La strana battaglia di Arrigo Sacchi

di Juventibus |

Arrigo Sacchi è tornato nuovamente sulla statura europea della Juventus, spesso stigmatizzata dal tecnico romagnolo in quanto grande protagonista nei tornei nazionali, ma scevra di grandeur in Champions (si ricorda il famoso paragone con il Rosenborg).

Sacchi ha una sua filosofia, e non ha mai lesinato critiche a quelle avverse, prova ne sono i diverbi avuti in passato con Allegri, ad esempio. L’ex tecnico del del Milan dice una verità quando afferma che la Juventus abbia spesso privilegiato i campionati nazionali, o meglio, che li abbia spesso non sottomessi a livello di importanza alle competizioni internazionali.

Affermare però che la Juventus si sia accontentata di una mera storia nazionale è un falso storico, dato che la Juve è una delle poche squadre ad avere in bacheca tutti i trofei europei (Coppa delle Coppe, Champions/Coppa Campioni, Coppa Uefa, Supercoppa Europea e persino coppa Intertoto, per quanto poco possa valere). Di sicuro pesano i 7 ko in finale di Champions, ma questo significa che la Juve sia stata spesso competitiva ad altissimi livelli, contribuendo con moltissime esibizioni a dare lustro al calcio italiano.

Sacchi ha poi affermato che la Juve, puntando sul suo potere economico (in questo caso dove è il dolo?) e sulla gestione dei campionati, abbia aiutato poco il calcio italiano. Ammettendo non si tratti di un mero giudizio estetico, forse Sacchi non si è reso conto che la Juve in questo momento è a tutti gli effetti la società traino del movimento, con uno stadio di proprietà, una cittadella, e un presidente che, tra UEFA ed ECA, lavora da anni per far si che il calcio italiano non venga declassato.

Massimo rispetto per la storia e la carriera di Arrigo Sacchi, e anche per le sue idee, ma il nesso tra il gestire i campionati e la crescita del calcio è davvero difficile da trovare.


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