La vera Juve di Pirlo verrà, ora serve soltanto la Juve

di Michael Crisci |

Vincere il derby all’ultimo respiro è oramai diventata una felice ricorrenza, e anche senza la spinta del pubblico, la Juve ha aggiornato le statistiche; in una fredda serata di dicembre, in piena pandemia, un sorriso bianconero ha squarciato il cielo torinese, con McKennie e Bonucci che hanno salvato capra e cavoli, dopo un primo tempo agonico, e un secondo tempo giocato coi nervi contro la squadra che ha subito più rimonte nell’attuale Serie A.

Il post gara è stato il solito dibattito tra i risultatisti e gli estetici, con rappresentazioni di juventinismo e rivendicazioni paternalistiche da una parte, e ipercritici dall’altra. Il solito menù post gara insomma, da quel punto di vista ormai da anni, al fischio finale, le portate sono sempre le stesse. Ma questo derby ha probabilmente rischiato di essere un turning point stagionale per la Juventus, in negativo, e ora potrebbe averlo rappresentato in positivo.

Molti hanno visto nel gol di Bonucci una riedizione del gol che Cuadrado, oggi autore dei due assist vincenti, fece ai granata al 92esimo, in quel tortuoso inizio di stagione, nel lontano ottobre 2015. E molti sperano che la carica di questa partita possa essere simile alla carica che portò quella partita, che segnò l’inizio di un filotto tremendo di vittorie che valsero rimonta, sorpasso e infine scudetto su tutte le altre contendenti.

Era sicuramente un’altra Juve, con un background molto più solido (la BBC ancora a pieno regime), e molta personalità in più.

Ultimamente, molti tifosi juventini stanno invocando il nome di Allegri, perché questa Juve trasmette troppa insicurezza, e un’alternanza di prestazioni e risultati così non si viveva da qualche anno. Lo stesso Pirlo non è contento di questo, anche se forse, oltre alla sua inevitabile inesperienza, a pesare su questa altalena è anche la sua testardaggine.

Lo stesso tecnico, come il match winner Bonucci, hanno parlato di testa e di cuore, di DNA. Forse è il momento di ripensare a questa stagione, e di non continuare a sbattere la testa su un progetto di gioco che ancora non è pronto per vedere la luce. E’ probabile che sia giusto prendersi una pausa di riflessione, e cominciare a pensare a questa stagione come una stagione transitoria, non necessariamente per i risultati finali.

Per evitare di incappare in una stagione anonima, sarebbe saggio accantonare temporaneamente i sogni di un calcio spumeggiante, il calcio per il quale si è subito voluto spendere Pirlo appena insediatosi come allenatore, e badare al sodo. Per il gioco che ha in mente Pirlo ci vuole tempo, che la Juve non può permettersi ad ora, una preparazione, che la Juve non ha potuto fare, un’esperienza e una personalità che alcuni elementi non possono acquisire in pochi mesi, e forse più di qualche aggiustamento nella rosa raggiungibile tramite il mercato.

La Juve attuale sembra costruita molto più per un calcio di ripartenze che per un calcio di possesso. Non sembra riuscire a sostenere un centrocampo a due che la porta ad essere quasi sempre in inferiorità numerica in mezzo al campo. E la sensazione che dà Pirlo è di quello che continua a sbattere la testa contro il muro, sperando che sia quest’ultimo a rompersi prima del cranio.

Questa è una stagione particolare, e lo sarà fino alla fine. La Juve di Pirlo verrà alla luce, verrà certamente il suo tempo, ma adesso serve solo la Juve. Serve una squadra solida, che sfrutti le proprie caratteristiche, che non si incaponisca su qualcosa di attualmente inattuabile. E’ questione di priorità, basta solo rendersene conto.


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