La vera prima di Rugani: 104 passaggi senza voto

di Giulio Gori |

Zero contrasti. Zero. La prima di Daniele Rugani da titolare, a guardare questo dato, somiglierebbe a una catastrofe. Poi, però, se si legge il secondo dato, le cose cambiano: l’avversario era il Torino. E allora si spiega quasi tutto. Quasi, perché il Torino è riuscito a fare persino peggio del solito orrido Torino da derby. Così, una partita in cui Rugani era chiamato al banco di prova, è diventata un allenamento defaticante per il giovane difensore bianconero. Senza voto, l’imbarazzante (non per lui) giudizio finale. Chi voleva analizzarne le qualità e i limiti dovrà aspettare la prossima occasione. Perché il Torino non solo non ha creato nulla, ma non ha neppure provato ad abbozzare il minimo pressing. Tutte le gocce di sudore dei granata, fino a l’ultima stilla, sono state concentrate su una strategia piuttosto nota: lamentarsi. Rugani avrà tirato un sospiro di sollievo: meglio cominciare così, riassaggiare il campo senza patemi, conoscere meglio tempi, movimenti e caratteristiche dei compagni, evitare di incappare in errori. Non ce n’è stato proprio il rischio.

Però qualcosa, spremendo molto, si può pure tirare fuori da questa prestazione da «senza voto». Prima di tutto i piedi. Il ragazzo, aiutato dalla mancanza di pressione degli avanti granata, ha dimostrato grande tranquillità nella gestione del pallone. Rugani è un difensore che, pur giovane, ha già piedi interessanti. E i numeri gli danno subito ragione: 104 passaggi riusciti su 108, 92 percento di precisione. E 108 sono tanti, significa che al di là del 72 percento di possesso bianconero, il difensore non tende affatto a nascondersi. Poi c’è la parte puramente difensiva. E qui il discorso si fa più complesso. Il ragazzo, con Sarri, era abituato a giocare in una zona pura, molto diversa da un sistema come quello bianconero basato su concetti che richiamano la marcatura. Però il fisico ce l’ha e sulle marcature preventive, su cui non è stato chiamato praticamente mai in causa, non dovrebbe avere imbarazzi. Molto ordinato, poi, nelle situazioni in cui era Bonucci a uscire sul portatore di palla; Rugani, molto attento, ha sempre coperto quel movimento scalando alle spalle del compagno di reparto, per coprirlo. Semmai è stato nel primo tempo, sull’affondo da sinistra al centro di Belotti, che ha dimostrato una certa timidezza: anziché uscire sull’attaccante, è rimasto fermo sulla linea (un po’ come chiedeva Sarri); in quel caso, è difficile portare via palla all’avversario che arriva in corsa; ma uscire, significa disturbare il portatore di palla, costringerlo ad allungarsi la palla e rendere più facile il recupero al difensore che rimane sulla linea alle sue spalle. Insomma, deve imparare a conoscere le distanze, ad avere coraggio e a fidarsi di Bonucci. Bravo invece, nella ripresa, sull’unico affondo di Belotti: Bonucci buca l’anticipo, il granata s’invola e Rugani anziché rischiare l’intervento (e quindi di fare fallo o di essere saltato facilmente con un dribbling a rientrare), resta lucido, accompagna la corsa dell’avversario, lo spinge verso l’esterno e con la gamba riesce a oscurargli lo specchio della porta.

Sì, è vero, stiamo spremendo la scorza del limone. Ma Juventibus declina ogni responsabilità per lo scarso materiale a sostegno di questo articolo. Nessuno avrebbe potuto prevedere che il Torino sarebbe stato capace di disputare un derby peggiore persino del solito.