La terra dei cachi 125/ Old Folks suck

di Kantor |

Non sono uno che si scandalizza facilmente; se sei cresciuto negli anni ’70 ci son veramente poche cose che ti possono indignare. E non credo neanche che i giovani vadano protetti e preservati sotto una campana di vetro; quelli che lo fanno creano una generazione di smidollati, incapaci di affrontare i fallimenti e le sconfitte della vita.

Ma c’e’ un limite che non va superato e, quando lo vedo travalicare, comincio a vedere rosso. Ho una figlia di 24 anni che ha fatto a suo tempo tutta la trafila delle giovanili in uno sport che non e’ il calcio. E come tutti i genitori ho passato molti sabati e domeniche a trasportarla in giro, per la provincia e oltre, a disputare le sue partite. E una volta mi son trovato anche a sentire un allenatore quarantenne che insultava pesantemente mia figlia e le sue compagne (allora tutte minorenni) dopo una partita vinta da lui (deve essere una costante). E dato che il fatto avveniva non a San Siro, ma in una palestrina, la cosa non passo’ inascoltata dai genitori (tra cui io) che ovviamente non la presero benissimo. E solo il fatto che nessuno di noi fosse un ultra’ violento permise al soggetto in questione di cavarsela con qualche ammaccatura invece di essere linciato sul posto come avrebbe meritato.

Ieri sera quando ho visto una specie di energumeno scagliarsi in modo intimidatorio verso Favilli per insultarlo e minacciarlo mi sono messo nei panni di suo padre, probabilmente sugli spalti. E per un secondo sono stato trasportato indietro di 7 anni e ho rivissuto quell’episodio. Dopo essermi calmato ho pero’ riflettuto come sempre e ho cercato di capire. E sono arrivato alla conclusione che il campionato Primavera in Italia abbia fatto il suo tempo, non solo da un punto di vista sportivo, ma soprattutto da un punto di vista etico.

Perche’ se si arriva all’aberrazione di ingaggiare un residuato di Lega Pro/Serie B, e gli si mettono in mano ragazzi in eta’ educativa, al solo scopo di vincere una coppetta giovanile, beh vuole dire che l’etica e’ andata in soffitta da un pezzo. E non stupisce veramente che di mezzo ci sia l’Inter, che credo andrebbe studiata come caso scuola su come NON si gestisce una societa’ sportiva a tutti i livelli. Perche’ non ci scordiamo che l’Inter e’ quella squadra che, costretta a togliere Balotelli dalla Primavera perche’ tutti gli avversari (e alcuni compagni) lo volevano ammazzare, non lo mando’ in collegio a imparare l’educazione, ma lo promosse in prima squadra. Con gli splendidi risultati di carriera che tutti possiamo ammirare oggi.

Ma torniamo al punto; l’allenatore (?!?) Vecchi ha commesso un gesto gravissimo e non bisogna ritrarsi dallo stigmatizzarlo in tutti i modi possibili e in tutte le sedi possibili. E non c’entra nulla il risultato della partita; questo e’ un fatto secondario. Nello sport si vince e si perde e prima ti abitui meglio e’. Ma l’impressione (che gia’ molti di noi avevano) che il calcio giovanile in Italia sia spesso in mano a dei frustrati (e raccomandati) che lo usano per compensare gli insuccessi della loro vita, non ne puo’ che uscire rafforzata. E non mi importa nulla se oggi Vecchi si e’ scusato; ci si scusa se pesti un piede per sbaglio, non se fai una roba di questo genere. E questa non son persone a cui mettere in mano i ragazzi.

Nel dire questo non posso che pendare all’allenatore della Juventus Fabio Grosso; che sara’ forse raccomandato ma frustrato non lo e’ di sicuro, visto che ha vinto una Coppa del Mondo segnando goal decisivi. E dopo aver perso malissimo (dal punto di vista del gioco) una finale e’ uscito con bel altre dichiarazioni.

In conclusione nel mio mondo ideale nessun paese e’ un paese per Vecchi; il fatto che l’Italia a volte lo sia mi riempie di sgomento e, piu’ spesso, di rabbia.