La Triplice mattanza -2

di Vincenzo Ricchiuti |

 

Quell’anno c’era pure Miralem Pjanic. Nessuno lo voleva, tranne me. Dicevano, è un mezzo coso. Chissà e se ci sarà mai utile. Roma lo ha forgiato come solo la Roma giallorossa sa fare. Mollo e bullo, grande uomo e buzzicone, gioco di prima e pianto di dopo. A Roma pare li facciano così, poi vengono alla Juve e funzionano tutto d’un botto. E puntuale compare la spiegazione su Facebook, un meme anonimo, una targa quasi funebre nella quale qualcuno ha falsamente virgolettato le stesse quattro scemenze. “Venni che ero scemo, uno scapestrato. Poi alla Juve colsi il segno della vita, l’indice della vittoria, guardando i miei compagni. Il secondo allenamento di lì in poi mi vide forte, vincente, Juventus”. Sempre le solite fregnacce, chiunque arrivi e giochi bene sembra un miracolato della Lourdes bianconera, una specie di Arancia meccanica da lavaggio etico del cervello con le pinze negli occhi griffate Noi uomini duri e Scirea al posto degli stupri. In realtà Pjanic sapeva già giocare al pallone. Ha perduto il passo a Roma come in quantità da tutto il mondo. Roma è così, è il passato il futuribile e la bellezza e son tutte e tre colossali perdite di tempo. Pjanic sapeva già come si fa e ha spodestato presto principi locali e gerarchie della stampa. Ha fatto ammattire i giornalisti, vero. Si affrettavano a bocciarlo. Allegri non poteva cambiargli posto che subito la critica si affrettava a chiudergli la porta. Pjanic le porte le ha riaperte tutte. Ha la testa ovale come un missile da Youtube, di quelli senza istruzioni e che alla fine somigliano troppo a un missile, la faccia da rock’n roll a scuola. Angus Young degli Ac dc, dategli una cartella e potrebbe somigliare a lui. Tra un po’ potrebbe zampettare gli avversari su una gamba sola. Gioca di prima come nemmeno si dovrebbe fare. E ha la faccia come il bimbo dei dischi degli U2. Quello sarà cresciuto anche senza Juventus.

Mario Mandzukic continuava a soffrire. A convincere e a morire. Bastava guardarlo l’anno del triplete e rendersi conto del dramma simile a quello passato da un Brian Jones. Nato solista, moriva gregario tra gli applausi di chi crede nella squadra e nella democrazia. Mario Mandzukic sa suonare ogni strumento. S’è messo a fare tutto. Tutti i colori particolari, le note di un certo tipo. Sorveglia il suo fallimento di centravanti come un incazzato principe greco custodisce l’olocausto del suo bene più prezioso in cambio del successo nella storia. E’ un moderno Faust. Uomo dell’anno, eppure accolto sempre da un e questo chi cazz’è. Ha venduto l’anima ad Allegri e la panchina non la vedrà purtroppo più. Tutti sanno che finirà. Già l’anno prossimo può darsi ce lo togliamo dalle balle, perché diciamola tutta è un equivoco, una responsabilità gestire questo malloppo di concetti probabilmente errati e comunque troppo impegnativi. Il gioco di ruolo sul ruolo di Manzo, lui castrato e soprano dell’Opera Scudetto con noi altri boia grati ma che in fondo lo consideriamo un bel minchione. Roba che alla lunga finirà con un disperato sfiatato e la gratitudine che si trasforma in un pernacchio. Brian Jones prendeva qualche sterlina in più quando era il leader. Per questo lo mandarono in panchina. Dalla quale si alzava solo per non suonare la chitarra ma perché vincere è l’unica cosa che conta. L’han cambiato con un ragazzo e annegato in piscina. Mario Mandzukic che non è un artista non subirà il fascino di finire sotto le nostre lacrime.

 

Pjanic è il bambino chiuso in pasticceria. Ti aspetteresti sfracelli. Torte addentate, musi zeppi di panna, cioccolato in scarpa. Nulla di tutto questo. Ti ritrovi impaurito a rimirarlo mentre non fa altro che giocare con la ciliegia sulla torta. E la tua paura la faccia cadere. A Roma ha giocato da fare schifo veramente. Non importa tanto c’è Mandzukic che si prende tutte le colpe. L’uomo dell’anno alias ma in fondo in fondo ma chi cazz’è è sempre impegnato a svolgere appieno il suo ruolo dell’anno: l’egoismo del sacrificio ovvero la sofferenza perfetta. Quando uno si sacrifica perché eroe o scemo o semplicemente al posto sbagliato e non ha capito per tempo, passi. E’ una sofferenza irreale. Il vero dolore è quando hai davvero il rimorso di aver ceduto la parte migliore di te e neanche perché sei buono o generoso. Per mero calcolo. Mandzukic ha la postura di chi è seduto sulla punta di un coltello. Da un lato è più alto, dall’altro lo prende nel culo. Ha la fretta di chi vuol distruggere tutto ciò che resta del 2016-17 pur di farla finita in pace e gloria per poi levarsi di torno una volta per sempre. Sembra Satana gli ultimi giorni del Paradiso Terrestre. Purché si compia il suo destino di vincitore si è messo a strisciare e ora che la mela Cempions Lig ha rotto l’incanto aprendo gli occhi sull’esistenza di un pianeta intero ai cocchi re ma in giardino non vede l’ora di ritornare all’antico e ricevere trono dei poveri e giusto castigo.