La Storia, la Leggenda e la Verità della Juve

di Sandro Scarpa |

 

La Juve che ieri ha vinto lo Scudetto è la squadra più dominante di sempre nella storia ultracentenaria del calcio Italiano. Nettamente, senza discussioni. Sei scudetti di fila, tre doppiette di fila non è un semplice primato, una dimostrazione di forza, un trionfo contro nessuno, un dominio in un vuoto. E’ di più, molto di più. E’ rinnovarsi, lavorare dal primo all’ultimo giorno meglio di tutti, correre più forte e di più, sudare di più, investire meglio, giocare meglio, gestire, essere compatti, andare oltre il sacrificio, comunicare, far sognare, farsi desiderare. E poi volere, ardentemente volere. Quell’inesausta pulsione verso la vittoria, rabbiosa eppure ragionata.

Questa squadra non ha scritto la storia. L’ha squarciata, rivoltata e fatta propria. Nessuno mai, nemmeno lontanamente come lei. Forse quella Juve del quinquennio 30-35, forse il Grande Torino. Altre ere, altre storie, altre leggende. E’ una leggenda che ha tanti nomi, tanti padri, tante voci, tanti volti, una sola insaziabile madre, la Juventus.

E’ una leggenda che nasce la settimana scorsa, coi motori spenti a Roma. Nasce dalla voglia di chiudere il discorso iniziato 9 mesi fa, o 6 anni fa. Nasce da Firenze, dalla svolta tattica: siamo i più forti, allora dominiamo il gioco in modo tracotante e smettiamola di campicchiare, almeno lo facciamo dopo aver massacrato le altre.

E’ una leggenda che nasce l’estate scorsa quando, battuti in Europa nell’incapacità di tenere quel Pogba10 su cui si era investito per il futuro, la tracotanza la si è adoperata sul mercato interno, quell’Higuain il più forte che si unisce ai più forti, che non segna né a Roma con la Lazio, né ieri. L’emblema di un top player decisivo quando serve, ma che si pone al servizio della squadra per vincere e alzare le coppe: necessario ma non solitario. Quando si è preso Pjanic, il cervello dell’altra rivale. Quando si è convinto Dani Alves, il divino pazzoide che aveva messo le ali alla squadra più vincente di sempre, ma in Champions.

E’ una leggenda che nasce tre anni fa, quando tra insulti e sdegno si presentava Allegri, l’uomo che avrebbe portato la Juve dall’essere una perfetta macchina da Lega ad una macchina perfetta per la stagione, fatta di momenti, di pause, di tecnica e di controllo, fatta di tre competizioni soprattutto, la Coppa Italia rivinta dopo una vita e mai più mollata con lui e la Champions, per la seconda volta ad un solo, enorme, passo.

E’ una leggenda che nasce cinque anni fa, quando Pirlo innescò Licht, quando Vidal si presentò a modo suo e quando capimmo davvero di avere una nuova casa e un nuovo sogno diventato certezza minuto dopo minuto, trionfo dopo trionfo. Che nasce sei anni fa, quando Andrea Agnelli, con Marotta e gli altri scoprirono l’onta del flop per riscoprire con maggiore consapevolezza cosa volesse dire davvero Juve e cosa fare davvero per ricordarlo agli altri. Che nasce da un Barzagli pescato con nulla che si messo a lavorare sodo per diventare ciò che poteva essere ma non lo era mai stato prima, da un Bonucci che lo ha capito passo passo, metro dopo metro e sguardo fiero e torvo cosa davvero poteva essere.

E’ una leggenda che nasce dieci anni fa, con Buffon, Del Piero e gli altri che ritrovano un primo timidissimo sorriso dopo mesi di umiliazioni, fango e merda sui giornali e sui campi di provincia.

E’ una leggenda che nasce più di dieci anni fa, nelle idee illuminate di chi voleva darci quella casa, nelle idee feroci e dominanti di chi sul mercato dettava legge e in casa imponeva regole ferree, magari con metodi rivedibili. E’ una leggenda che nasce venti anni fa, nelle parole di quell’Avvocato che sognava di vincerne più di 5 di fila e poi “sarà una lotta tra noi e le milanesi, noi per la terza stella, loro la seconda“. Aveva sbagliato forse di una stella.

E’ una leggenda che come oceano inonda cuori e sorrisi, lambisce centinaia di stadi e avversari battuti e ritorna come dolce risacca sempre al centro di quel campo, su quel palco e nei coriandoli, fuochi d’artificio e abbracci di volti sempiterni e nuovi che alzano la coppa dorata al cielo.

E’ una leggenda che, ora, ha il più grande dei giorni che sta arrivando. L’ultimo. Il più bello.