La Top 11 dei nemici di Allegri

di Graziano Campi |

Sono tanti i giocatori che nel corso degli anni hanno avuto problemi con Massimiliano Allegri. Ho selezionato la top 11, in un ipotetico 3-5-2, con le loro storie. Vero giornalismo di inchiesta:

Marco Storari (portiere): Andò via dal Milan, insieme a Pirlo, per vincere tutto da secondo nella Juve di Antonio Conte. Resiste come Pirlo soltanto un anno con Allegri, poi preferisce andare a Cagliari dove verrà contestato dalla curva per il prezzo troppo basso del latte di capra.

Dani Alves (terzino destro): Al Barcellona mangiava le banane che gli tirava il pubblico, alla Juventus stappava le bottiglie di birra con i piedi. L’idiosincrasia per il circo di Allegri lo fa scappare a Parigi, dove ritrova serenità, monociclo e birilli.

Mehdi Benatia (difensore centrale): Piuttosto che restare con Allegri fino a giugno di quest’anno, va in Qatar a fare il pilota di cammelli in cambio di tre carriole di dollari al giorno.

Leonardo Bonucci (libero): Lascia la Juve un anno fa, attratto dai soldi del monopoli, per andare a lavorare in una lavanderia cinese di Milano. Ritorna a Torino dopo aver completamente dimenticato come si marca l’uomo, per vendicarsi.

Daniele Rugani (difensore centrale): Era destinato ad essere il nuovo fenomeno della difesa della Juventus, ma Allegri ha un’intuizione geniale e per tre anni lo trasforma in cheerleader che dalla panchina incita i compagni senza mai giocare. Proprio facendo la cheerleader conosce Michela Persico: capisce che il calcio non è tutto nella vita, e sceglie di restare alla Juventus coi pon pon.

Patrice Evra (terzino sinistro): Dopo la prima stagione in cui guida la rivolta per il ritorno al 3-5-2 (che in questa formazione abbiamo onorato), il pirata francese rifiuta di usare la ramazza e spazzare un prato in quel di Monaco di Baviera. A un certo punto pur di non stare con Allegri se ne va a Marsiglia, città che gli fa cagare, e proprio per quello alla prima occasione mena uno dei suoi tifosi invece di uno di quelli avversari.

Claudio Marchisio (mediano): La leggenda del giovane proveniente dal vivaio (e dalla serie B) si infrange questa estate, quando pur di non giocare per un Allegri che lo considera fragile fisicamente, decide di lasciare la Juventus per giocare nelle rigogliose e verdeggianti paludi ghiacciate della Russia. Nonostante questo, si infortuna sei mesi dopo rispetto a Khedira. E a praticamente tutto il resto della rosa della Juve.

Andrea Pirlo (regista): Core ingrato. Allegri lo spedisce alla Juve per far giocare davanti alla difesa del Milan un ex operaio della Philips: lui ripaga vincendo quattro degli otto scudetti universalmente riconosciuti come figli della lungimiranza di Allegri. Pur di sfanculare il livornese, se ne va a giocare in un paese dove mettono il ketchup sulla pastasciutta.

Paulo Dybala (mediano): Una delle più grandi intuizioni di mister Allegri, che disegna per lui un ruolo inedito: quello dell’attaccante che marca i difensori avversari invece di pensare a fare gol. In estate lavora con motivatori che gli fanno tingere i capelli di biondo platino e indossare camicie leopardate: per la stampa è maturato ed è ormai a tutti gli effetti l’erede di Brigitte Nielsen. Senza tette.

Carlos Tevez (attaccante): Resiste una stagione con Allegri, poi chiede di essere rispedito in Argentina a farsi sparare dai ladri di copertoni delle favelas di Buenos Aires.

Gonzalo Higuain (attaccante): Pur di andarsene accetta di farsi allenare da Gennaro Gattuso e di giocare assieme a Ignazio Abate.

IN PANCHINA:

Rubinho (Portiere): Ha vinto più scudetti di tutti i giocatori di Roma, Lazio, Inter, Milan, Napoli, Torino e Fiorentina messi insieme. L’ultimo avvistamento in tangenziale a Torino, alla guida di una Punto del ’96

Joao Cancelo (esterno destro): Paga la voglia di Champions di Allegri, che chiede a gran forza un miglioramento qualitativo della rosa per vincere “la maledetta”. Destinato ad essere ceduto o a diventare la cheerleader di Mattia & Mattia (De Sciglio e Darmian).

Douglas Costa (attaccante): Frustrato per lo scarso impiego, sputa come un lama ad un avversario. Dani Alves lo invita subito a Parigi, dove al circo manca giusto il lama. Lui ci va per festeggiare in un puttanodromo locale il cappottamento in tangenziale a Torino di una Punto del ’96.


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