La terra dei cachi 123/ Horse with no name

di Kantor |

Ci dovrebbe essere di meglio da fare che scrivere su certi argomenti; ma ognuno di noi ha qualcosa che gli fa saltare la mosca al naso e a cui non riesce a resistere, come il prurito che ti coglie sotto la scapola destra, in un punto in cui non riesci ad arrivare.

Una persona che mi fa questo effetto e’ sicuramente Arrigo Sacchi. Mettiamo subito le cose in chiaro: io ritengo Sacchi un genio visionario, un grande inventore di calcio e credo che senza le sue sperimentazioni il calcio di adesso non sarebbe quello che e’. E credo che le sue teorie, una volta elaborate e messe in pratica da altri molto piu’ bravi di lui costituiscano la base del calcio contemporaneo. Ma Sacchi come allenatore non e’ stato granche’ e come opinionista di calcio e’ largamente scaduto con l’eta’. Oramai sembra un personaggio di “Natale in casa Gori”, il vecchio zio un po’ rincoglionito che viene istigato dai nipoti delinquenti a dire cose terribili, per scandalizzare gli astanti.

Capisco che il mio e’ un atteggiamento radicale, ma tanto e’ stato bravo il Sacchi teorico e sviluppatore del calcio, tanto modesto e’ stato il suo contibuto di campo. Perche’ Sacchi ha un limite enorme che quasi nessuno enfatizza: non solo ha vinto in una sola squadra, ma addirittura con una sola formazione. E dopo non ha combinato piu’ nulla di serio. Perche’ il mestiere di un allenatore non e’ fatto solo di idee, ma anche della loro attuazione, per un tempo sufficientemente lungo e in contesti il piu’ vari possibile; e su questo Sacchi ha fallito senza se e senza ma.

Non fraintendetemi; io sono convinto che le idee teoriche di Sacchi siano giuste o perlomeno sensate. Credo che non si possa attuare un gioco complesso come il calcio senza un piano tattico e senza una studio attento delle varie fasi di gioco; credo anche che praticare un gioco di alto livello tecnico e tattico sia una delle strade maestre per vincere; e penso anche che la Juventus di Capello, il suo opposto, sia stata una delle squadre meno interessanti che abbia visto in 50 anni.

Ma quello che mi rende intollerabile Sacchi e’ il modo in cui si rapporta al calcio; e alla sua ferma ed incrollabile convinzione di essere il miglior allenatore mai apparso sulla terra, un guru assoluto alla cui opinione tutti si devono inchinare. E questo e’ una atteggiamento che forse potrebbe avere tra 25 anni il Pep Guardiola se vincesse la CL al Bayern (speriamo di no), e poi al Manchester City e poi anche alla squadra che allenera’ dopo quella.

E gia’ che ci siamo, un’altra cosa che mi fa imbufalire di Sacchi e’ il suo totale disprezzo per il mestiere vero dell’allenatore, che e’ quello di ottenere risultati. E lo dimostra quando cita come “eletti” tra gli allenatori dei personaggi (qualcuno interessante, qualcuno meno) che hanno tutti in comune la caratteristica di avere vinto quasi nulla. Come se “essere un bravo allenatore” fosse una caratteristica “a priori” e non dovesse passare attraverso il vaglio del risultato. E questo e’ un atteggiamento che ha piu’ a che fare con la psicopatologia della vita quotidiana che con la realta’ dello sport.