La terra dei cachi 124/ Mindset

di Kantor |

Ci sono molte cose che separano una buona squadra da una grande squadra e sorprendentemente poche hanno a che fare col valore dei giocatori. Ed e’ altrettanto sorprendente come molte abbiano invece a che fare con sensazioni difficili da descrivere a parole e che appartengono piu’ alla sfera della mente che a quella del mondo reale.

Ma io sono testardo e cerco sempre una spiegazione che abbia un senso logico e possa essere in qualche modo oggettiva; e sebbene non abbia la risposta a tutte le domande, credo di poter mettere il dito su un punto fondamentale. Una grande squadra sa esattamente quali sono le partite importanti in una stagione; una buona squadra invece non sempre ci azzecca.

Perche’ alla fine il rovescio del Napoli, buona squadra ma lontana dal mondo delle grandi, ha per me questa unica spiegazione; il Napoli, il suo allenatore (dilettante dotato se ce ne e’ uno) e in generale l’ambiente napoletano hanno percepito Udinese-Napoli come una tappa di avvicinamento verso le partite “importanti”, cioe’ le trasferte di Milano e Roma. Senza rendersi conto che giocare fuori casa, a mezzogiorno, contro una squadra che ha una classifica molto inferiore al suo valore e che aveva subito pesanti contestazione nell’ultima partita casalinga e’ una delle partite piu’ difficili da giocare in questo momento; e che andava preparata come fosse  una finale di CL.

E invece si e’ cominciato con il megapresidente De Laurentis, il grande kahuna del cafonal italiano, che non ha trovato di meglio che fare un comunicato stampa ufficiale per contestare l’operato di un arnese come Bargiggia, personaggio immaginifico se ce ne e’ uno. E nel duello e’ stato respinto con perdite, perche’ Bargiggia come giornalista vale molto meno della mia tartaruga da giardino, ma nelle gare di rutti non e’ secondo a nessuno. Il carico successivo   l’ha messo il buon Sarri che, memore di un famoso Aglianese-Cuoiopelli di qualche anno fa, non ha trovato di meglio che lamentarsi prima dell’orario meridiano (come se l’Udinese giocasse due ore dopo) e poi del fatto che giocavano dopo la Juventus. Senza rendersi conto del fatto che sapere il risultato degli avversari non e’ mai uno svantaggio e che un giorno di riposo in piu’ ai giocatori reduci dagli impegni nazionali male non poteva fare.

Quindi in questo clima di svacca si e’ arrivati al calcio d’inizio; e ovviamente il Napoli non e’ sceso in campo. E la partita e’ finita come era prevedibile finisse, con sconfitta sonora, attacchi isterici in campo, cartellini rossi e squalifiche a contorno.

Ora a Napoli possono piangere quanto vogliono, fare ammuina e/o chiamare a raccolta le avanguardie neoborboniche; ma gli sara’ difficile nascondere il fatto che si troveranno a dover difendere il secondo posto da una Roma assatanata (con radio romane a corredo) e senza l’unico calciatore di livello internazionale che hanno, squalificato per 4 giornate. Ma come diceva mia nonna, mal voluto non e’ mai troppo; riuscire a trasformare un’ottima annata, che poteva essere preludio di annate ancora migliori, in un disastro non e’ cosa da tutti. Ed e’ una ulteriore differenza tra l’essere buoni e l’essere grandi.