La Triplice mattanza -1

di Vincenzo Ricchiuti |

real madrid

Agnelli mi è piaciuto. Di solito non lo considero più di tanto. E’ ancora giovane e con la fissa di voler cambiare. Si può essere giovani e non perdere tempo nel diventare vecchi col tempo diventandolo subito. Gli gioverebbe morire un po’ dentro per poi dedicarsi all’unica cosa che conta, sopravvivere. Che nel caso della Juve, macchina più da robot che da guerra, ordigno che non esplode solo se ben in vista davanti a tutti, carrozzone che se si ferma è perduto tra vendette e processi, nel caso nostro significa soltanto vincere e per non farsi trovare andare a letto presto.

La notte di Cardiff l’ho apprezzato il pres. Quando è andato a rincuorare i suoi, i nostri, strumenti di scopo. I Khedira, uno venuto clamorosamente meno. Dov’eri tedescone quando è partita la ripartenza del primo goal, perché non tornavi. Fatto bene Agnelli. C’è bisogno di rimettere in pista la Juve, troppo sfascismo, troppo non raziocinio. C’è un clima medievale, si parla di maledizioni, di riti tribali. Il mio amico Carlo Canton dice che è colpa dell’ambiente. Ha festeggiato prima, ha scherzato la sorte, ha preparato la sfiga. Prossima volta dice Canton, la si vince dal primo dei giocatori all’ultimo dei blogger. Tutti uniti, a tacere e pregare e squartare tafani.

Si critica tutto e tutti, si dice non la vinceremo mai. Roba da ridere. Uomini grandi e grossi con il coraggio di scrivere ma non partecipiamo più, non la vinciamo più. Non supereremo mai questo scoglio, non dimenticheremo mai questa serata. E gli fanno eco quelli che vogliono restituire la coppa dell’85 perché è il sangue dell’Heysel a far perdere Ronaldo a due dei nostri, come appena giorni prima Naingolan. Stessa dinamica, stessa stanchezza nei muscoli e opacità nella vista. Stessa reattività zero di uno che tira la carretta da mesi con una situazione addosso tutta particolare: una squadra con 4 attaccanti di cui almeno due fuori ruolo più Pjanic più esterni offensivi e nonostante questo assetto da circo riuscire a non prendere mai goal, ad arrivare alla fine, col miracolo che dopo Piazza si sono rotticchiati solo quelli del centrocampo.

Non dimenticheremo mai questa serata è una balla. La cancelleremo come si cancella tutto alla Juve. Anche i successi. Funziona così da queste parti. Si punta a tutto. Non come vorrebbe Emilio Cambiaghi che dice, ma giochiamo solo in Cl l’anno prossimo, molliamo il resto. Del tutto irrazionale: se giochi a un tavolo solo e perdi hai perduto tutto, se giochi a più tavoli hai più possibilità di salvarti il culo. Senza scudetto Allegri stamane stava col culo per aria. Si punta a tutto e quando lo si raggiunge o quel che si raggiunge raggiunge diventa niente. Si ricomincia daccapo. Questa è la fortuna della Juve e di tutti quelli che scientemente, felicemente e razionalmente hanno sposato la sua disumana forse ma rassicurante causa. Oggi se avessimo vinto la Cempions non avremmo fatto nulla di più del nostro dovere. E staremmo preparando la nuova stagione per ricominciare a fare il nostro lavoro. Oggi diremmo questo se avessimo vinto. Lo si dice, lo si deve dire anche se si è perso. Non fa alcuna differenza.

Non ci sono maledizioni, non c’è sangue da purificare in qualche lavacro fascio-invernale. Non ci sono albe o tramonti ma ben più pacchiane e terrene esigenze: calcio mercato, lezioni di gestione gara ancora più radicali, tornare coi piedi per terra sul mero concetto atletico, insistere sul due tocchi via, liberarsi da questa tormenta new age di anime e manine e angeli da seduta spiritica, liberarsi subito da queste poltiglie di psicologia rimasticata alle due di notte salvo trasformare la Juve in un film di Woody Allen e prepararsi all’arrivo dei Velasco, chiudere la porta per sempre a nell’ordine santoni, amanti del calcio, amanti dello sport, esterofili dei campionati venezuelani degli anni’30, tutto il gruppo Rovati, il facebook di Beccantini che oggi non a caso gioisce per la lezione impartitaci dal suo Real ave vè che quello si non si perde nel centro di Bologna e gode scrivendosi lettere addosso, la cazzonelandia della Juve senza limiti e senza frontiere, i proclami del pre partita tipo guerra civile in Libano, il clima guerresco inutile perché noi siamo non l’esercito ma le forze dell’ordine, non dobbiamo gasarci come invasori ma controllare il territorio con muta e definitiva normalità dei padroni.

La squadra la si può stamane e ieri sera vieppiù massacrare a tutti i livelli. Io non lo farò. Io faccio come Agnelli. Nel momento in cui vi vedo rimbambiti dal vostro lato irrazionale vi riporto per terra. Non vi mando sotto terra. Lo faccio io e dovete farlo voi. Lo juventino sia freddo e automatico come pretende il ruolo che si è scelto. Non voglio juventini pasionarie, non voglio Family juventine di fuori di testa che girino per la nostra stagione come Manson e i suoi nelle ville del ’69. Non servono questi episodi di parassitismo stucchevole. Di sangue ce n’è stato e tra la gente, quello è da evitare come tutti i lussi inutili che non possiamo più come società civile permetterci. Quello vero che pure fa simpatia e poi i prossimi coretti è da evitare, quello di latta pure.

La mattanza potrei farmela da me. Una squadra di farfalline fuori ruolo, l’utopia al potere e altre menate del genere. Non è giusto. Questa Juve è stata capace di mettere d’accordo tutti. Gli amanti del consenso, che Dio li maledica, con tutti dico tutti gli attaccanti in campo. I vecchi difensivisti, che Dio li riproduca, coi pochi goal presi. Sono stato scettico sulla tenuta e penso che il 2t col Real sia il clone di quello con la Roma. Che i primi 10 minuti di finale all’arrembaggio fossero l’unico serbatoio che avevamo. Che il calo sia fisico e giustificato dal modo, dallo stile di questo ensemble concepito per gestire ed essere multiforme ma sostanzialmente fatto di troppe stelle. Stelle che si sono sacrificate e che si sono spente. Con onore. Grazie. Fanculo il giusto.

La Juve è come il Truman Show. Lo spettacolo è il programma stesso, la decisione cosciente ed adulta di un fottìo di adulti bambini di mettere ordine e dare ordini al solito spreco di scuse e banalità. E il segreto è quello di non affezionarsi agli attori. Quindi grazie comunque perché non si sputa nel piatto dove si mangia. E fanculo come alla fine del film il tempo di riprender la guida. Cambiare programma.