus salverà anche questa volta Deschamps.